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Data: 22/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
La marcia, il giorno dopo: chi gioisce e chi recrimina. Biondi polemico. Fina: tragedia non più di moda per il Governo

C'è chi gioisce, chi recrimina, chi polemizza ancora, chi fa l'indifferente. Se possibile, il grande Sos che ha lanciato L'Aquila all'Italia e che ha richiamato in città migliaia di persone ha finito per dividere ancora di più l'opinione pubblica. Su un punto sembrano essere tutti d'accordo, organizzatori compresi: il corteo non è un traguardo in sé e questo è il momento delle risposte, in primis sulla questione della possibile proroga della restituzione delle tasse non versate. Tra i gonfaloni che non hanno sfilato sotto il diluvio c'era quello del Comune di Villa Sant'Angelo. Il sindaco, Pierluigi Biondi, fin dalla vigilia ha incarnato le ragioni del "no". Anche all'indomani della manifestazione il giudizio è rimasto lo stesso. «A mio avviso il problema va diviso in tre parti - dice -. Innanzitutto credo che questa comunità e questo popolo abbiano bisogno di ottimismo e non di negatività. Un ottimismo ovviamente legato al realismo, non quello sciocco dei faciloni. La ricostruzione è problema enorme e complicato. Non si può dire nè che tutto va male nè che tutto va bene. Le cose devono essere fatte». Il secondo punto è quello che riguarda la legge di iniziativa popolare. «Non mi piace - dice Biondi - quando si manifesta con parole d'ordine e si parla della legge di iniziativa popolare come se fosse un valore in sé, senza considerare quello che ci è scritto. Ci sono leggi buone e meno buone, ordinanze buone e meno buone. C'è bisogno della chiarezza degli obiettivi e non di innamorarsi degli strumenti. La legge presentata è insufficiente, offensiva nei confronti degli amministratori locali nelle premesse, una foglia di fico per le persone». La terza "bordata" Biondi la riserva a quelle che definisce le élite della città. «Qualcuno, forse per rinverdire gli antichi fasti del '68, si è messo a lavorare ai fianchi di una comunità che agisce invece in buona fede. Fanno facce triste o lanciano appelli funesti ad Anno zero facendo solo il male della città. Dopo che avranno stimolato la protesta contro il Governo qual è il passaggio successivo? I problemi veri esistono, l'ho sempre detto, ma vanno rappresentati nelle sedi opportune. Le carriole, ad esempio, non hanno risolto il problema delle macerie, l'hanno risolto i sindaci giorno dopo giorno. Gli sfoghi andrebbero convogliati verso obiettivi più concreti».
Ovviamente di parere diametralmente opposto è Giusi Pitari, la docente universitaria che è tra i "promotori" delle carriole: «Il corteo è andato molto bene. Il numero dei partecipanti è andato al di là delle aspettative. Anche i gruppi arrivati da fuori hanno partecipato in modo molto affettuoso. Si sono resi conto del dolore, dei lutti, dei problemi. Ora è il momento di continuare. Il corteo non è stato un traguardo. Aspettiamo risposte dalla politica, in primis sulla questione delle tasse. Rimandare la restituzione di sei mesi, come si sta discutendo di fare, è solo un contentino. La proroga deve essere fino alla ripresa. E poi ci aspettiamo un grande appoggio dei partiti sulla proposta di legge di iniziativa popolare. Infine abbiamo in mente alcune iniziative nell'immediato per migliorare la nostra condizione di vita. Stamattina (ieri per chi legge, ndr) in centro c'erano di nuovo tutti i militari». Molto critico il commento di Michele Fina, il segretario provinciale del Pd: «La grande manifestazione ha avuto un'insufficiente rappresentazione mediatica nazionale. C'era da aspettarselo. Il più grave danno perpetrato nei nostri confronti è stata la comunicazione da "Circo Barnum" da parte del Governo Berlusconi: la propaganda dell'idea che tutto fosse risolto. Restano invece del tutto irrisolti i problemi principali della ricostruzione, mancano strumenti legislativi e risorse».

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