Due ore sono bastate per cambiare lo scenario politico colpito dalle inchieste della magistratura
TERAMO. L'incontro chiave tra Chiodi e Venturoni si consuma tra le 10 e le 12 di ieri. L'assessore alla Sanità esce da casa del governatore, attraversa piazza Sant'Anna, gremita della gente della domenica, e mostra un volto finalmente rilassato. Si è appena tolto dalle spalle un peso enorme, insostenibile: l'assessorato. Gianni Chiodi non ci ha provato, non gli ha chiesto di restare.
E Venturoni gli ha restituito la delega alla Sanità. Si è fatto da parte «ma solo per rispetto della coalizione», afferma, «perché se dipendesse dall'inchiesta sui rifiuti sarei rimasto, eccome, visto che sono innocente».
L'uscita di scena sarà formalizzata già oggi. E non c'è stato bisogno di alcuna conferenza stampa, annunciata per sabato scorso e poi saltata, dopo il forfait di Filippo Piccone che si è detto indisponibile perché impegnato in un convegno a Chieti dove però non si è neppure presentato. Né sono serviti incontri nelle stanze del potere.
Tutto si è risolto dietro le quinte, in un paio d'ore e in casa del governatore, mentre in piazza la gente si godeva la domenica teramana.
Due ore che, però, sono bastate per cambiare lo scenario politico abruzzese, colpito al cuore dalla procura di Pescara, prima con l'inchiesta su Abruzzo Engineering, che ha messo fuori gioco Daniela Stati e poi dall'affaire rifiuti, che ha tagliato le gambe a Venturoni che voleva dimettersi già dal giorno della decisione del tribunale del riesame quando non più la procura ma un giudice terzo lo ha "condannato" a restare confinato a Teramo.
Ma sia Gianni Chiodi sia Piccone, le due anime del Pdl abruzzese, hanno preso tempo. Il primo, fino a ieri mattina, non ha mai trovato neppure un minuto per incontrare Venturoni che lo cercava; il secondo si è persino inventato l'impegno del convegno teatino, dove però nessuno lo ha visto, pur di non partecipare alla conferenza stampa dell'addio e delle accuse dell'assessore alla sanità che, nel frattempo, era stato anche stoppato dai difensori nel divulgare ulteriormente il suo memoriale: il dossier che smonta, ad una ad una, le accuse di peculato, abuso e corruzione ipotizzate nell'inchiesta sulla realizzazione a Teramo di un bioessiccatore insieme con il re dei rifiuti, Rodolfo Di Zio.
Ma torniamo alla politica. A ieri mattina quando, davanti alle posizioni di stallo nel Pdl, impegnato ora a contenere l'emergenza-Fini, Venturoni ha tagliato corto. Ha fatto sapere a Chiodi di volerlo incontrare. Gli si è presentato in casa e gli ha detto che si fa da parte per toglierlo dall'imbarazzo. Chiodi ora ha campo libero: può mantenere per sé la delega alla sanità, che conta come il due di coppe (quando briscola è spada) visto che è commissariata e subcommissariata. Ma non lo farà, proprio per quell'emergenza-Fini da tamponare. E domani, con Piccone e Di Stefano, troverà quella che Silone chiama: l'uscita di sicurezza.