Due gli scenari Si punta a ridimensionare il peso della componente teramana
L'AQUILA. Si entra nella settimana decisiva per la redistribuzione dei compiti nella giunta regiomale.
Domani è in programma il primo summit operativo dopo gli incontri «esplorativi» dei mesi scorsi che non hanno portato risultati.
Per far tornare in assetto una giunta monca per l'assenza degli assessori dimissionari Daniela Stati e Lanfranco Venturoni, coinvolti in due inchieste giudiziarie, intorno a un tavolo si siederanno il presidente della giunta regionale, Gianni Chiodi, e i vertici del Pdl, il coordinatore, Filippo Piccone, e il vice, Fabrizio Di Stefano. Non sarà una passeggiata trovare la cosiddetta quadra visto che i tre porteranno tesi e soluzioni diverse. Dalle premesse non sembra esserci il rischio di un muro contro muro o scontri, ma ci sarà da lavorare molto per l'intesa, dalla cui efficacia, secondo molti, a partire dai consiglieri del Pdl, passa il rilancio dell'attività amministrativa della maggioranza di centrodestra in Regione.
Le differenze più marcate non sono tra i senatori Di Stefano e Piccone, piuttosto concordi, ma tra loro due e Chiodi. Al governatore teramano verranno prospettate soluzioni per un riequilibrio territoriale e di poteri in un esecutivo nettamente orientato verso la provincia di Teramo: cinque posti su undici (il presidente e dieci assessori) sono di quel territorio, una quota mai digerita in seno al Pdl. Inoltre, i cinque diventano sei se si considera che Chiodi ha scelto direttamente l'assessore al Personale, Federica Carpineta, in difficoltà nell'azione amministrativa, che potrebbe essere sacrificata: al suo posto sono in lizza Nicoletta Verì e Federica Chiavaroli che si stanno segnalando per il buon lavoro in consiglio.
Il sacrificio certo è quello di Venturoni, il teramano fedelissimo di Chiodi, impossibilitato a continuare a fare l'assessore alla sanità per l'obbligo di dimora nel comune di Teramo impostogli dalla magistratura nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti. Le sue dimissioni sono ormai cosa fatta (si legga l'articolo qui sopra) e devono essere solo comunicate ufficialmente dai vertici del Pdl.
Ma il caso Venturoni innesca un altro chiarimento: i tre uomini chiave del Pdl abruzzese dovranno decidere anche se sarà una giunta con nove membri (con Venturoni non sostituito e le sue deleghe nelle mani di Chiodi come succede in altre regioni italiane dove il commissario della sanità è anche assessore). Se sarà così, ci sarà da rimpiazzare solo la marsicana Stati: in corsa ci sono i consiglieri aquilani Luca Ricciuti, ben visto dal governatore, e Gianfranco Giuliante, capogruppo, proposto dai coordinatori ma non gradito a Chiodi dopo le polemiche da lui sollevate, nei mesi scorsi, sulla ricostruzione all'Aquila. Se Giuliante non dovesse spuntarla, per lui ci sarebbe un posto «utile» come deputato nelle probabili elezioni politiche anticipate.
Con una giunta regionale a dieci membri, invece, la casella liberata da Venturoni andrebbe alla provincia di Chieti che ha il solo Mauro Febbo come assessore: in corsa ci sono Nicola Argirò e Luigi De Fanis. Ma le variabili sono molteplici visti anche gli appetiti.
Le grandi manovre, del resto, sono appena iniziate.