PESCARA - Confronto doveva essere e confronto è stato. Sul tavolo della discussione due diverse visioni di un sistema, quello dei trasporti, su cui si gioca una delle partite più importanti per il futuro della regione. Da una parte, la proposta di riforma del settore, voluta dall’assessore regionale Morra, che ridisegna quattro grandi bacini, metropolitano-costiero, montano, alto sangro e aquilano, l’unico, quest’ultimo, per il quale sono previste deroghe nella amministrazione e nella definizione, a causa dei problemi legati alla ricostruzione. Dall’altra, l’idea dei sindacati di dare vita a un unico bacino. Tesi riaffermata ieri pomeriggio nella riunione convocata dalla Regione, dove Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito la propria contrarietà alle quattro zone. «Non condividiamo la filosofia di fondo della proposta – spiega Mimì d’Aurora della Cgil – perché solo un unico ambito garantirebbe un servizio uguale per tutti i cittadini. E poi Morra deve spiegarci perché con l’acqua, così come con le ferrovie, si pensa a concentrare tutto in un solo ente, mentre con il trasporto su gomma no».
Preoccupato di eventuali sperequazioni tra i bacini, anche Alessandro Di Naccio della Cisl: «Troppo forte sulla carta il bacino dell’area metropolitana, a scapito di altre porzioni di territorio che ne sarebbero indebolite. Il trasporto è un servizio sociale che va garantito a tutti». Al piano dell’assessore i sindacati intendono rispondere con un documento congiunto: «Siamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda – conferma Giuseppe Murinni della Uil - serve una fusioen degli ambiti, come stanno facendo nelle altre regioni. Perché noi non dovremmo seguire il loro esempio?». Risponde Morra: «In Liguria, la legge sul bacino unico è stata bocciata dall’Autorità Garante per la concorrenza, che tra l’altro ha eccepito come la soluzione proposta non comporti alcun risparmio. Se modifiche debbano essere fatte, almeno cerchiamo di metterle in atto dopo aver letto e studiato le carte».