ROMA Addio posto fisso: negli ultimi mesi la quota di assunzioni a tempo indeterminato programmate dalle imprese si è assottigliata e ormai sono meno di due su dieci i contratti senza scadenza. A rilevarlo è Unioncamere nell’indagine Excelsior a cui partecipa anche il ministero del Lavoro. E c’è un altro studio, quello di Unimpresa, che evidenzia un altro dato della crisi: molti imprenditori investono all’estero. Serbia, Montenegro, Croazia, Slovenia e poi Egitto e Tunisia: sono tra le mete preferite degli industriali italiani, specie quelli del Mezzogiorno ma anche del Nord Est, che stanno portando via dall’Italia pezzi rilevanti della produzione industriale e dell’economia italiana. Fisco più favorevole e costo del lavoro nettamente più contenuto sono le due ragioni principali che spingono le imprese del nostro Paese a fuggire verso i Balcani e il Nord Africa. Un fenomeno, secondo uno studio di Unimpresa, cominciato qualche anno fa e che ha subito un’improvvisa accelerazione a causa della crisi finanziaria e della recessione. Ma lo studio che inquieta di più è quello sull’evaporazione del posto fisso. L’ultimo Bollettino su luglio-settembre di Unioncamere registra, secondo le previsioni delle aziende, che dei 159 mila posti messi a disposizione appena il 19,8% è stabile. Il dato conferma quanto già avvenuto tra aprile e giugno. Prima di questa nuova fase, ovvero fino all’inizio del 2012, la percentuale di assunzioni previste a tempo indeterminato era ben più alta, si salvavano dalla precarietà circa tre posti su dieci. L’indagine Excelsior segnava una quota compresa fra il 27% e il 34%, prendendo a riferimento i quattro trimestri prima della caduta. Guardando nel dettaglio la rilevazione condotta da Unioncamere, ben il 72,3% dei posti richiesti per luglio-settembre sono a tempo determinato, di cui una buona parte sono contratti stagionali; il 4,6% è rappresentato da rapporti di apprendistato; e il 3,3% da altre forme, come le assunzioni in inserimento e a chiamata. Inoltre la discesa delle posizioni fisse risulta confermata anche tenendo conto dei fattori di periodo: nel Bollettino sui programmi occupazionali delle imprese, rilevati dall’ente guidato da Ferruccio Dardanello viene, infatti, evidenziato che escludendo le assunzioni stagionali i contratti «stabili» si attestano al 35,8%, mentre nei precedenti cinque trimestri la loro quota era superiore al 40%.