IN CONSIGLIO COMUNALE Nel capoluogo piemontese domani le delibere per cedere il 49% di Amiat (smaltimento rifiuti) e l'80% di Trm (termovalorizzatore)
Piace a Napoli la sentenza della Consulta che cancella l'obbligo di tappe forzate nel processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali. Mentre i giudici delle leggi non sembrano fermare la determinazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno a proseguire nella cessione delle 21% di Acea, la multiutulity quotata del gas e dell'energia. Torino invece promuove a metà la decisione di incostituzionalità e prosegue a passo spedito nel piano di apertura al mercato intrapreso l'autunno scorso dal primo cittadino Piero Fassino. Firenze ha invece concluso proprio nei giorni scorsi la gara per la vendita della ramo d'azienda per la gestione del trasporto pubblico locale. Aggiudicata a un'Ati la cui capofila è Bus Italia- Sita Nord controllata da Trenitalia. A seguire la linea tracciata dalla pronuncia di ieri sono le politiche messe in campo sul tema dalla giunta del capoluogo partenopeo. «La sentenza della Corte costituzionale - afferma il sindaco di Napoli Luigi De Magistris - fa seguito alla vittoria della battaglia a difesa dei beni comuni sancita dal referendum. Per quanto ci riguarda, la nostra politica di governo è quella di garantire la pubblicità dei servizi che hanno come oggetto i diritti costituzionalmente stabiliti e i beni comuni, evitando forme di privatizzazione in settori come ambiente o trasporti. A Napoli abbiamo realizzato la ripubblicizzazione dell'acqua con la trasformazione dell'Arin in Abc Napoli. Diverso è il ruolo del privato che, soprattutto in economia, quando è trasparente e regolato e rispettoso delle norme, può e deve essere favorito per lo sviluppo collettivo e generale». C'è il rischio che però ora si blocchi un processo avviato di apertura del mercato, e le amministrazioni locali devono procedere lo stesso in autonomia. E il modello giusto è quello delle Spa miste pubblico privato. Ne è convinto Tom Dealessandri, vice sindaco di Torino con delega alle società partecipate che spiega: «Il principio fissato dalla Consulta è giusto per quanto riguarda il limite temporale. Non si può costringere tutti i comuni a privatizzare nello stesso periodo. Ma era necessario però creare un minimo di mercato. E le società miste sono la risposta più equilibrata. Torino nel settore dei trasporti ha separato la struttura, rimasta interamente pubblica, dalla società di gestione (la Gtt, ndr) di cui cederemo il 49% della partecipazione. E stiamo per aprire la gara sulla filiera ambientale che, anche se non potremo più fare riferimento all'articolo 4 sarà a doppio oggetto per la cessione della quota e della gestione. Un'operazione necessaria anche per rientrare nel patto di stabilità». La delibera per la privatizzazione delle due società, con la cessione del 49% di Amiat (smaltimento rifiuti) e l'80% di Trm Spa (termovalorizzatore) sarà discussa proprio domani in consiglio comunale. «La sentenza libera gli enti locali da vincoli rigidi nei processi di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ma non rende illegittima la nostra delibera sulla costituzione della holding e la vendita del 21% di Acea». La Consulta non fa recedere dai suoi proposti il sindaco della capitale Alemanno impegnato in Consiglio comunale in un duro braccio di ferro sulla delibera 32, che prevede oltre al riordino delle società del Campidoglio anche la cessione di una parte del pacchetto delle azioni di Acea, attualmente al 51% . «Ferma restando la necessità di un attento esame per valutare tutte le conseguenze giuridiche e politiche che la decisione comporta - sottolinea il sindaco - rimangono valide tutte le ragioni economiche e sociali che motivano la costituzione della holding e la cessione delle quote di Acea. Non si può uscire dalla crisi senza una massiccia dose di privatizzazione, che fornisca nuove risorse economiche senza aumentare le tasse dei cittadini».