PESCARA - In caso di accorpamento, il titolo di capoluogo di provincia spetterà alla città più popolosa. La discussione sul riordino delle province è ancora aperta, ma il criterio illustrato per telefono dal ministro Filippo Patroni Griffi all’onorevole Clemente Mastella a proposito della provincia unica Avellino-Benevento ha offerto un contributo di chiarezza anche per il futuro accorpamento tra Pescara e Chieti ovvero anche di Teramo. Il principio del capoluogo nella città con più abitanti ha rialimentato entusiasmi tra i pescaresi, come dimostrano i commenti pubblicati su facebook e Twitter. Tra i primi a esultare è stato Roberto Santuccione, presidente del movimento Pescara capoluogo d’Abruzzo. «Alla fine e' bastata una telefonata di Clemente Mastella al ministro Patroni Griffi per mettere fine alla querelle sul capoluogo e alle guerre di campanile, siamo soddisfatti di questa inaspettata bella notizia» ha detto Santuccione.
L’applicazione di questo criterio era già stata suggerita dal senatore del Pdl Andrea Pastore, promotore di un ordine del giorno sulla ridefinizione dei confini delle province d’Abruzzo, separando con un tratto verticale la fascia montana da quella costiera. Lo stesso Pastore, in un colloquio con il ministro PatroniGriffi, aveva evidenziato l’esigenza di istituire la sede del capoluogo nella località che vanta il maggior numero di abitanti, ricevendo ampie rassicurazioni, le stesse che Patroni Griffi ha ribadito a Mastella. «Lo spirito della spending review non mira solo al taglio delle province, quanto soprattutto a una minore presenza dello Stato sul territorio attraverso una riduzione di enti e sedi istituzionali quali prefetture e questure - ha spiegato il consigliere regionale del Pdl, Lorenzo Sospiri -. E’ lì che il Governo conta di risparmiare ed è evidente che, in una tale rivoluzione, Pescara diventerebbe capoluogo in quanto centro più popoloso». Tesi condivisa anche dall’assessore regionale Carlo Masci: «Non può che essere così e lo dico da giorni, Pescara ha un bacino di quasi 200mila abitanti e tanto basta a farne il naturale centro di riferimento del territorio in caso di fusione».