Interrogatorio bis ieri mattina per il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, indagato per abuso d'ufficio nell'inchiesta del Pm Anna Rita Mantini sulla consulenza da 30 mila euro affidata senza gara a Barbara Briolini per l'ottenimento del titolo di Pescara città dello sport 2012. Soltanto un paio di domande, poste peraltro da due poliziotti delegati dal Pm: un interrogatorio che si è tenuto nello studio del legale del sindaco, Vincenzo Di Girolamo, per evitare l'assalto dei giornalisti, e dunque né in questura né in procura. Un chiarimento per sapere se Mascia, quando affidò l'incarico alla Briolini, era a conoscenza che era stato presentato un altro progetto da parte della Oiko di Giancarlo Alfani. Il sindaco avrebbe riferito di aver saputo genericamente di questo secondo progetto: sapeva che Alfani, che conosceva, era interessato e gli disse di rivolgersi comunque agli uffici competenti. Nulla di più. Un chiarimento che comunque nulla toglie alla sostanza dell'inchiesta che tende ad appurare perché non venne fatta nessuna gara anche se la soglia dei 20 mila euro di compenso veniva superata e anche se appare pacifica la natura pubblica del comitato costituito da Comune e altri enti pubblici.
A tirar fuori questo secondo progetto era stata comunque la stessa Briolini quando, sentita come teste dalla polizia, riferì di essere venuta a conoscenza tramite un suo collega di questa circostanza e di aver chiesto all'assessore Nicola Ricotta e al dirigente Tommaso Vespasiano di poter visionare il progetto, senza riuscirvi. «Inizialmente mi dissero che non c'era - spiega ora la Briolini - poi precisarono che non aveva nulla a che fare con il mio progetto. E io non insistetti più di tanto e sottoscrissi il contratto anche perché mi avevano assicurato che si trattava di un ente giuridico non economico e che quindi era possibile l'affidamento diretto e io mi sono fidata».
La consulente, molto esperta e introdotta nello specifico settore, racconta anche come nacque la cosa. «Eravamo alla cena conclusiva dei giochi del Mediterraneo 2009, dove aveva ricoperto il ruolo di direttore degli accrediti proprio per la mia esperienza nel settore. Una cena ristretta ai dirigenti e vertici del Coni, con Petrucci e Pescante, dove venne invitato anche il sindaco Mascia che conobbi per la prima volta. In quella circostanza mi chiese cosa avrebbe dovuto fare per dar seguito a quella esperienza e io gli spiegai l'iter e che comunque i tempi erano ristrettissimi. Dopo qualche giorno mi contattò e mi chiese una bozza di progetto per capire meglio il tutto. Verso novembre del 2009 incontrai di nuovo Mascia e gli dissi che andavo a Valencia e lui fece venire con me Ricotta: ognuno pagò le proprie spese. Qualche settimana dopo mi chiamò Mascia e mi disse che non poteva spendere un euro per motivi di bilancio ma che voleva realizzare lo stesso il progetto sul quale avevo già lavorato e che mi avrebbe retribuito in seguito. Accettai quell'incarico sulla parola e sottoscrissi il contratto solo il 26 maggio del 2010».
Il rammarico della Briolini è che fino ad ora «si è voluto evidenziare soltanto l'aspetto scandalistico del progetto e non si è voluto vedere quello che di buono si voleva portare avanti per Pescara, che è anche la mia città. La magistratura ha acquisito anche i file del mio computer alla ricerca di mail o documenti che provino i miei rapporti pregressi con il sindaco Mascia che non ci sono mai stati. Il sindaco voleva soltanto puntare su un bel progetto che si rivelò tale visto che Pescara risultò prima. Credevo di fare una cosa buona per la mia città, la prossima volta starò più attenta e mi tutelerò». Il fascicolo ora tornerà nelle mani del magistrato che dovrà esaminare tutta la documentazione, le informative della polizia e le dichiarazioni di quanti sono stati fino ad ora ascoltati, per poi decidere sul da farsi.