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Pescara, 21/06/2026
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Data: 25/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tagli ai costi della politica - Tagli al Consiglio, aria di tensione. Ruffini: «Giusto restringere». Costantini: «Più potere di ricatto a pochi elementi»

L'AQUILA - Prima la modifica allo statuto per fissare a 31 il numero dei consiglieri, poi, di seguito, la rimodulazione della bozza della nuova legge elettorale regionale. Per lo statuto non ci vorrà molto a cambiarlo all'articolo che stabilisce il numero dei rappresentanti in consiglio, per la bozza di legge servirà un po' di più, ma tutto è rinviato a settembre, a dopo le ferie.
La sentenza della Corte Costituzionale depositata venerdì scorso che ha stabilito che i consiglieri di ogni regione a statuto ordinario devono essere eletti in proporzione al numero degli abitanti, un certo scompiglio l'ha portato eccome, ma è prevalsa la scelta di fare buon viso a cattivo gioco. Certo vedersi ridurre le probabilità di rielezione nell'assemblea regionale non fa piacere a nessuno. «Stanno tagliando tutti- ha detto Claudio Ruffini del Pd- è giusto che tagliamo anche noi. Ritengo sia doveroso il dimagrimento complessivo di tutta la gerarchia istituzionale. In fondo la Regione può funzionare anche meglio con un numero minore di consiglieri, ma questa riduzione dev'essere ben distribuita: meno rappresentanti dei partiti più grandi e diritto di tribuna per quelli più piccoli. E' a questo che deve badare la nuova legge elettorale, in questo modo la soglia di sbarramento può essere innalzata anche al 6 per cento per quanto riguarda le coalizioni».
«Con 31 consiglieri, ossia 30 più il presidente votato dagli elettori- dice Gino Milano dell'Api- il rapporto tra chi vince e chi perde sarà di 18 a 12, compreso il premio di maggioranza alla coalizione vincente distribuito con lo stesso meccanismo previsto nella bozza di legge presentata un mese fa. Quel che è certo è che ci sarà una restrizione della rappresentanza per ciò che riguarda i gruppi minori. Sarà un bene, mi chiedo?».
E Carlo Costantini, dell'Italia dei Valori sottolinea i pericoli sottesi ad un’operazione reclamata da tutti ma che in realtà innesta altri meccanismi pericolosi: «Va rivisto tutto il meccanismo di elezione, tenendo conto che sarebbe pericolosa un'assemblea che si regge su due o tre voti perché potrebbe prevalere un potere di ricatto da parte di poche persone. Perciò serve un premio di maggioranza chiaro e lo sbarramento di coalizione deve crescere dal 5 ball'8 per cento, mentre quello interno alle coalizioni può anche non esserci affatto, si può mantenere, cioè, il proporzionale puro. L'importante è non dare libertà d'azione ai cosiddetti cani sciolti. Il singolo consigliere deve essere legato a un progetto, altrimenti potrebbe rappresentare un pericolo per la democrazia».
E c'è già chi si fa i primi conti. «Un numero di consiglieri così basso-dice Emilio Nasuti del Gruppo misto- implica una percentuale piuttosto alta, intorno al 3,5%, per fare scattare la possibilità di un quoziente per essere eletti. Dunque, al limite, la soglia di sbarramento c'è già, non ci sarebbe neppure il bisogno di fissarla nella legge, perché con la riduzione dei consiglieri, si attesta di per sé al 4 per cento. I conti si fanno presto, non si scappa e non servono alchimie. Vince chi ha un voto chiaro. Certo, la Consulta non ha fatto sconti. Non è una decisione che mi piace molto, ma va accettata». Il problema sarà l'impatto complessivo sui gruppi minori che rischiano di essere spazzati via dal nuovo meccanismo che lascia pochi margini di manovra. Ad ogni buon conto, il quarto rinvio (compreso quello di ieri) era giustificato visto che il Pdl ha voluto attendere la sentenza della Corte Costituzione per non dover riprendere tutto daccapo. Da settembre in poi però non ci saranno più alibi.

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