ROMA - L’appello è perentorio: «La Spagna, l’Italia e la Francia esigono l’applicazione immediata degli accordi dell’ultimo Consiglio Ue degli scorsi 28 e 29 giugno». Pubblicato sul sito del governo di Rajoy, con tanto di dichiarazione firmata dal segretario di Stato spagnolo per l'Unione europea, Mendez de Vigo, sulla «rapidità condizione essenziale del successo di tutte le azioni europee» e sul «divario preoccupante tra le decisioni prese dal Consiglio europeo e la loro applicazione», l’appello in un batter d’occhio diventa una delle principali notizie di agenzie di stampa e siti web. Peccato che quella che Madrid definisce una «nota congiunta», in realtà non lo è per niente. L’ultimatum dura meno di un’ora: prima Parigi e subito dopo Roma, infatti, smentiscono. E così la notizia, già di per sè clamorosa - perché vorrebbe dire una pressione senza precedenti sulla Germania che ha rallentato la partenza dello scudo salva spread, rinviando la decisone della sua Corte Costituzionale a metà settembre - lo diventa ancora di più e si colora di giallo. A notte poi arriva la notizia che Moody’s ha rivisto al ribasso da stabile a negativo l’Esfs, il fondo salva stati europeo. Una decisione, è spiegato in una nota dell’agenzia di rating, che è frutto del taglio del rating di Germania, Olanda e Lussemburgo perché la valutazione dell’Esfs «è sensibile ai cambi di rating dei Paesi con tripla A» con i contributi maggiori al fondo.
«Non c’è stata un’iniziativa comune con Italia e Spagna. Non ho chiesto l’attuazione immediata degli accordi. Dire questo non ha alcun senso. Non ne abbiamo mai parlato tra noi», dichiara alla France Presse il ministro francese per gli Affari europei, Bernard Cazeneuve, presunto firmatario - secondo Madrid - della nota. Ad anticipare la presa di distanza di Parigi era stata l’Ansa citando una fonte autorevole del governo francese, che certo non aveva badato a giri di parole nella smentita: «Quella nota è una pura invenzione, non esiste. È una balla fantasmagorica, una grande sciocchezza».
In mattinata Cazeneuve aveva partecipato, insieme agli altri ministri Ue omologhi, compreso il nostro Enzo Moavero, alla riunione del Consiglio degli Affari generali a Bruxelles: è in questa occasione che la nota - secondo Madrid - sarebbe stata concordata. Ma anche a Palazzo Chigi cadono dalle nuvole: «Non eravamo al corrente di nessuna dichiarazione congiunta», dicono fonti governative. Che poi parlano esplicitamente di «stupore». La tensione diplomatica sale così tanto che poco dopo la notizia viene rimossa dal sito del governo spagnolo.
L’incidente è sintomatico dell’angoscia che sta vivendo la Spagna per la situazione dei conti pubblici. L’aiuto di 100 miliardi ottenuto dall’Ue per il salvataggio delle banche, non sarebbe in grado di fare da paracadute al crollo delle varie regioni. Le cifre occorrenti, secondo la stampa europea, sarebbero ben altre e superiori alla potenza di fuoco di cui è attualmente fornito l’Efsf (fondo di stabilizzazione temporaneo): The Guardian stima 300 miliardi, la Faz arriva a 400. Il quotidiano iberico El Economista, citando fonti governative, ieri dava quasi per scontato la richiesta di un nuovo aiuto globale al fondo salva- Stati da parte del governo di Rajoy: «Sarà una mossa inevitabile se la Bce non si decide a riattivare il programma di acquisto di titoli di Stato spagnoli sul mercato secondario». Secondo El Pais la richiesta di aiuto al fondo Efsf sarebbe stata suggerita al governo spagnolo anche dal commissario dell’Unione europea Joacquin Almunia.
Ieri la Spagna ha collocato oltre tre miliardi di titoli a tre e sei mesi. Come era immaginabile i rendimenti sono risultati in rialzo: 2,650% rispetto al 2,5% della scorsa emissione per i titoli a 3 mesi; 3,950% rispetto al precedente 3,369% per quelli a 6 mesi. Tassi poco sostenibili. E’ ancora El Economista a lanciare l’allarme: «Se continua la pressione sui rendimenti spagnoli la Spagna non sarà in grado di rimborsare l’emissione da 28 miliardi in scadenza in ottobre».