«Un bando di gara da preparare entro Ferragosto per appaltare nell’immediato la rimozione di 200 mila metri cubi di fanghi dai fondali del fiume e della darsena commerciale del porto». Se davvero c’è stata la svolta decisiva lo sapremo solo tra settembre e ottobre, cioè nel periodo in cui dovrebbero cominciare i lavori di escavazione. Di sicuro le premesse sono confortanti: il vertice politico-tecnico sull’insabbiamento del porto di Pescara, tenutosi ieri a Roma al ministero delle Infrastrutture, ha registrato un importante e sospirato cambio di passo nella gestione dell’emergenza. E’ quanto chiedeva in primis la marineria, presente a Roma con quattro rappresentanti che hanno atteso con pazienza e speranza la conclusione della riunione. Il governatore Gianni Chiodi, il presidente della Provincia Guerino Testa e il sindaco Luigi Mascia hanno voluto subito informarli sulle decisioni prese, prima di commentare la notizia di fronte ai cronisti. «C’è grande soddisfazione, finalmente abbiamo partecipato a una riunione concreta nella quale è stato portato avanti un serio approfondimento tecnico da parte del ministero, anzi dei due ministeri - hanno detto -. C’è già l’impegno a un nuovo incontro prima di Ferragosto per fare il punto della situazione, nel frattempo si è stabilito di dare vita a un gruppo di lavoro incaricato di redigere le carte per l’appalto».
L’obiettivo dei 200mila metri cubi da dragare rappresenta solo uno step iniziale. Di pari passo Arta e Ispra provvederanno a effettuare nuove analisi sul materiale dragato o da scavare come pure saranno eseguite altre analisi sulla sabbia contenuta nella vasca di colmata. «L’esito di queste analisi sarà determinante per stabilire la destinazione e l’eventuale riuso della sabbia scavata» ha spiegato Guerino Testa. C’è la convinzione che quel materiale, compreso quello della vasca di colmata, possa essere recuperato ad uso industriale. Qualora dovesse rientrare l’allarme sul Ddt non è da escludere l’autorizzazione allo sversamento in mare, ipotesi al momento accantonata ma non abbandonata. Affollata la presenza di esponenti tecnici e politici attorno al tavolo e a ricevere i complimenti a scena aperta sono stati i sottosegretari: Tullio Fanelli del ministero dell’Ambiente e Guido Improta del ministero Infrastrutture e Trasporti, apprezzati per la concretezza nel perseguire l’obiettivo. «Mai prima d’ora s’era vista questa comunione d’intenti» hanno commentato Testa e Chiodi, soddisfatti dell’esito. Al tavolo anche il provevditore alle opere pubbliche Donato Carlea, De Berardinis dell’Ispra e Damiani dell’Arta (ha presentato il piano di caratterizzazione della vasca di colmata), il comandante della Direzione marittima, Luciano Pozzolano.
In base alle modalità d’intervento si stabilirà l’entità dei costi dell’operazione. Bocciata l’ipotesi di riprofilare il fiume (intervenire dentro il corso d’acqua modificando le sponde), soluzione suggerita dal provveditorato. A finanziare il dragaggio saranno i due ministeri insieme con la Regione. A Pescara tira un sospiro di sollievo, ma resta con le dita incrociate, daniele Becci, presidente della Camera di commercio: «Chiedevamo una decisione operativa, non c’è più tempo per le chiacchiere - ha detto Becci -. Il fatto che questa risposta sia arrivata apre spiragli di fiducia».