Di Primio o Pupillo: organismo incompleto
Non era ancora al completo il Comitato ristretto dei sindaci alla riunione con il manager Asl, Francesco Zavattaro. Da oltre un anno, infatti, non riesce ad eleggere il quinto e ultimo, componente dell’organismo formato da Sergio De Luca (Casoli), Antonio Colonna (Carpineto Sinello), Luciano Lapenna (Vasto) e Fausto Stante (Fossacesia). I sindaci Asl sono infatti divisi tra l’elezione del primo cittadino di Chieti, Umberto Di Primio, e quello di Lanciano, Mario Pupillo.
LANCIANO Rivedere la distribuzione dei posti letto per malati acuti in tutti gli ospedali della Regione per tagliarli lì dove sono stati lasciati inalterati - area teramana - e ridistribuirli equamente nell’Abruzzo meridionale. È la proposta dei sindaci del Comitato ristretto della Asl Lanciano-Vasto-Chieti che, dopo aver bocciato il piano di riordino che taglia 55 letti negli ospedali di Lanciano e Vasto, bussano alle porte della Regione per invertire la rotta. «Pur convinti della necessaria rimodulazione dei posti letto», precisa il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, presidente del Comitato, «contestiamo il disegno politico della Regione e della Asl che continuano a penalizzare le realtà frentana e vastese a vantaggio di Chieti e Pescara. Bisogna assicurare l’assistenza in modo equo a tutti i cittadini». Più diretto il sindaco di Casoli, Sergio De Luca, anche lui componente del Comitato ristretto. «Lanciano e Vasto hanno già pagato il conto più salato in materia di tagli di posti letto e servizi senza vedere nessun miglioramento», sottolinea De Luca «anzi, subiscono altri tagli che la Regione potrebbe evitare. La Regione, infatti, deve garantire al ministero della Salute il tetto fissato dei posti letto, ma la stessa può stabilire autonomamente dove mantenerli. E cosa ha fatto? Li ha mantenuti, guarda caso, il più possibile nell’area teramana, mentre ha tagliato lì dove il dazio è stato già pagato: a sud dell’Abruzzo». La responsabilità dei tagli deriva quindi, per De Luca, dalla Regione, dal commissario Gianni Chiodi e poi scende al braccio operativo, la Asl guidata dal manager Francesco Zavattaro. «Nella mozione che il 19 arriverà in consiglio non a caso il Pd ha aggiunto alla richiesta di dimissioni di Zavattaro e del suo entourage, anche la fine della gestione commissariale», dice il segretario cittadino Pd, Leo Marongiu, «col commissario non c’è il confronto su atti e fatti, tutto viene nascosto. Il consiglio regionale ha perso la funzione di controllo e anche il Comitato ristretto dei sindaci Asl è scavalcato». Per il vicesindaco Pino Valente, promotore della mozione, Zavattaro ha le sue responsabilità, si nasconde dietro la Regione, ma sta trasformando il Renzetti, con i tagli, in un cronicario. «Tagliare i posti letto per acuti e aumentare lungodegenza è una scelta illogica», attacca Valente, «e fa specie che il centrodestra cittadino giustifichi questa politica. Ingiustificabile e scorretto anche il fatto che Zavattaro incontri un esponente della minoranza per discutere di tagli (Manlio D’Ortona, Pdl, ndc) e non il sindaco Pupillo che da mesi aspetta la convocazione anche sul nuovo ospedale». Scorretta anche l’affermazione di Zavattaro che, ha definito quello del posto letto “un mito”. «È delirante che il manager parli di mito del posto letto», fa notare Alessandro Di Matteo, capogruppo di “Lanciano in Comune”, «il posto letto è il diritto del cittadino ad essere curato. Tagliare i letti significa negare i diritti». «È illogica la scelta di tagliare nelle zone che hanno i numeri in regola», dice infine il sindaco di Gessopalena, Antonio Innaurato, «che hanno perso già letti, servizi e ospedali. Pupillo convochi tutti i sindaci dell’area a sud dell’Abruzzo e si faccia portavoce in Regione, alla Asl, delle esigenze di un territorio umiliato da queste scelte».