L'AQUILA La crisi non risparmia nessun settore, in provincia dell'Aquila. Tanto che in soli otto mesi il numero dei disoccupati è cresciuto di 1200 unità. Le cifre fornite dall'Inps parlano chiaro, secondo la Cgil, che lancia, oltre all'allarme occupazionale, anche quello sociale. «Una situazione drammatica, quella che sta vivendo il nostro territorio» dice il segretario provinciale del sindacato Umberto Trasatti «che ha ripercussioni in tutti gli ambiti e va a colpire soprattutto le fasce più deboli della popolazione». I dati sono impietosi e disegnano una provincia in profondo affanno, che registra il peggior andamento economico in Abruzzo. Partendo dal lavoro, o meglio da chi un lavoro non ce l'ha: i disoccupati, al 31 agosto 2012, risultano essere 4847, ben 1200 in più rispetto ad otto mesi prima. Inoltre, 3012 lavoratori scontano la cassa integrazione e altri 1414 sono in mobilità, cioè stanno per essere licenziati. «In provincia dell'Aquila» spiega Trasatti «abbiamo contato 100 vertenze occupazionali aperte. Andando a verificare settore per settore, non ce n'è uno che non risenta della crisi». Nel comparto metalmeccanico, si registrano 1806 lavoratori in esubero. Nell'edilizia, che dovrebbe essere un settore trainante in un territorio terremotato da ricostruire, gli addetti anzichè crescere sono scesi significativamente, passando dai 7142 del luglio 2010 ai 6368 del luglio 2012. Nell'agroindustria ci sono 300 posti di lavoro in bilico. Non vengono risparmiati nemmeno i servizi, con 90 operatori delle scuole in cassa integrazione. Sempre in ambito scolastico, a causa dei tagli e del blocco del turn over, mancano 40 insegnanti di sostegno. Buio anche per la sanità privata: sono ancora in cassa integrazione, in attesa di essere ricollocati, i 70 dipendenti della ex casa di cura privata Villa Letizia e 40 della clinica Santa Maria. Al lungo elenco si sommano i lavoratori di Abruzzo Engineering, impiegati anche nei processi della ricostruzione: 110 contratti sono in scadenza, senza certezza di rinnovo, e per 90 persone è già scattata la cassa integrazione. «Servono interventi immediati», aggiunge Trasatti «altrimenti si rischia il collasso. Eppure ci sono risorse già stanziate per questo territorio e inspiegabilmente ferme, come i 100 milioni di euro delle Ferrovie dello Stato destinati al cratere e i 105 milioni previsti nel piano triennale dell'Anas. Per non parlare dei 91 milioni del "de minimis". Nel maxi-emendamento della legge Barca è indicato che il 5% dei fondi per la ricostruzione possa essere stornato per le attività produttive. Ma bisogna muoversi».