TERAMO - Al modello Pomigliano illustrato sul Messaggero dal direttore di Confindustria Teramo, Nicola Di Giovannantonio, perché si ridia fiato ad un’economia abruzzese (e soprattutto teramana) asfittica attraverso la ricontrattazione di alcune prerogative (legge 104, revisioni degli orari di lavoro, festività, primi 3 giorni di malattia pagati dall’imprenditore e altro ancora) la Cgil replica con un altro modello: «quello di Della Valle, l’imprenditore marchigiano che assume». Sulla questione il segretario provinciale Cgil di Teramo, Giampaolo Di Odoardo, invita Confindustria ad un forum, ad una sorta di approfondimento. Però fissa i suoi paletti. La Cgil differisce e pure di molto dai nuovi orizzonti di Confindustria. S’inizia con una tiratina d’orecchie quando Di Odoardo ricorda le accuse ricevute di «allarmismo sociale» solo per aver pronosticato la crisi. «Ma è tempo di agire, non di chiacchiere» eccepisce il segretario che ribatte punto per punto all’esposizione del modello Pomigliano.
«Per ciò che riguarda l’assenteismo, affermo al contrario che sono state proprio le aziende ad essere assenteiste, quindi a non mettersi in rete, a non associarsi; non è più il tempo di piccolo è bello, questa è roba di 10 ani fa, manca la crescita». Il sindacalista illustra il paradosso di alcune aziende teramane che acquistano prodotti in Germania non conoscendo che sono disponibili a soli 300 metri di distanza. Inoltre spiega la differenza tra l’Abruzzo e le Marche: «Da noi nel 2011 ci sono stati 10,5 milioni di ore di cassa integrazione, oltre Tronto invece solo 600 mila». Per i modelli contrattuali spiega che si rispettino quelli in vigore perché «il modello Pomigliano resta una forzatura che non risolve la crisi: che cosa vogliamo togliere ad un operaio che guadagna 1200 euro?» si chiede Di Odoardo che rammenta, sempre nell’ottica di contratti agganciati alla produzione, come già nel 1977 nel tessile-abbigliamento la Cgil fece un accordo per i sotto turni: «Noi quelle strade le sappiamo percorrere». A Di Giovannantonio che ha dichiarato che gli imprenditori non avrebbero dovuto pagare i primi tre giorni di malattia del dipendente, Di Odoardo replica così: «Se la fiscalità andrà a carico dell’Inps questo mi può star pure bene, ma ora è il datore di lavoro che deve affrontare il costo».