L’interesse dell’azienda per gli asset di Telecom Italia Media scatena il caos L’editoriale di Mentana: devono esprimere il parere l’Antitrust e l’Agcom
L’interesse di Mediaset ad acquistare gli asset televisivi di Telecom Italia Media (La7 e Mtv) fa scoppiare la bufera. Non solo politica. Il primo a reagire, infatti, è il direttore del tg di La7, Enrico Mentana, secondo cui la mossa di Mediaset è «solo un’offerta di disturbo». In ogni caso il giornalista mette le mani avanti: se Mediaset dovesse comprare il «terzo polo» della tv, «lascerei: ne bis in idem». Un «tweet», quello di Mentana, sottoscritto dal Comitato di redazione del canale televisivo. Il direttore ha dedicato al tema anche l’editoriale del suo tg. «Se Berlusconi torna premier avrebbe il controllo di Mediaset, di gran parte della Rai, come i suoi predecessori, e con La7 controllerebbe tutta l'informazione in chiaro, forse è un po’ troppo» afferma Mentana che aggiunge «questa tv è cresciuta proprio perché alternativa a Mediaset, lo sarebbe meno se ne facesse parte». Mentana spiega nel suo telegiornale che «poi c'è un piccolo problema che riguarderebbe il sottoscritto. Mediaset non è la Guantanamo dell’informazione, lo so». Personalmente - dice ancora - tre anni e mezzo fa lasciai non per mia scelta, fu una rottura sulla libertà di informazione». Insomma, dice, se Mediaset controllasse La7 «per coerenza e dignità mi dimetterei da questo tg». Per Mentana comunque «spetta all’Antitrust e all’Autorità garante delle comunicazioni dire se è possibile che Mediaset compri La7». Si fa sentire anche un altro volto celebre di La7, Gad Lerner, che avanza perplessità: «Dubito assai che possa avere un seguito la manifestazione d’interesse di Mediaset per l’acquisto di La7. Sarebbe una lesione clamorosa del già scarso pluralismo dell’offerta televisiva generalista in Italia; ma, prima ancora, per quel che ne capisco, costituirebbe un’infrazione evidente alla normativa antitrust vigente». Ad ogni modo Lerner invita ad evitare psicodrammi. «Insomma, tenderei ad escludere che Berlusconi venga ad accomodarsi nel nostro "postribolo televisivo"», così l’ex premier definì la trasmissione di Lerner in una telefonata in diretta. «Piuttosto non facciamo di ogni erba un fascio: fra gli altri investitori e manager che manifestano interesse per La7 vi sono ottimi professionisti come Urbano Cairo, Claudio Sposito, Marco Bassetti, che in passato hanno lavorato nell’orbita Mediaset, ma non per questo vanno etichettati come prestanome berlusconiani». L’interesse di Mediaset per La7 e Mtv deflagra nel campo politico. «Più che una manifestazione di interesse quella di Berlusconi per La7, le sue tv e le sue frequenze sembra l’ennesima manifestazione di un conflitto di interesse che non ha conosciuto argini nemmeno nella stagione del cosiddetto governo tecnico» tuona il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. «Non so se Mediaset voglia davvero acquisire Telecom Italia Media e La7. So che non può farlo» avverte il deputato del Pd Paolo Gentiloni. «Ci sono innanzitutto precisi limiti ex ante fissati dalla Comunità Europea e da norme italiane sul numero massimo di multiplex e di programmi. Ma al di là di questo c’è l’ovvia constatazione che nessuna autorità antitrust potrebbe mai consentire al gruppo dominante nella Tv commerciale di acquisire il suo unico competitore sul fronte sia degli ascolti che della raccolta pubblicitaria», conclude Gentiloni. Mentre i timori per la «discesa in campo» del Biscione e le proteste aumentano, è Michele Perini, consigliere di amministrazione di Mediaset, a gettare benzina sul fuoco. Mediaset? Dovrebbe essere libera di partecipare alla gara per l’acquisizione di Ti Media, vincoli o non vincoli antitrust, spiega Perini. «Di vincoli italiani ed europei ce ne sono anche troppi - dice - e così non si può lavorare. Io credo che i vertici di Mediaset, così come quelli di qualsiasi altra azienda italiana dovrebbero essere lasciati liberi di lavorare, di fare impresa. Nei Paesi liberi accade. Non è possibile che agli imprenditori italiani non sia consentito di fare il loro mestiere, eppure, in questo Paese succede». Il consigliere di Mediaset non entra nel merito delle regole antitrust e della legge Gasparri - «sono problemi che riguardano i vertici e non voglio sostituirmi a nessuno» - ma alza il tiro: «Non faccio la comunicazione di Mediaset, ma mi chiedo come in questo Paese si scrivano le regole. Quale sia l’obiettivo. A volte penso che si varino quasi per impedire che qualcuno possa fare qualcosa e non per favorire la crescita e la vita delle imprese. E se l’importante è che alla fine qualcuno non faccia, mi chiedo quale possa essere il futuro di questo Paese». Ad ogni modo se Mediaset spariglia le carte, Discovery, il gruppo internazionale che controlla Discovery Channel, canale presente in 155 paesi, sarebbe più vicino ad aggiudicarsi la società che controlla La7 e Mtv. Per presentare offerte non vincolanti c’è tempo fino al 24 settembre, ma gli uomini della multinazionale starebbero lavorando alacremente per assicurarsi il buon esito dell’operazione. Oltre a loro, tra i diversi gruppi che avrebbero presentato manifestazioni di interesse, quelli più accreditati sarebbero Sky, Liberty Media del gruppo di John Malone, il fondo Clessidra di Claudio Sposito e Al Jazeera che, secondo alcune voci, avrebbe in realtà allentato la presa su Ti Media.