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Data: 17/09/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
Berlusconi ci riprova: «Toglieremo l’Imu». L’attacco: «Non lascerò l’Italia alla sinistra» «Dalla recessione si esce tagliando le tasse»

Il tormentone sulla candidatura stavolta è passato in secondo piano. Silvio Berlusconi, intervistato dal direttore de «Il Giornale» sulla nave da crociera che lo ha portato a spasso da Venezia a Bari per la gioia dei suoi fans che hanno passato un’intera giornata – e una notte – con lui, ha regalato un altro colpo da teatro: «Aboliremo l’Imu». La stessa promessa fatta nella campagna elettorale del 2006 e che per un pelo non gli regalò la vittoria su Prodi. L’Ici – sulla prima casa – la tolse nel 2008 quando tornò al governo. E ora che Mario Monti l’ha ripristinata, inasprendola ancora di più, il Cavaliere prova a giocare di nuovo la sua carta vincente. Quello di ieri è stato l’ennesimo «one man show» di un leader che sembra avere una voglia matta di tornare a correre per le elezioni. E che è frenato solo dai dubbi sul tipo di legge elettorale che verrà adottata. Come anche lui ammette alla fine delle quasi due ore e mezza di intervista nella quale affronta tutti i temi della prossima campagna elettorale. Berlusconi parte dalla crisi che sta strangolando l’Italia per spiegare che «le norme sul fiscal compact impediscono la crescita. Senza abbassare le tasse non si esce dalla recessione». Per questo occorre togliere l’imposta sugli immobili «perché la casa è il pilastro sul quale ogni famiglia italiana costruisce il suo futuro». C’è spazio per un complimento a Draghi, sulla cui nomina rivendica comunque un ruolo importante – «avevo dei ministri contrari mentre i fatti dimostrano quanto utile sia avere lì un italiano» – diffida dell’efficacia del fondo Salva Stati – «sono tra i più dubbiosi sul fatto che l'Esm funzionerà. È prevista la riduzione del debito pubblico di 5 punti l'anno. Per noi si tratterebbe di un rientro di 40-50 miliardi l'anno che è una cosa impossibile» – e si lascia andare a una serie di battute velenose su Sarkozy e Hollande. L’ex presidente francese è una persona «la cui arroganza vince sull'intelligenza. Ma i francesi lo hanno punito», mentre il suo successore porterà la Francia «a finire come l’Italia. Ha messo una tassa del 75% sui patrimoni oltre il milione con il risultato che gli imprenditori stanno scappando verso altri Paesi». Ma è sul piano della politica nazionale che Berlusconi si scatena. I temi sono quelli di sempre ma i giudizi sono sferzanti. Su Grillo, ad esempio, «che fa esattamente lo stesso mestiere di prima, il comico». «In quel ruolo è straordinario – racconta – io l’ho avuto con me in televisione, è bravissimo. Continua a fare la stessa cosa: ha qualcuno che gli scrive il copione e lui recita come ha fatto tutta la vita. L’ho sentito tre volte e ha una assoluta identità di argomenti e battute, sono sempre uguali». L’unica simpatia che Berlusconi si concede tra i suoi avversari politici è quella per Renzi: «Se vince le primarie si verifica questo miracolo: il Pd diventa finalmente un partito socialdemocratico. Renzi porta avanti le nostre idee sotto le loro insegne. Auguri». Di sicuro nella testa del Cavaliere non c’è l’idea di tornare a governare con una coalizione fatta di leader che litigano tra di loro: «Bisogna cambiare la Costituzione e avere la maggioranza di un singolo partito». E dare la possibilità ai cittadini «di eleggere direttamente il Capo dello Stato». Le riforme costituzionali sono il tema sul quale l’ex premier insiste di più. E i punti da cambiare toccano tutta l’architettura dello Stato. Dalla diminuzione del numero dei parlamentari che sono «una esagerazione, visto che quelli che lavorano sono 50, 60, gli altri votano quello che dice il capogruppo», alla riduzione a una sola Camera. Per arrivare alla Corte Costituzionale. Contro la quale Berlusconi si scatena: «Non è un organismo sopra le parti, è al servizio della sinistra. E questo perché ci sono stati ben tre presidenti della Repubblica che hanno nominato 5 membri di quell’area. Così oggi il numero è di 4 consiglieri di centrodestra e 11 di centrosinistra. Basta, bisogna cambiare il modo della loro elezione». Una frecciata va anche al capo dello Stato. Il Cavaliere parla dei tempi lunghissimi e delle difficoltà di approvare un disegno di legge – «se in consiglio dei ministri arriva un purosangue alla fine esce un ippopotamo» – e conclude così: «Il presidente della Repubblica ha dei week end molto operosi. Poi il lunedì torna e magari trova il tempo di firmare un disegno di legge». La chiusura, dopo due ore e mezza di show, assomiglia molto a una promessa: «Io non sono mai uscito dal campo, ho continuato a lavorare fino alle due di notte tutti i giorni. E mi sento ancora direttamente responsabile di non lasciare il Paese in mano alla sinistra. Per questo ho pensato che dobbiamo cominciare a raccontare alla gente come si deve votare. Se si va a un voto così frazionato avremo un governo che non potrà fare nulla».

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