Confronto a Firenze con Veltroni: sei il passato ma il tuo Pd mi piaceva
ROMA - Il Cavaliere gli fa i complimenti e gli auguri. Lo descrive come un simil-Berlusconi - «Porta avanti le nostre idee» - ma Matteo Renzi di fronte al bacio si ritrae. Anzi, dice di considerarlo «uno sgambetto». Ossia teme che queste lodi gli tolgano simpatie tra gli elettori del Pd. «In realtà - scrive il sindaco di Firenze su Twitter - Berlusconi tifa Bersani o Vendola. Perchè sa che se vinciamo noi, lui è il primo rottamato». Renzi si sente vittima di un «agguato mediatico» dell’ex premier: «Berlusconi fa di tutto per metterci in difficoltà - nota su Facebook, prima di avviarsi alla festa del Pd a Firenze per un confronto con Veltroni e sul nuovo romanzo di Walter - ma noi siamo più forti delle sue trappole. Altro che ghe pensi mi: adesso tocca a noi!».
Renzi ha forse più paura delle carezze del Cavaliere piuttosto che del confronto, per ora non cruento, con Bersani? Di certo, alle ultime dichiarazioni berlusconiane, anche quelle non riferite a lui, il rottamatore di «Adesso» risponde in maniera sferzante: «Che cosa terrei del governo Monti, se diventassi premier? L'autorevolezza e la serietà unita al prestigio internazionale. Anche se, dopo il governo Berlusconi, pure un esecutivo guidato dal pulcino Pio avrebbe avuto più autorevolezza». Ed è il pulcino del tormentone musicale dell’estate 2012 quello che canta con vocetta stonata: «E la mucca moo e l’agnello bee e la capra mee e il piccione tru e il tacchino glu glu glu».
Più che le parole dedicate a Renzi, al Pd interessa il contenuto politico delle ultime uscite berlusconiane sul fisco, sull’Europa, sul governo Monti. I dirigenti bersaniani, a cominciare da Stefano Fassina sono sferzanti: «L’ex premier fa un danno al Paese». Renzi invece si concentra su quanto il Cavaliere ha detto su di lui. Crede che in fondo l’ex premier - quando afferma che la vittoria del rottamatore spaccherebbe il Pd - non stia che amplificando le voci «false» che girano nel suo partito contro di lui. Una trama trasversale, berlusconian-bersaniana, ai danni di Matteo? Per fortuna i renziani - sennò la ridicolaggine del pulcino Pio riguarderebbe loro - non si spingono a tanto. Però la partita sta entrando davvero nel vivo e le primarie del Pd stanno acquisendo centralità mediatica: non a caso, da uomo di comunicazione, Berlusconi ci si infila a modo suo.
Quanto al confronto di ieri sera a Firenze con Veltroni, chi si aspettava grandi scintille non è rimasto completamente a bocca asciutta. Le premesse erano succose. Matteo aveva detto di Walter la scorsa settimana: «Scriva romanzi». Ossia si tolga di mezzo, perchè adesso tocca a me. I veltroniani hanno reagito, e Renzi: «Non siate permalosi». Ieri il faccia a faccia, e un po’ Renzi ha veltroneggiato e un po’ no. Filo-Walter quando deve attaccare Bersani: «Il Pd di Veltroni non aveva paura del futuro. Quello attuale vede il futuro come una minaccia». Anti-Walter quando parla di rottamazione: «Lo dico in faccia. Nel momento in cui si deve voltare pagina non si possono fare distinzioni». Il che significa, come Renzi aveva detto giorni fa: «Se vinco, Veltroni va a casa come tutti quelli che hanno fatto più di 15 anni in Parlamento». Veltroni dal palco fiorentino si è difeso così: «Matteo, non devi dare l’impressione di non avere stima per le persone, e non parlo di me, che hanno portato il centrosinistra al governo». E Renzi, poco dopo, dice di sentirsi un innovatore («Voglio solo fare cose che non sono state fatte») e «non sono un traditore».
Il discorso torna su Berlusconi. Anche se sia Renzi sia Veltroni sono convinti che la strategia del silenzio sia la migliore da adottare contro il ritorno del Cavaliere. «Credo - sostiene il rottamatore alla festa del Pd - che noi dobbiamo evitare discutere di cosa dirà Berlusconi nei prossimi mesi. Anche Veltroni evitò di parlarne nel 2008. Berlusconi è il passato di questa Italia. Io mi impegno a parlare del futuro e nel mio futuro non c’è il Cavaliere Bianco».
A meno che non lo diventi lui. Visto che il bersaniano Fassina così lo descrive: «Renzi? Sotto gli slogan, niente».