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Pescara, 21/06/2026
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Data: 17/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Nuove Province, non prevalga la costa di Mauro Febbo

In una nota a firma del segretario regionale del Pd Silvio Paolucci emerge chiaramente la posizione sulla questione del riordino delle quattro province abruzzesi, creandone due accorpando L’Aquila con Teramo e Chieti con Pescara. Una idea di rimodulazione che si allontana significativamente da quella espressa dal Senatore Giovanni Legnini durante il consiglio comunale. Voglio ribadire l’importanza di continuare a lavorare sulla riforma ridisegnando la Regione Abruzzo con tre province dove Chieti mantiene il proprio territorio e la titolarità di Capoluogo visto che possiede alla lettera tutti i requisiti inseriti nel decreto della Spending review. Ribadisco fermamente che il “riordino” delle Province non è, purtroppo, una semplice revisione dei confini delle circoscrizioni provinciali ma un vero e proprio “riordino della Pubblica Amministrazione” che investe un intero territorio. Una eventuale fusione che la coinvolga provocherebbe danni incalcolabili alla Provincia di Chieti, che oggi riveste il ruolo di perno rispetto ad un ampio comprensorio. Declassarla comporterebbe, a caduta, effetti negativi sui comprensori importanti dell’area Sangro-Aventino, tutto il medio e alto vastese e di tutti i centri dell’area interna. Invito tutte le forze politiche, sociali ed economiche, a non limitare la discussione intorno all’art.17 ma di analizzare attentamente tutti i 24 articoli della riforma varata dal Governo Monti, dove si evince a chiare lettere che è vitale mantenere un’organizzazione completa e funzionale a beneficio di tutto il comprensorio. Pertanto l’efficacia di questa macchina organizzativa è garantita solo ed esclusivamente mantenendo la Provincia. Voglio, ad esempio, capire cosa succederebbe, in una eventuale ipotesi di fusione con altre Province, a enti indispensabili come la Questura per la quale Chieti diventerebbe commissariato e, di conseguenza, le sedi di Lanciano e Vasto depotenziate o fortemente ridimensionate. O cosa potrebbe accadere alla Asl, oggi Lanciano – Vasto - Cheti, per la quale, in seguito ad un probabile accorpamento, avremmo uno stravolgimento nell’assetto organizzativo della nostra sanità. Ecco perché mi preme far capire agli amici dei 104 Comuni della Provincia di Chieti che con eventuali fusioni, avremmo luoghi e territori come Lanciano, Atessa, l’alto Sangro, Guardiagrele, Casoli, Vasto, San Salvo, Castiglione Messer Marino e tutto il Vastese perderanno la propria autonomia e funzione costruite in decenni di sana gestione amministrativa. Infine, questi scenari potrebbe causare un ulteriore sbilanciamento economico verso la costa e queste significherebbe inevitabilmente rendere più deboli le zone interne che oggi dimostrano, numeri alla mano, di avere e possedere un peso importante in termini economici e in comparti importanti come l’agricoltura, l’industria e l’artigianato. * Dirigente Pdl e assessore reg. all’agricoltura

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