ROMA «Bersani, Vendola, Renzi Puppato, Civati, Spini e poi forse anche Gozi e Bindi: siamo a otto ma sono convinto che si può fare di più e se arriviamo a 11 facciamo la squadra di calcio dei candidati alle primarie e la facciamo giocare con quella dei cantanti». Beppe Fioroni usa l’ironia per decrivere la babele dei candidati alle primarie dei democrat che ogni giorno cresce di qualche unità. Pier Luigi Bersani corre ai ripari e cerca di rassicurare Nichi Vendola, pronto a fare un passo indietro, sul fatto che la gara per la premiership non si trasformerà in un congresso di partito. E a largo del Nazzaremo studiano le mosse per evitare che le primarie diventino un passo falso per vincere le vere elezioni, le “secondarie”. Matteo Renzi continua il suo tour preelettorale e continua a riempire le piazze. Ma ora la prima preoccupazione del segretario è fissare regole e paletti per limitare la corsa degli outsider. L’attenzione è al 6 ottobre, quando si riunirà l’Assemblea nazionale del partito chiamata a modificare lo Statuto del Pd. L’ultimo congresso aveva infatti deciso che solo il segretario del partito può candidarsi. «Sarà un passaggio importante ma non sarà l’unico, faremo la nostra parte, quello che ci compete, poi le regole vere e proprie saranno scritte nel tavolo delle primarie di coalizione», spiega Nico Stumpo, responsabile dell’Organizzazione. «Bersani ha deciso di non restare vincolato allo Statuto ma questo non vuol dire che tutti gli iscritti saranno possibili candidati: c’è necessità di avere un certo sostegno perchè possa essere considerata una candidatura Pd», aggiunge Stumpo, precisando che per le primarie potranno votare tutti i cittadini che vorranno iscriversi all’albo degli elettori del centrosinistra. Un modo per evitare che i molti fan di Renzi di centrodestra vadano a votare. «Renzi? Molto meglio di Gasparri e La Russa», dice per esempio l’ex ministro Pdl Giancarlo Galan. Nel Pd oggi nessuno sa dire con certezza quanti siano i componenti dell’Assemblea nazionale. Nè quanti siano ancora i sostenitori effettivi del partito. Rosy Bindi che la presiede comunque dovrebbe rinunciare a correre per le primarie, pena le dimissioni dalla carica. Quanto ai paletti, si sta ipotizzando di chiedere ai candidati di avere il sostegno del venti per cento su scala nazionale o, in alternativa, dei due terzi dell’Assemblea. Saranno fisssati dei limiti anche per le spese dei concorrenti. Renzi sta raccogliendo fondi e Giuliano Da Empoli, suo stretto collaboratore, a “Omnibus” ha ipotizzato cifre sul milione di euro, considerate assurde dai sostenitori del segretario.