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Pescara, 21/06/2026
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Data: 19/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Regione Lazio: Per super-stipendi, indennità e monogruppi non cambia nulla. Polverini: le lotte tra fazioni ci portano nell’abisso, Alfano è con me

ROMA Ok, alla Regione Lazio sarà pure partita la stagione della dieta ma i cuscinetti di grasso sono così pasciuti che le misure che stanno per essere varate li scalfiscono appena. Di privilegi, super-stipendi e super-rimborsi ne restano a iosa. Un esempio? Lo stipendio mensile di un consigliere regionale scende, è vero, di poco più di 2 mila euro ma l’indennità di carica sommata alle altre cinque indennità che gli spettano di diritto fa svettare la retribuzione netta alla stratosferica cifra di 11.250 euro al mese.
Ancora. Sarà pur vero che presto (quando?) sarà fermata l’epidemia che aveva portato alla nascita di una pletora di gruppi consigliari formati da un solo consigliere, ma resta il fatto che il presidente di ogni gruppo (anche se solo di se stesso) manterrà una indennità aggiuntiva di 1.536 euro aggiuntivi mensili mentre il suo vicepresidente verrà compensato con 1.024 euro. Tutti soldi che si aggiungono agli 11.250 di cui sopra.
Insomma il classico «si può fare di più» sui tagli al Consiglio della Regione Lazio non sembra gratuito. Del resto la Pisana parte da un punto di partenza estremamente pesante. Il Consiglio Regionale nel 2011 ha pesato sulle spalle degli abitanti del Lazio molto più che per quelli del Veneto o della Campania. Secondo le cifre della stessa Regione, infatti, il Consiglio regionale l’anno scorso ha assorbito 103 milioni cui vanno aggiunti 38 milioni e passa per il personale per un totale di 141 milioni e fischia. Questo vuol dire che ogni abitante del Lazio ha impegnato 24,39 euro per mantenere i suoi 71 consiglieri regionali, le 19 commissioni (di cui 3 speciali) con i loro presidenti e vicepresidenti, più i 201 dipendenti dei gruppi politici, più le loro auto blu più un presidente del consiglio con 251 mila euro di retribuzione lorda annuale e uno staff di 18 membri di segreteria.
Per le stesse voci i veneti hanno speso 11,98 euro a testa; i piemontesi 15,56 euro; i toscani 14,50 euro; gli emiliani solo 9,22 euro; i campani 13,50 e i pugliesi 10,72. Per quest’anno era già previsto un lieve calo della spesa complessiva (personale escluso) da 103 milioni a circa 98 che ora dovrebbe scendere a quota 78 milioni considerando anche che non saranno spesi 6 milioni circa di lavori edilizi previsti perla costruzione di alcune nuove palazzine.
Se è vero che paiono destinati a saltare i 21 consulenti della presidenza del Consiglio e con loro buona parte dei 466.000 mila euro di spese previste per questa voce, restano da scalfire gli 8 milioni di onorari e compensi vari che ruotano intorno alla stessa presidenza. Complessivamente - stando alle cifre della Regione - l’intero uffico di presidenza del Consiglio, composto oltre che dal presidente da due vicepresidenti e tre consiglieri segretari, dispone di ben 72 addetti alle segreterie che pesano sui conti regionali per oltre 3 milioni e mezzo all’anno.
Per ora non si hanno notizie di cure dimagranti su questo fronte anche se a dire il vero la giostra dei tagli ha ancora qualche giorno di tempo prima di fermarsi con il sì definitivo dei consiglieri regionali.
Sul fronte delle Commissioni si è deciso di far saltare le tre «speciali» ma ne restano ben 16 permanenti. Dovrebbero essere dimezzate ma è bene aspettare la fine delle trattative. La questione non è campata per aria. Ogni commissione, fra indennità, gettoni di presenza, personale, fotocopie e quant’altro, costa la bellezza di un milione l’anno. Non solo. Ogni presidente di Commissione - che intanto d’ora in avanti non avrà più l’auto blu - ha diritto ad un’indennità di 1.536 euro. Quisquilie? Sommando le indennità annuali di tutti e 19 i presidenti di commissione l’anno scorso la Regione Lazio ha speso la bellezza di 350.208 euro. Che vanno sommati alle indennità dei vicepresidenti (2 per commissione, ovvero 38 pari a più della metà dei consiglieri) che l’anno scorso hanno assorbito 467 mila euro lordi.
Anche sul versante dei contributi ai gruppi consiliari molto resta da fare. Non ci saranno più contributi diretti (che da soli l’anno scorso hanno distribuito quasi 9 miliardi) ma ancora non si capisce bene che fine faranno gli stipendi (10 milioni) per i 201 dipendenti regionali addetti alla cura delle attività dei gruppi politici.

«Nel Pdl troppe mele marce bisogna cacciarle dal partito»
Polverini: le lotte tra fazioni ci portano nell’abisso, Alfano è con me

ROMA Presidente Polverini, dopo la denuncia dello sconcio e le prime misure di risparmio che lei ha avviato ieri, vanno fatti dimettere subito Fiorito e gli altri?
«Vanno cacciati i mercanti dal tempio del Pdl. Certamente Fiorito è una persona da mandare fuori. E quanto agli altri, che non sono indagati, il Pdl deve valutare se questo è il momento giusto per liberare il partito da qualsiasi tensione e lotta intestina. Secondo me, assolutamente, il momento giusto è ora».
Si devono dimettere tutti?
«E’ un problema nelle mani della dirigenza nazionale e io non voglio interferire. Ma un partito che si trova precipitato in una tempesta giudiziaria e comunicativa deve dare un segnale chiaro. Il Pdl deve dire che non vuole esporre se stesso a questo abisso di perdita di moralità, di credibilità, d’immagine».
E’ troppo moscio il Pdl in questa vicenda?
«Non voglio ceto criticare Angelino Alfano, con il quale in questa vicenda siamo in totale sintonia e anche lui è convinto che vada fatta chiarezza. Mi ha telefonato Berlusconi, per dirmi: tu non c’entri niente con questo scandalo, vai avanti nella tua battaglia di pulizia. Vuol dire che si è reso conto che nel Pdl qualche mela marcia c’è».
Ma c’è pure una devastante indeterminazione?
«Capisco lo choc del primo momento. Anche io, di fronte alla virulenza con cui è scoppiato questo bubbone, sono rimasta sconvolta. Ma poi a casi eccezionali occorre rispondere con misure eccezionali».
Ma davvero lei crede di riuscirci?
«Non c’è alternativa. E bisogna cogliere l’occasione. La vicenda del Lazio e questa battaglia moralizzatrice che abbiamo avviato può cambiare il centrodestra in tutta l’Italia e può rappresentare un motivo di rilancio. Abbiamo toccato il fondo, ma una nuova cultura politica da offrire ai moderati può nascere sulla parola etica. E’ quello che la gente si aspetta da noi. Mi stanno arrivando migliaia di messaggi, da parte dei cittadini, sia di destra sia di centro sia di sinistra, che proprio questo chiedono alla politica: coraggio nelle decisioni, trasparenza, pulizia».
Va in questa direzione la scelta di Montecitorio di non far controllare i conti dei gruppi a società di revisione esterne?
«Ciò che è appena accaduto alla Camera è un brutto segnale che arriva in un momento in cui, anche per la vicenda del Lazio, i cittadini sono giustamente scandalizzati. La Camera ha perso un’occasione per essere virtuosa. Anche perché parliamo di soldi dei gruppi parlamentari, proprio come nel caso Lazio».
Ma non è stata la sua giunta a fare ricorso alla Corte Costituzionale contro i tagli previsti dalla spending review ai soldi dei gruppi consiliari?
«Noi sostenevamo che, siccome siamo un’istituzione dotata di un’assemblea legislativa, potevamo fungere da organo di autocontrollo. La Consulta ci ha dato torto. E io proprio oggi ho deliberato di mettere in campo tutti i dispositivi per avviare il sistema della revisione dei conti fatta dall’esterno».
Perché non revoca gli assessori esterni, che sono un costo aggiuntivo?
«Non lo sono affatto. O meglio: siccome sapevo che potevano esserlo, allora una delle prime cose che ho fatto appena insediata è stata quella di sopprimere la vicepresidenza della Regione, che costava 304.000 euro. E ho soppresso altre spese politiche: nel 2009 la giunta Marrazzo aveva speso in comunicazione 21 milioni e duecentomila euro. Noi nel 2011, per la stessa voce di spesa, ci siamo limitati a 5.800.000 euro. Questi e altri tagli ci hanno consentito di recuperare denaro e compensare abbondantemente le spese, nient’affatto elevate, per gli assessori esterni. Sono 14. Costano all’anno 2.8000 euro e non 5 milioni come ci viene falsamente rimproverato. E guadagnano 8.700 euro netti e non circa 16.000 come i consiglieri regionali».
Lei ha mai conosciuto Batman?
«L’ho conosciuto in campagna elettorale e mi sono subito chiesta: questo dove li prende i soldi? Si vedeva che ne aveva tanti e faceva una campagna molto evidente e ricca. E guarda caso è stato il consigliere più votato».
Come è possibile che uno così diventa tanto potente nel Pdl?
«E’ possibile perché i partiti non sanno fare più la selezione della propria classe dirigente. E diventa normale che persone di basso livello morale e professionale, una volta arrivate in cima, si comportino da boss».
Ma è davvero possibile ridurre le dimensioni della mangiatoia di denaro pubblico a cui i boss e i loro simili attingono?
«Questa è la nostra scommessa. Che si nutre di atti precisi, avviati immediatamente in queste ore. Già si sono dimessi tutti i componenti delle commissioni regionali che, come ho detto in aula, sono troppe e cominciamo a ridurle. Abbiamo appena stabilito un taglio di oltre duemila euro per ogni consigliere. Ci sarà poi un’altra riduzione, ai loro emolumenti, che rientra nell’attuazione del decreto del governo Monti sulla spending review. Devo continuare?».
Continui.
«Ho bloccato ogni trasferimento di fondi dalla Regione al Consiglio. Questo soldi risparmiati verranno assegnati all’assessorato al Lavoro e a quello al Sociale. Così possiamo offrire opportunità e aiuto alle famiglie in difficoltà. La rinuncia alla nuova palazzina del Consiglio regionale costituisce un risparmio di 6 milioni di euro. Questi soldi vanno all’edilizia sanitaria. E via così».
Emma Bonino dice che lei, presidente Polverini, poteva accorgersi prima della mangiatoia e non poteva non sapere quanti soldi girano nei gruppi della Pisana.
«Io non lo sapevo. E neanche Bonino può saperlo, in quanto non è stata eletta e l’indomani dalle elezioni è salita sulla sua autoblù del Senato e si è sempre disinteressata della regione di cui voleva essere presidente. Io sono stata eletta per fare il presidente della giunta e non il consigliere regionale. E ho sempre rispettato l’autonomia del Consiglio e dei suoi gruppi, mentre pensavo e penso a fare risparmi nel governo di cui ho la responsabilità».
Però due milioni e mezzo di euro li ha presi anche la Lista Polverini. Non sono troppi?
«E’ una cifra esorbitante. Mi hanno raccontato in questi giorni come vengono utilizzati quei soldi. La gran parte di essi sono fermi in un conto corrente. Sono troppi per quella che è l’attività di un gruppo neonato come il nostro».
I vitalizi agli assessori esterni non erano evitabili?
«Dopo la norma che li ha introdotti, ce ne sarà a breve un’altra. Che dice: tutti, dai consiglieri agli assessori esterni, possono costruirsi un vitalizio adeguato ai contributi. E chi tanto paga, tanto prende: come accade per tutti i lavoratori dipendenti. E vedrete che le polemiche finiranno».

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