Iscriviti OnLine
 

Pescara, 21/06/2026
Visitatore n. 755.197



Data: 19/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Costi della politica - Un milione l’anno ai partiti del consiglio regionale abruzzese.

La spesa non è aumentata perché da 25 anni la norma è sempre la stessa I piccoli partiti: «Noi privilegiati? I soldi a volte li mettiamo di tasca nostra»

Lo schema di riforma della legge elettorale tende ad eliminare la formazione di monogruppi consiliari e gruppi misti impedendo in questo caso il passaggio di un consigliere eletto da un partito a un altro. Il presupposto è sempre quello di risparmiare , abbassare cioé i costi della politica nell’ottica della spending review. Altra cosa è invece la valutazione politica poiché con lo sbarramento ai piccoli partiti secondo questi ultimi verrebbe eliminato il principio democratico della rappresentatività della volontà popolare. In Abruzzo sono 45 i consiglieri regionali, e i monogruppo sono 6: Rifondazione (Maurizio Acerbo), Comunisti Italiani (Antonio Saia), Verdi (Walter Caporale), Movimento per le autonomie (Giogio De Matteis), Unione di centro (Antonio Menna) e Alleanza per l’Italia (Gino Milano). A questi si aggiunge il gruppo misto formato da Franco Caramanico e Camillo Nasuti.

PESCARA In consiglio regionale fanno notare che una volta tanto il lassismo burocratico ha “premiato” l’Abruzzo, nel senso che ha evitato probabilmente che i costi della politica arrivassero agli attuali livelli scandalosi del Lazio. Il riferimento è a una legge regionale rimasta ferma, volenti o nolenti, a 25 anni fa. E’ grazie ad essa che il consiglio regionale ancora oggi spende 1 milione 120mila euro (dati 2010) per gli 11 gruppi e monogruppi politici esistenti, e non 20milioni come nel Lazio. Certo, il rapporto deve tener conto anche della popolazione e quindi della complessità della macchina politica, ma la differenza resta comunque notevole. In un bilancio complessivo di circa 29 milioni di euro per il funzionamento del consiglio regionale (33milioni nel 2009-2010, -10,37% in tre anni, dalle spese di cancelleria agli stipendi e alle spese di missione) il milione e passa di euro destinato ai Gruppi viene diviso fra i 45 consiglieri regionali la cui paga base parte da 6mila euro e può arrivare a 10mila (con gettoni di presenza e indennità). Lo schema di riforma della legge elettorale imposta da Roma prevede l’abbassamento del numero dei consiglieri regionali da 45 a 31, ma soprattutto uno sbarramento al di sotto del quale non può essere eletto nessuno .In questo modo si vuole evitare la formazione dei monogruppi che oggi, in proporzione, “costano” di più dei Gruppi consiliari più numerosi (968 euro al mese per le spese di funzionamento e 4.811 euro per 3 unità di personale). Allo stesso modo è previsto lo stop ai passaggi di partito dopo l’elezione con la conseguente cancellatura del Gruppo misto. Ma chi controlla la rendicontazione dei Gruppi? Esistono smagliature per le quali è ancora possibile che qualcuno utilizzi i rimborsi per fini personali? I contributi sono finalizzati alle spese di funzionamento del Gruppo, organizzazione di convegni, telefoni, trasferte, segreterie, e all’assunzione a tempo determinato dei collaboratori. Nel caso in cui un partito rinunciasse alle assunzioni, deve in alternativa destinare la stessa somma alle consulenze. Tornando all’esempio con il Lazio, nel caso di un Gruppo composto da 5 componenti, in Abruzzo costa 138mila euro, nella Regione della Polverini 218mila euro. In Emilia 160mila euro. E i monogruppo sono davvero privilegiati? «Nei 968euro al mese devono starci tutte le spese per cui la cifra è irrisoria anche per noi tanto che alla fine io ci rimetto di tasca mia», afferma Walter Caporale unico rappresentante dei Verdi in Consiglio, «il concetto è diverso», continua riferendosi allo sbarramento ai piccoli partiti nella legge elettorale, «non si può pensare che la politica finisca nelle mani delle lobby e dei miliardari come in America, io dico sempre che a livello provocatorio se in Abruzzo non ci dovessero i Verdi farei campagna elettorale per il Movimento 5 Stelle». «Una cosa sono i monogruppi dei partiti che hanno eletto un solo consigliere, altra i monogruppi nati da consiglieri eletti con grandi partiti che poi si sono messi in proprio», sottolinea Maurizio Acerbo , l’unico di Rifondazione, «il primo è un fatto democratico, il secondo un meccanismo deplorevole. Per questo all'inizio della consiliatura sono stato tra i promotori della riforma che prevede il gruppo misto.Una cosa è certa», conclude, « un buon "protocolloelettronico"consente di risparmiare, ma nonostante Rifondazione lo proponga da anni, molti uffici ancora ne sono sprovvisti».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it