Iscriviti OnLine
 

Pescara, 19/06/2026
Visitatore n. 755.096



Data: 26/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il Pdl si appella al Viminale: scarto troppo basso dichiari la parità. Il centrodestra si sente vincitore alla Camera. Alfano ringrazia il Cav. «La grande coalizione? Aspettiamo, non facciamo scenari»

ROMA È passata da circa 40 minuti la mezzanotte quando Alfano piomba nella sala stampa di via dell’Umiltà. Lo scarto alla Camera tra le due coalizioni a quel punto è di appena 128 mila voti. Il vantaggio che ha il centrosinistra sul centrodestra. Il 29,5% contro il 29,1. Un soffio. «Sono dati ufficiosi, raccolti in modo empirico», mette le mani avanti il segretario del Pdl. Nella sala il clima è teso. Poco prima si festeggiava. Pidiellini e giornalisti si scambiavano opinioni. Le stufe elettriche accese per difendersi dal freddo. Alfano scandisce le parole una ad una, come se le dettasse: «In queste condizioni negli Stati Uniti si dichiara il to close to call». Tecnicamente è l’impossibilità di proporre il vincitore. Come dire che in attesa del conteggio e riconteggio dei voti il Viminale, secondo Alfano dovrebbe dichiarare la parità. «Solo gli uffici centrali circoscrizionali e solo l'ufficio centrale presso la Corte di Cassazione - spiega ancora Alfano - potranno calcolare con certezza, sulla base dei verbali di tutte le sezioni, la coalizione che ha effettivamente conseguito il maggior numero di voti ai fini dell'assegnazione del premio di maggioranza». Poco dopo arriva la risposta del Viminale in cui si dice che i dati, sia pure «ufficiosi», «verranno diffusi fino al termine dello scrutinio». Potrebbe non sembrare ma non è una questione di lana caprina. Anzi. Che non diventi una grana?
GRAZIE SILVIO
Prima del colpo di scena nel Pdl era andata in onda la «beatificazione» di Silvio. «L’ho sentito per ringraziarlo di questo straordinario risultato che si deve alla sua tenacia, al suo sforzo generoso, alla sua grinta e alla sua fede nel successo», aveva elencato i meriti del suo Anfitrione il delfino del Cavaliere. «In queste elezioni - riprende - ha dovuto ricredersi chi lo dava per finito. È un leader dal carattere straordinario che ha sempre creduto nella vittoria finale». Il Pdl rispetto al 2008, quando era al 37%, ha perso consensi (6 milioni e 300 mila voti in meno). Ancora Alfano: «In questi casi ci si misura con il principio di realtà. In base allo stesso principio il Pd oggi sarebbe indietro di 7 punti rispetto a 5 anni fa. Diciamo che siamo molto contenti di questo risultato».
SECONDO MIRACOLO
In attesa dei numeri definitivi, più dell’analisi prevale l’elogio del «capo», l’enfasi per la rimonta. «È un miracolo, due mesi fa le previsioni ci vedevano al 12/13 % vedere oggi un’indicazione di carattere nazionale che ci dà sopra al 20 % non può che farci dire che Berlusconi ha fatto il secondo miracolo. E il voto per Grillo e un grido di protesta da leggere in chiave interne, quello per Berlusconi marca una certa distanza dall’Europa e dalla Merkel e dunque contro l’Imu e le tasse. «É un grande combattente, grandissima rimonta - è l’omaggio che non a caso la Gelmini rivolge al rettore di Arcore - Esce battuta sonoramente la politica dell’austerità senza crescita, dell’europeismo delle burocrazie e dei Paesi del Nord».
CAV ÙBER ALLES
«In questa tornata elettorale vi è un'unica certezza: ancora una volta Berlusconi dimostra di essere “ùber alles”, cioè sopra a tutto e tutti», non ha paura di esagerare Michela Biancofiore, commissario straordinario del Pdl in Trentino Alto Adige. In Puglia il Pdl è il primo partito con oltre il 30%. In Campania, la regione di Nick ’o americano, al secolo Cosentino, molto prima di conoscere i risultati definitivi i piediellini hanno fatto festa in pizzeria. Tutti a tavola: il coordinatore regionale Nitto Palma, Luigi Cesaro e il figlio Armando, Carlo Sarro, Enzo Rivellini e Bianca D'Angelo. Nel flusso ininterrotto di omaggi si segnala Sandro Bondi: «Dobbiamo tutto a Silvio». L’ex ministro Raffaele Fitto parla di «impresa unica ed eccezionale». E Mario Mantovani, coordinatore lombardo, si supera: «È l’eroe delle due repubbliche».


Berlusconi in trincea «Ora verificare ogni voto». Il leader ad Arcore festeggia il successo: «Ci ho messo la faccia e ho vinto»Esclude di tornare alle urne: «I nostri voti per fare le riforme»

ROMA E’ pronto a brindare Silvio Berlusconi. Ma soprattutto è convinto di essere «determinante per un futuro governo» e determinato a combattere fino all’ultimo voto. Tanto da affidare al fido Alfano il compito di chiedere formalmente al Viminale «di dichiarare il pareggio tra centrodestra e centrosinistra che alla Camera sono a un’incollatura». Il che significa che l’ex premier non accetta che il leader del Pd già parli di alleanze e di governi futuri e che si prepara a chiedere ai suoi di «verificare ogni voto anche alla Camera dove potremmo vincere».
A tarda notte, dunque, assorbito l’entusiasmo manifestato al telefono con chi l’ha chiamato al telefono, come Mara Carfagna che racconta di «averlo trovato felice e soddisfatto, anche se rammaricato per la divisione dei moderati, senza la quale avremmo stravinto», il leader del Pdl detta ai suoi la linea e studia le prossime mosse. Con una premessa: «Non prenderemo mai in esame l’ipotesi del voto anticipato. Chi la prospetta oggi è un irresponsabile».
L’obiettivo di Berlusconi è, dunque, tornare a essere determinante sia per le trattative sul governo, sia per l’elezione del presidente della Repubblica.. E si propone di svolgere almeno il ruolo di quel Ghino di tacco di craxiana memoria, favorendo un governo «per le riforme e per cambiare la Costituzione», per il quale sarebbe disposto «anche a collaborare con il Pd». Di larghe intese però l’ex premier non vuole sentir più parlare. «E tanto meno di governi tecnici, che mi auguro di non vedere mai più». Nessun dialogo, almeno per ora, è previsto con Grillo e i suoi. I quali, d’altronde, bollano i berlusconiani come male assoluto. Al momento, comunque, l'input per i pidiellini è di vendere cara la pelle alla Camera cercando di contestare la vittoria del Pd alla Camera, «data troppo presto per certa».
Il Cavaliere è dunque molto rinfrancato dai risultati di queste politiche, pur di molto inferiori a quelli del 2008. Il suo medico, Alberto Zangrillo, dopo avergli sconsigliato di chiudere la campagna elettorale a Napoli a causa del distacco del vitreo e della congiuntivite, ora racconta di «un leader che sta da Dio, tonico, all’attacco. Del resto- osserva- ne ha ben donde perchè ha guidato la rimonta del Pdl con un piglio da leone, anzi da giaguaro».
LA SOLITUDINE DEL CAPO
E Berlusconi, che nei mesi scorsi ha anche sofferto la solitudine del leader ormai dato per perdente, che ha visto il Pdl dileguarsi dietro di sè, ora gongola. «Mi davano per morto, ma siamo ancora determinanti. Ci ho messo la faccia e questo ci ha premiati ancora una volta», ride con i suoi. E, fatalmente, tornano i cantori della sua invincibilità, da Sandro Bondi a Capezzone, che inneggiano «all’unico leader che ci ha visto giusto ed è sempre in grado di trascinarci alla vittoria». Ma, dopo la cautela di fronte ai primi dati del Senato, che invece premiavano Bersani, è ovvio lodare il capo che, come sottolineano ormai tutti i colonnelli pidiellini, «ci ha visto giusto». Berlusconi e i suoi, riuniti ad Arcore, stupiscono per il successo del Pdl in Puglia «anche dopo la condanna di Fitto», non mancano di sottolineare, a riprova che, si sussurra, «gli italiani non danno retta ai giudici». Berlusconi si spinge ad apprezzare «l’exploit di Grillo che ha sottratto voti alla sinistra più che a noi», nonchè la mancata vittoria di Matteo Renzi alle primarie che «ha fatto percepire il Pd come un partito ancorato al vecchio». Analisi fatte a posteriori perchè, alla vigilia del voto, «nessuno avrebbe scommesso su questo risultato».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it