ROMA Grillo e il Pd, manovre di avvicinamento. Il leader del Movimento 5 Stelle, dall’altro ieri primo partito in Italia, lo aveva fatto intendere parlando sul suo blog dell’esperienza siciliana, dove i grillini appoggiano il governo regionale su provvedimenti specifici pur senza farne parte. Poi Dario Fo, molto vicino al comico (tanto da essere proposto per il Quirinale), in serata rivela a Otto e mezzo su La7: «So che lui ci sta, farà nascere il nuovo governo proposto oggi da Bersani». Anche se aggiunge: «Naturalmente bisognerà vedere se troverà la disponibilità all’ascolto delle sue posizioni». Insomma, la prospettiva pare essere un governo di centrosinistra con appoggio esterno di M5S, sempre che i due leader trovino l’accordo su una griglia ben definita di punti e riforme. Le premesse ci sono. Poche ore prima Grillo sul suo blog aveva sintetizzato: «Il modello Sicilia è meraviglioso». Un cambio di passo che ha caratterizzato il giorno dopo il trionfo elettorale. Parla sul suo blog, sui siti del movimento, si concede ai giornalisti davanti alla sua villa con toni ben più sobri rispetto agli show devastanti dello «tsunami tour» in campagna elettorale. Grillo è a capo del primo partito italiano alla Camera, secondo al Senato: sa bene che ora deve gestire il trionfo. E di fronte alle aperture del Pd lui non chiude. Anzi. In Sicilia i 15 deputati del Movimento 5 Stelle eletti alla Regione non fanno parte della maggioranza né del governo guidato da Crocetta, ma hanno sostenuto provvedimenti di giunta e maggioranza come il Documento di programmazione economica e la mozione sul no al Muos. Insomma, Grillo potrebbe sostenere il centrosinistra vincitore ma senza maggioranza al Senato su alcuni punti in comune nei rispettivi programmi – costi della politica, riforma dei partiti, legge elettorale, legge sul conflitto di interessi, abolizione delle Province - escludendo però l’alleanza. Riforme dunque, elezione del Presidente della Repubblica. E calmierare i mercati. Infine di nuovo al voto quando la situazione sarà stabilizzata. Scenario possibile, uno dei pochi prevedibili per la governabilità del Paese. Ieri dunque primo faccia a faccia con i giornalisti accalcati fuori dalla villa di Sant’Ilario a Genova. Toni pacati, solo qualche tirata di orecchie ai cronisti («Anche voi dovevate contribuire a cambiare la politica e non l’avete fatto»), più volte ha minacciato di rientrare in casa di fronte a domande «che non capisco». Ma poi è rimasto, spaziando dalle possibili alleanze alle critiche verso i partiti. «Non è il momento di parlare di alleanze – ha detto circondato dalle telecamere – messi così non riusciranno a governare. Il nostro appoggio dipende se seguiranno il nostro programma». Poi aggiunge: «Noi non siamo contro il mondo. Vedremo riforma per riforma, legge su legge. Se ci sono proposte che rientrano nel nostro programma le valuteremo». Enormi passi in avanti insomma. Poi attacca Berlusconi («Si è comprato i voti con l’Imu, una cosa drammatica»), e Monti («Ha una comunicazione anni ’70). Non cita mai Bersani ma mette in guardia da un possibile «accordone» Pd-Pdl/Lega: «Se tenteranno il governissimo non andranno lontano. 6-8 mesi forse, e comunque lo impediremo». Infine annuncia che andrà lui stesso da Napolitano per le consultazioni. E’ il Grillo new-style, che ora vuole contribuire a cambiare il Paese.