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Pescara, 19/06/2026
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Data: 27/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Scenari. Larghe intese, incarico a tempo o ritorno alle urne

Ora il cammino legislativo è tutto in salita. Il capo dello Stato può orientarsi secondo schemi diversi. Ecco quali

ROMA Voto shock; Senato (ma forse l’intero Parlamento) ingovernabile; nuove elezioni a breve: che altro? Oltre ad allarmare le cancellerie europee e non solo, ed a mettere in fibrillazione i mercati, il responso delle urne di domenica e lunedì scatena la fantasia - e le paure - di politici, analisti commentatori. La realtà è che il presidente della Repubblica tra poche settimane si ritroverà alle prese con un rebus complicatissimo: quello della possibile governabilità all’indomani di un responso delle urne che vede tanti sconfitti e nessun chiaro vincitore: Grillo compreso, che è sì di fatto il primo partito italiano e tuttavia non ha numeri per l’autosufficienza. Dunque è il momento degli scenari. Tanti, più o meno articolati (e arzigogolati) per una matassa che è davvero difficile dipanare. Ma prima di valutare nel dettaglio quello che dovrebbe/potrebbe succedere, va sottolineato che comunque ci sono passi istituzionalmente obbligati da compiere. Primo fra tutti l’elezione dei nuovi presidenti di Camera e Senato e per quest’ultimo caso, visti i numeri, sarà un’operazione tutt’altro che in discesa.
IL NUOVO PARLAMENTO

E’ presumibile che il Pd avanzi delle proposte, ma gli equilibri che si sono prodotti a palazzo Madama fanno sì che il Pdl vorrà dire la sua, e con forza. Esaurito questo capitolo, Giorgio Napolitano, che è alla vigilia della scadenza del suo mandato, dovrà individuare la personalità cui affidare l’incarico di formare il nuovo governo. Infine il nuovo Parlamento, in seduta comune assieme ai rappresentanti delle Regioni, dovrà eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Per prassi, il premier si presenta dimissionario al capo dello Stato eletto. Il quale normalmente lo conferma nell’incarico. Insomma si tratta di viaggiare nel nuovo panorama politico dopo lo tsunami elettorale con una bussola che non può essere quella del passato.
Le nuove camere si riuniranno il 15 marzo, e saranno assenti protagonisti decennali (Fini, Di Pietro, eccetera) mentre figureranno personaggi con scarsa o nulla esperienza politica. La partita dell’elezione del successore di Napolitano rappresenta il vero banco di prova della tenuta della legislatura.
TENSIONI DENTRO AI PARTITI

Naturalmente ogni passaggio nelle prossime settimane vivrà sulla compattezza o meno dentro ai partiti. Non che le sensazioni da questo punto di vista siano troppo rassicuranti. Nel Pd le tensioni affiorano a vista, tra chi pensa ad intese con Grillo e chi è più scettico e continua a guardare a Monti nonostante le percentuali non esaltanti del Professore. Senza dimenticare il rapporto non sempre idilliaco con Vendola. Grillo viaggia con il vento in poppa eppure anche tra le sue fila non c’è tranquillità assoluta. Al punto che o stesso comico genovese ipotizza fenomeni di ”scilipotizzazione”: in sostanza possibili cambi di casacca tra i neo deputati grillini. Poi c’è il capitolo centrodestra. Se i berluscones sono euforici lo stesso non si può dire dei leghisti. La vittoria di Roberto Maroni in Lombardia non è sufficiente ad annullare le difficoltà registrate in Veneto e Piemonte, dove in alcuni casi il Carroccio ha dimezzato i consensi. Tutte fibrillazioni che possono diventare decisive nel momento in cui si procederà ai voti.

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