ROMA Il Pdl “cerca” il Pd per tutto il giorno, lanciando l’amo per un governo di larghe intese, e lo fa direttamente, e di prima mattina, con lo stesso Silvio Berlusconi («L’Italia va governata, serve un dialogo»), ma poi Bersani chiude la porta. E così, a quel punto, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, scende nella sala stampa del partito in via dell’Umiltà per dire che «non c’è nessuna porta aperta né in faccia. Vogliono governare con i grillini? Facciano pure, vediamo dove porteranno il Paese».
Il leader e fondatore del Pdl, visibilmente soddisfatto e felice quanto stanco per la maratona elettorale, riceve la Telefonata di Maurizio Belpietro a Mattino Cinque e invita al “dialogo”: «Per il bene del Paese tutti devono acconciarsi a qualche sacrificio però credo che quest’Italia non possa non essere governata. Io sono tranquillo, ho la coscienza a posto». Poi Berlusconi respinge nettamente l’ipotesi di tornare a votare e non si dice preoccupato dalle reazioni negative delle Borse: «Sono indifferenti e un po’ matti. Ne abbiamo sempre fatto a meno e possiamo continuare a farne a meno». Per quanto riguarda l’analisi del voto, Berlusconi è convinto che «se non ci fosse stato Giannino avremmo vinto alla Camera. Un dato positivo lo abbiamo avuto, però: non entrano in Parlamento Di Pietro, Fini e Ingroia». Poi chiude nettamente a un coinvolgimento di Mario Monti nel governo e valuta con attenzione il dato di Grillo, ma è chiaro che, dai discorsi del Cavaliere, i grillini (e Monti) sono fuori da ogni prospettiva di possibile governissimo. L’offerta, sotterranea e sussurrata, è al Pd. Nel pomeriggio, però, parla il leader del Pd Bersani. Ecco che, allora, tocca ad Alfano prendere la parola e rispondere all’atteso discorso del principale competitor del Pdl.
L’ATTACCO
Alfano prende di petto Bersani e risponde con un attacco che suona come una (netta) chiusura al Pd. I toni sono duri, ma traspare anche una certa prudenza: «Le parole di Bersani sono state confuse e incomprensibili. Non si capisce bene cosa voglia fare. Dalle sue dichiarazioni, recitate in puro politichese e dette da un non vincitore, non traspare né un futuro né un governo. Noi continueremo ad avanzare le proposte che abbiamo lanciato in campagna elettorale su tasse, lavoro e sviluppo. Il suo parlare di cambiamento è come parlare delle mezze stagioni».
In realtà, il Pdl spera ancora di aprire – o riaprire, dopo la collaborazione forzata sotto il governo Monti – un filo di dialogo con il Pd. Berlusconi, ancora ad Arcore, ha riunito via telefono tutto il suo stato maggiore, riunito h 24 in via dell’Umiltà con Alfano, Verdini, Lupi, Casero, Fitto e Matteoli. Insomma, per i pidellini Bersani è ancora “confuso”. Sperano che, dopo aver sperimentato il fallimento del dialogo con Grillo, capisca che arriverà l’ora di andare a Canossa. A far da pesce-pilota, alla bisogna, le parole di Sandro Bondi, che dice di apprezzare il discorso di Bersani. Guido Crosetto, non entrato al Senato, ma ieri in visita alla Camera e appena nominato coordinatore di Fratelli d’Italia, fa capire l’oggetto dello scambio: non certo la presidenza del Senato, ma la salita di Gianni Letta al Quirinale.