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Pescara, 19/06/2026
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27/02/2013
Il Centro
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Trombati, conferme e new entry. Il nuovo Parlamento: fuori Fini e Di Pietro, ritorna Vendola, c’è Formigoni. E anche Scilipoti |
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ROMA La mattinata era iniziata con una gaffe proveniente proprio dai sobri uffici di Palazzo Chigi: ecco i «trombati» eccellenti si leggeva in un tweet spedito dallo staff, con tanto di foto di Fini e altri esclusi dall’elezione. Poco dopo sono arrivate le scuse ma è indubbio che il nuovo Parlamento sarà certamente segnato da molti nuovi ingressi, ma anche dalle esclusioni, alcune clamorose. Cominciamo da quelli che vengono definiti i trombati. I più noti e illustri sono due leader di partiti. Bruciante l’esclusione di Gianfranco Fini, leader di Fli, che occupava lo scranno più alto di Montecitorio nella precedente legislatura. Non ce l’ha fatta e il suo partito, cannibalizzato dal voto montiano, rischia l’estinzione. Pesante anche la bocciatura di Antonio Di Pietro, unico oppositore del governo Monti, coinvolto nella debacle della lista Rivoluzione Civile guidata dall’ex pm Antonio Ingroia. Per Di Pietro poche scusanti: si è subito dimesso durante una drammatica riunione del suo movimento che ha avviato una fase di gestione collegiale. Per restare dalle parti della Sinistra, il mancato raggiungimento del quorum ha impedito a Rivoluzione Civile di eleggere deputati o senatori. Dunque niente seggio per Antonio Ingroia - che annuncia la prosecuzione del suo impegno alla guida del movimento - come per i segretari di partito che lo sostenevano: Diliberto (Pdci), Ferrero (Prc) e Bonelli (Verdi). L’elenco è però molto lungo. Niente seggio parlamentare per Oscar Giannino che, complice lo scivolone sulle false lauree, ha portato a casa un risultato modesto anche se, come ha spiegato su twitter, è bastato per «far perdere Berlusconi». Esclusioni pesanti per due ex potenti della politica siciliana come il leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè e quello del Mpa Raffaele Lombardo. Una mattanza dalle parti di Futuro e libertà. Non sono stati eletti, tra gli altri, il vice di Fini, Italo Bocchino alla Camera e Giulia Bongiorno al Senato. Dalle parti dell’Udc riesce l’ennesima elezione, ma per un soffio, a Pier Ferdinando Casini, segretario dell’Udc che però è «costretto» a transitare da Montecitorio a Palazzo Madama. Casini resta orfano di Nicola Rao, suo strettissimo collaboratore. Nell’ambito di Scelta Civica, restano al palo sia l’ex direttore del Tempo Mario Sechi, candidato in Sardegna, che il minstro Enzo Moavero. Fuori anche l’ex Pdl Giuliano Cazzzola. A destra non passa Guido Crosetto, «fratello d’Italia» di Meloni e La Russa così come il compagno di partito Giuseppe Cossiga (figlio dell’ex presidente) candidato sempre di Fdi. In casa Pd vittime del voto abruzzese, l’ex presidente del Senato Franco Marini e Anna Paola Concia. Spariti i radicali: via Pannella e Bonino. Poi c’è l’elenco di confermati e new entry. Ancora nel centro sinistra, restano i nomi noti di Anna Finocchiaro, Luigi Zanda e Felice Casson, oltre che del segretario Bersani. Li raggiungono Piero Grasso, Miguel Gotor e Ugo Sposetti oltre all’olimpionica Josepha Idem. Tra i centristi ce la fanno Paola Binetti, Piero Ichino e Gabriele Albertini. Nell’Udc riescono a rientrare in Parlamento Cesa e Buttiglione. La Lega conferma Calderoli e Bossi ed elegge Giulio Tremonti. Alla Camera rientra Nichi Vendola leader di Sel e col suo movimento viene eletta Paola Boldrini. Nel Pdl conferme per Gasparri, Cicchitto, Quagliarello, Ghedini e Bondi. A Palazzo Madama approdano Formigoni e Alessandra Mussolini. Tra le note di curiosità da registrare il possibile ritorno in Parlamento dei “responsabili” Scilipoti e Razzi nel caso che Berlusconi non opti in Abruzzo e Calabria. Facendo un quadro complessivo degli eletti ci sono più giovani e tanti volti sconosciuti in particolare tra i grillini. Aumenta decisamente la presenza delle donne: si passa alla Camera dal 21% al 32% e al Senato dal 19% al 30%.
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