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Pescara, 19/06/2026
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Data: 27/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pescara vola in Parlamento. L’Aquila mastica amaro. Territori, bene anche la provincia chietina va male per Teramo

L’AQUILA Pensava di essere rimasta tagliata fuori come ai tempi di Gaspari, di scontare cinque anni di emarginazione, di disattenzioni e di dispetti. Proprio lei, la città-capoluogo non capoluogo, la metropoli d’Abruzzo, la più dinamica ed effervescente di tutta la regione. Alla fine invece Pescara porta a casa sei parlamentari, molti dei quali in salsa grillina, altri in salsa democrat. I pidiellini avranno pur sempre qualcosa da ridire, perchè l’unica pescarese è Federica Chiavaroli, sempre che Berlusconi capolista al Senato non opti per l’Abruzzo (e qualcuno malignamente ricorda che l’ex premier predilige le piccole regioni e la volta scorsa scelse il Molise, ma questa volta è da escludere: opterà per Lombardia o Campania), e a meno di non considerare pescarese o a cavallo dell’area metropolitana lo sbeffeggiatissimo Antonio Razzi (nato nel Chietino ma residente in una centralissima strada pescarese).
Alla fine in ogni caso i parlamentari pescaresi saranno sei, come quelli teatini, mentre tre andranno a Teramo e quattro all’Aquila, considerando anche il marsicano Filippo Piccone e la peligna Paola Pelino. E proprio questa forzatura mette i cittadini del capoluogo di regione nella condizione di dire che loro al parlamento non saranno rappresentati, se si esclude l’agguerritissima Pezzopane. Una mancanza che sconta di più il Pdl, per ora troppo intento a cantare vittoria per lamentarsene.
Soltanto a tarda notte il conteggio definitivo dei resti permette di assegnare all’Abruzzo 14 seggi per la Camera, che sono così ripartiti: sei al Pd (Legnini, Castricone, Ginoble, Amato, Gutgeld, D’Incecco), 1 a Sel (Melilla), 1 alla lista Scelta civica di Monti (Sottanelli), tre al Pdl (Piccone, Tancredi, Di Stefano) e tre anche al Movimento cinque stelle (Vacca, Colletti, Del Grosso). Al Senato invece il Pdl ha spuntato a sorpresa 4 seggi (Quagliariello, Pelino, Razzi, Chiavaroli), due i cinquestelle (Blundo e Castaldi), uno solo il Pd (Pezzopane).
Sono tanti gli sconfitti illustri di queste elezioni che davano il Pdl moribondo e il Pd in rapida ascesa. Talmente rapida e talmente scontata da non consigliare neppure un rapido passaggio dei big nazionali. Il più illustre è sicuramente Franco Marini, padre storico del Pd abruzzese, bocciato al Senato di cui era stato presidente ai tempi di Prodi. Un’altra sconfitta non ugualmente illustre ma sicuramente pesante e inattesa è quella di Giorgio De Matteis, candidato a forza con l’Udc tra i mugugni e le proteste di tutta la classe dirigente del partito, che dal 5,85 per cento ora si ritrova all’1,7%. Meno a sorpresa la sconfitta di Daniele Toto e dei finiani, che pure in Abruzzo hanno una forte rappresentanza, e quella di Alfonso Mascitelli e di Carlo Costantini, candidati a Senato e Camera con la lista Ingroia che non raggiunge il quorum, e a ruota, quella di Antonio Di Pietro e dell’Italia dei valori che prima dello tsunami che lo ha travolto, in Abruzzo riusciva a portare a casa anche l’8 per cento. Mascitelli con sorprendente coerenza si è dimesso ieri da segretario dell’Idv.
Al Senato con Monti non entrerà neppure Nicoletta Verì, ex pidiellina molto instabile e scontenta, che pure ci aveva molto creduto. Non entrerà Carlo Masci nè Paolo Gatti, uno dei primi a staccarsi dal Pdl e ad aderire al movimento di Giorgia Meloni: i suoi 28 mila voti hanno rimesso una costola al Pdl ma non sono serviti a farlo eleggere alla Camera. E rimane al palo persino un figlio illustre come Achille Gaspari, candidato al Senato col Centro democratico di Tabacci. Rientra grazie ai resti, come anche in passato, il leader abruzzese di Sel Gianni Melilla, e per il rotto della cuffia, come nella scorsa legislatura, anche la democrat Vittoria D’Incecco.

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