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Pescara, 19/06/2026
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Data: 27/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
La fronda rientra ma non troppo «Persi troppi voti» Gatti, Masci, Morra e Giuliante dovranno scendere a patti

L’AQUILA Il fuggi-fuggi. Avevano cominciato ad abbandonare le barca tre mesi fa. Prima Giandonato Morra, passato con la Destra. Poi Castiglione, che senza lasciare il Pdl strizzava l’occhio a Frattini. E Paolo Gatti, volato con Fratelli d'Italia insieme a Ricciuti e Di Matteo, la presidente della Commissione Sanità Nicoletta Verì, passata armi e bagagli con Monti, Carlo Masci che in rotta di collisione con Quagliariello ha corso da solo al Senato. E Gianfranco Giuliante, Riccardo Chiavaroli e Angelo Di Paolo, fondatori della componente Presenza popolare. Avevano pensato di partecipare al funerale del Pdl e adesso assistono stupefatti alla sua rimonta. Pentiti è una parola grossa. Ma imbarazzati sì.
I frondisti del Pdl in consiglio regionale adesso saranno costretti a cambiare gioco. E a cercare di fare pace con Chiodi e la classe dirigente. Innanzitutto dovranno mettersi il cuore in pace: il partito non cambierà. Piccone resterà in sella: i primi segnali c’erano stati in campagna elettorale, quando Gaetano Quagliariello annunciò che non si sarebbero state epurazioni, con buona pace di Nazario Pagano cui era stato promesso il coordinamento. E ieri, se ci fosse stato qualche dubbio, sono stati tutti ancora più espliciti: Piccone ha esultato per la vittoria e il suo vice Fabrizio Di Stefano ha aggiunto che il Pdl in Abruzzo è addirittura al di sopra della media nazionale. E Nazario Pagano, che aveva confessato ai fedelissimi che questa del coordinamento regionale sarebbe stata l’ultima promessa alla quale avrebbe dato credito (la prima era stata la candidatura al Parlamento), probabilmente dovrà rinunciare ad ogni ipotesi di ribellione. I malpancisti insomma alla fine saranno costretti a farsi passare ogni dolore. D’altronde anche Chiodi ieri a Pescara ha spalancato magnanimo le braccia e Quagliariello ha detto esplicitamente che «non ci saranno vendette». Il figliol prodigo quindi, se vorrà, potrà tornare a casa.
Ma nel segreto delle stanze non tutti sono convinti di aver sbagliato mossa. «Il Pdl ha sicuramente recuperato anche se in Abruzzo ha perso molti voti. Però quando tutti fuggivano e si procedeva alla mummificazione di Berlusconi, noi eravano ancora qui». La fronda è partita quindi al momento della compilazione delle liste, che soprattutto per la componente Chiavaroli-Giuliante è stata in funzione anti-Piccone e anti-Chiodi. Accusati di aver badato ai propri amici e ai propri interessi. Non a caso a quel tempo Giuliante sostenne provocatoriamente che Razzi fosse meglio di Piccone: «Sto in dissenso con l'imbecillità, il resto è conseguenza», disse a chi gli chiedeva da che parte stesse.
La contabilità della vittoria, che per i frondisti è una sconfitta, recita così: a Chieti il Pdl ha perso il 21%, a Lanciano il 19, a Ortona il 19, all’Aquila città l’11%, ad Avezzano e a Pescara il 21, a Teramo addirittura il 22%. Ce n’è abbastanza per continuare a mantenere il punto, almeno per alcuni di loro. «Non sono pentito. Fin dall’inizio ho rifiutato l’etichetta di frondista -dice Riccardo Chiavaroli- Io sono e resto berlusconiano. E il risultato del Pdl è un risultato al quale ho contribuito in prima persona. Ma a questo punto aggiungo: va bene l’entusiasmo però fermiamoci un attimo e pensiamo alle regionali. Bisogna recuperare forze come Gatti e Masci per riconquistare i voti del 2008». E il partito non doveva cambiare? «Squadra che vince non si cambia. Quella del Pdl la considero una vittoria per come eravamo messi: ci davano per morti, adesso respiriamo, altrochè».

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