PESCARA Niente ribaltoni a Pescara e a Montesilvano sulla base del voto nazionale. Non ora, almeno, perché l'effetto-tsunami non tocca immediatamente le maggioranze di centrodestra del capoluogo e di centrosinistra del centro più grande della provincia dove l'Udc è in maggioranza in entrambe le Amministrazioni. Qualche conseguenza, comunque, ci sarà sulla media distanza. A Pescara, ad esempio, il sindaco Luigi Albore Mascia liquida il discorso con una battuta destinata a far discutere: «Udc ridimensionata? E perché mai, anzi è in questi momenti che si dimostra di essere responsabili e la buona politica ci ha insegnato che è in situazioni simili che bisogna essere magnanimi». Ecco una parola divenuta ormai obsoleta nella dialettica politica, ma per Mascia è invece il caso di rispolverarla: «Piuttosto che un'uscita dei centristi, io vedo un rafforzamento della loro presenza. Potrebbe starci un assessore in più per l'Udc e un passo indietro del Pdl, con l'uscita, che so, di Cerolini». Chissà cosa ne pensa l'interessato, un anno fa vicino al siluramento per una polemica strumentale e faziosa, siluramento poi rientrato perché le critiche all'assessore alle Politiche sociali non avevano ragione di esistere. Ma il problema di un maquillage rimane d'attualità e allora le voci di dentro parlano piuttosto di una perdita di peso di Pescara Futura, il cui leader Carlo Masci è uscito malconcio dal tentativo di candidarsi al Senato con una propria lista. Iniziativa che nel Pdl non è stata affatto gradita e che qualcuno vorrebbe mettere sul conto di Mascia sia a livello regionale, dove ricopre il ruolo di assessore al Bilancio, sia nel Consiglio comunale di Pescara. A Mascia, com'è ovvio, l'ardua sentenza, ma il sindaco non è animato per il momento dalla fregola di attuare una resa dei conti. Il momento è delicato, per dirla con Ammanniti, e le priorità sono ben altre che procedere a un ennesimo rimpasto. Di rimpasto si parla, invece, con insistenza a Montesilvano: anche nella quinta città d'Abruzzo l'Udc è magna pars della maggioranza, con un vice sindaco come Lino Ruggiero molto potente e influente, e all'opposizione c'è un esponente del Movimento 5 Stelle, Manuel Anelli, che è all'opposizione dall'inizio della consiliatura, ma che ora reclama spazio dopo il successone del suo partito. E questo è un problema che il sindaco Attilio Di Mattia deve porsi necessariamente anche perché il partito del sindaco, l'Idv, è praticamente evaporato dalle urne. Ed è un fatto oggettivo che a livello politico, Di Mattia deve fare i conti con un peso politico diverso, pressato all'opposizione dal centrodestra e in maggioranza dal Pd, la cui superiorità è sempre più preponderante. Sul fatto che qualcosa dovrà cambiare per forza si è espresso, oltre allo stesso Anelli, anche Ottavio De Martinis del Pdl, il quale, a nome del maggior gruppo di opposizione, dice senza mezzi termini: «Il risultato del Movimento 5 Stelle, che rispecchia quello ottenuto a livello nazionale, - sostiene De Martinis - è sicuramente sinonimo di grande voglia di cambiamento da parte di tanti cittadini. Di questo risultato e di questa voglia di rinnovamento dobbiamo tenere sicuramente conto in futuro». Subito dopo, l'esponente del Pdl rivendica il dato uscito dalle urne che, a suo dire, premia il suo partito: «Allo stesso tempo però si evidenzia la conservazione da parte del Popolo della Libertà di un'alta percentuale di consensi che ci rende orgogliosi dei rapporti di fiducia che evidentemente abbiamo mantenuto con i nostri elettori». In chiusura, De Martinis punge ancora il centrosinistra: «Va sottolineata, infine, la sconfitta dell'attuale amministrazione che vede letteralmente scomparire il partito del sindaco e vertiginosamente calare in termini di consenso il Pd che della maggioranza è forza principale. E state pur certi che, alla luce di questi risultati, il gruppo consiliare del Popolo della libertà continuerà a svolgere con la tenacia e la dedizione fino ad ora infuse, il suo ruolo di opposizione e controllo».