SULMONA Voce rauca e febbre a 37,8: l'ex deputata e nuova senatrice Paola Pelino sente tutto il peso della dura campagna elettorale appena conclusa e che per lei, come per il Pdl, ha portato risultati insperati in Abruzzo. «Grazie al presidente Berlusconi -spiega- e grazie ad un lavoro intenso fatto su tutto il territorio: circa 60 incontri-comizi in 25 giorni nei quali ho dormito tre ore a notte». La ricompensa più grande per l'imprenditrice sulmonese prestata, ormai da tempo, alla politica, è arrivata alla mezzanotte di ieri, quando i risultati degli scrutini del Senato erano ormai sicuri e nel suo comitato elettorale è arrivata la telefonata di Silvio Berlusconi: un saluto in viva voce per dimostrare ai suoi sostenitori che lei è nelle grazie e nei pensieri del Cavaliere. Non a caso era la prima degli abruzzesi in lista, con il peso davanti di Quagliarello e, dietro, di Razzi: «Il presidente mi ha scelta, dati alla mano -continua- , per la mia intensa attività parlamentare e perché di sua fiducia».
TERRITORIO
Così non è stato per Maurizio Scelli e Sabatino Aracu, fa intendere, che con lei hanno rappresentato la Valle Peligna nell'ultima legislatura e non solo. «Sul territorio io ci sono e ci sono sempre stata -spiega- così come sono stata sempre nel Pdl, fino in fondo». Il pensiero va a Carlo Masci che, secondo le neo senatrice, «dovrebbe trarre le conseguenze della sua scelta in relazione al ruolo che ricopre come assessore regionale di una giunta di centrodestra, lui che con quella lista ha fatto il gioco della sinistra». Si affilano le armi in vista di amministrative (a maggio a Sulmona) e regionali.
IL TRIBUNALE
Poi le priorità: «Il tribunale, innanzitutto: tre anni passano in fretta e bisogna salvaguardare il presidio a Sulmona, come ho fatto per le caserme e la sede dell'Impdap. E poi punto alla commissione Lavoro per avanzare una proposta di legge che ho già pronta e cioè di prorogare di cinque anni la mobilità per gli esodati». Maggioranza, quale che sia, permettendo.
Razzi e gli altri le storie nell’urna
PESCARA Il primo giorno da senatore Antonio Razzi l’ha trascorso rispondendo a decine di telefonate di auguri dai compaesani di Giuliano Teatino e dalla Svizzera, dove ha lavorato e ha ancora i tanti amici della Feas, la Federazione degli abruzzesi-svizzeri di cui è stato presidente. E’ stato addirittura intervistato dal Neue Luzerner Zeitung, il quotidiano di Lucerna.
«Silvio Berlusconi è stato tra i primi a farmi i complimenti, in un sms mi ha scritto “ci vediamo a Roma”: è solo merito suo se ci andrò - dice con entusiasmo il neo senatore -. L’ultima telefonata mi è arrivata invece alle 2,45 dall’amico Angelo Di Ianni, abruzzese originario di Villetta Barrea che sta in Canada alla Niagara Catholic school. Non gli è importato nulla del diverso fuso orario».
Ieri per Razzi è stato il giorno della festa. Doppia. Prima quella politica al comitato del Pdl con il senatore Quagliariello e poi quella in famiglia. «Con mia moglie Maria Jesus ho pranzato da Franco al porto turistico per festeggiare l’elezione e il mio 65esimo compleanno del 22 febbraio scorso».
Emigrante con la valigia di cartone e una vita da operaio in un’azienda tessile a Lucerna. «Lavoravo notte e giorno, facevo i turni, mai una festa a casa. Ma ho fatto carriera». Oggi è parlamentare per la terza volta. «Nel 2006 e nel 2008 sono stato eletto all’estero grazie alla legge Tremaglia, questa è la prima volta che vengo eletto a casa mia, a Pescara, dove con mia moglie ho scelto di stabilirmi» dice orgoglioso Razzi.
Una vita avventurosa, la sua, che non a caso ha voluto raccontare in un libro. «Sarei voluto diventare ragioniere ma ai tempi la scuola era un lusso - racconta Razzi -. A 18 anni sognavo una Vespa per conquistare le ragazze a Francavilla, invece ho fatto l’emigrante come mio padre Pantaleone, finito in Germania prima da prigioniero di guerra e poi come operaio, a Stoccarda. A me è toccata invece la Svizzera: il 7 ottobre 1965 sono salito su un treno, viaggio in piedi fino a Milano, un’odissea. La periferia di Lucerna è stata la mia casa per 40 anni e oggi vive lì mio figlio Gionata, che vende elettrodomestici. L’altro mio figlio, Mirko, fa l’idraulico in Spagna, a Saragozza». A Giuliano Teatino ci sono cugini e altri parenti, «in quel paese sono stato il più votato, mica come Bersani che è uscito sconfitto persino nella sua Bettola» dice Razzi. «Ho anche un fratello in Venezuela, una sorella a Ortona e un’altra vicino Ravenna».
Promette che s’impegnerà per Pescara e l’Abruzzo, «sosterrò la battaglia per il porto al fianco della marineria»; ma nel vecchio filmato “rubato” in Parlamento, che da allora imperversa sul web, Razzi sembrava badare piuttosto agli affari propri. «Quelle immagini mi hanno procurato solo guai e anche Crozza a Ballarò s’è divertito alle mie spalle - confessa -. In aula con Barbato mi ero lasciato andare a chiacchiere da bar e lui mi ha sputtanato diffondendo quel filmato».
Lei era in lista al quarto posto in una regione data per persa e si ritrova eletto. Non così Di Pietro, il suo ex leader nell’Idv, grande escluso. Lo ha sentito? «No. Mi dispiace che non sia entrato, è competente. Ma chi getta fango riceve fango: nell’Idv mi remavano contro». Un altro ex Idv che è stato rieletto è Scilipoti, che come lei salvò Berlusconi tre anni fa. «Spero che lavoreremo bene insieme» è l’augurio di Razzi. Con la benedizione di Berlusconi.