PESCARA «L’Abruzzo ha scelto Razzi, non me». Un tweet lapidario, pieno di amarezza, ma con dentro un giudizio politico e personale su un personaggio paradigmatico quale è diventato, suo malgrado, l’ex operaio emigrato in Svizzera, diventato famoso per la poco commendevole frase «io mi faccio i cazzi miei», detta a un collega parlamentare quando decise di lasciare Di Pietro e appoggiare Berlusconi. Il tweet, lo ha scritto Anna Paola Concia, 50 anni, marsicana di origine, paladina dei diritti civili degli omosessuali, deputato uscente del Pd e candidata, non rieletta, al Senato. Ha colpito quel tweet, ha fatto molto discutere sul social network e sui giornali; ha colpito anche perché il Porcellum non consentirebbe tali accostamenti: senza preferenze vincono e perdono le liste, non le persone. «Ma la verità è questa», ribadisce Concia il giorno dopo, «gli abruzzesi hanno scelto Razzi e non me. Gli elettori hanno votato per il Pdl che aveva in lista Razzi. Hanno votato per la lista, certo, ma anche per chi ci stava dentro. La mia era solo una constatazione: siccome io e Razzi siamo agli antipodi, la conseguenza è questa». Il tweet continua con queste parole: «Questa è la democrazia e la volontà del popolo», tanto per far capire che lei non è di quei politici che perdono le elezioni e danno la colpa agli elettori. «Certo, il mio non è un giudizio morale», aggiunge la ormai ex parlamentare commentando il tweet e la sua mancata rielezione, «ma non posso non sottolineare che io e Razzi siamo profondamente diversi. Lui è stato premiato nonostante i suoi comportamenti (il riferimento esplicito è alla già citata frase dei “cazzi miei” ndr); il mio comportamento, invece, che è stato quello di una persona corretta e trasparente non è stato premiato». E ci risiamo col confronto ad personam, anche se il meccanismo elettorale dovrebbe sconsigliare tali paragoni, ma evidentemente l’elezione di Razzi brucia troppo. Anna Paola Concia però sa benissimo di chi è la colpa della mancata rielezione: «La colpa è del mio partito: dobbiamo riflettere molto su questo paese». Magari per capirlo un po’di più? «Certo che dobbiamo capirlo di più. Noi abbiamo commesso molti errori, non ci siamo fatti capire, non abbiamo avuto abbastanza attenzione al disagio che c’era». Perché meravigliarsi, quindi – riflette – se larga parte dell’elettorato Pd è trasmigrato sulla sponda del Movimento 5 Stelle? «Ma penso anche al recupero di Berlusconi. Quando si hanno questi risultati bisogna interrogare se stessi, non prendersela con gli elettori». Nella lunga sequela dei tweet che hanno scandito la drammatica (per il Pd) notte elettorale ce n’era anche uno particolarmente sconfortato: «Non mi si filerà più nessuno, nonostante le mie battaglie. Il mondo funziona così». A distanza di 12 ore, smaltita la botta iniziale, Concia sembra meno drastica. «No, non credo, ho ricevuto centinaia di dimostrazioni di affetto e ho scritto questo tweet : grazie a chi mi ha dimostrato stima, vi porto nel cuore. E’ un grande regalo ed è la dimostrazione che non ho lavorato invano». Con le sue battaglie civili Anna Paola Concia qualcosa ha pur rappresentato nel Parlamento e nel Pd: «Sì, ho lavorato con serietà e con trasparenza, questo lo rivendico. Di una cosa sono dispiaciuta: in campagna elettorale avevo avviato dei discorsi con i marsicani (facendo tanti chilometri in auto: c’è anche un tweet con una sua foto alla guida ndr) per affrontare dei problemi, come i giovani, il lavoro, far tornare la Marsica a crescere. E’ stata un’esperienza bellissima e mi sarebbe piaciuto poterla continuare ».