PESCARA «Siamo riusciti a riportare la sinistra in Parlamento. Mi piacerebbe essere un parlamentare di tutta la sinistra, anche di coloro che non sono entrati. Il risultato delle elezioni è piuttosto pesante: la situazione è estremamente complessa e sono venuti al pettine i nodi di una lunga stagione politica in cui, per anni, il centrosinistra non si è comportato come tale». A distanza di 20 anni dalla sua prima elezione a deputato nelle file del Pds, Gianni Melilla torna alla Camera con Sel. Pescarese, 58 anni, Melilla, ha condiviso l'iniziativa di Sel nel 2010, divenendo il coordinatore regionale, fino alle elezioni 2013 e alla sua candidatura. Il neodeputato parla di una «grande soddisfazione» e dedica al padre che non c'è più la sua elezione. «Quando iniziai a fare politica», racconta, «ha voluto che gli garantissi che l'onesta fosse il mio principio ispiratore». Il partito di Nichi Vendola in Abruzzo ha ottenuto il 3,06% delle preferenze (Sinistra Arcobaleno nel 2008 raggiunse il 3,1%). Melilla non nega che per il centrosinistra il risultato è «piuttosto pesante», un risultato che arriva al culmine di una «situazione esplosiva». «L'attacco a tutti i partiti politici, anche a causa di scandali intollerabili», osserva, «mischiati ai privilegi, insopportabili in un momento in cui ai cittadini si chiedono sacrifici enormi. Tutto questo ha creato la cosiddetta antipolitica: io non la condivido come mezzo per mettere tutti sullo stesso piano, ma è giustificabile. Da qui si spiega la quantità di voti assegnati a Grillo, che ha rappresentato il 15% delle preferenze in meno per il Pdl e il 7% in meno per il Pd, con la scomparsa dell'Italia dei Valori, partito che in Abruzzo conta ben cinque consiglieri regionali». «Sicuramente», aggiunge il deputato di Sel, «il fenomeno del Movimento 5 Stelle non va sottovalutato. La colpa, però, non è di Grillo che attira i voti, ma di chi i voti se li è fatti sfuggire». Melilla, in ogni caso, vede parecchie assonanze tra Sel e il Movimento 5 Stelle. «L'ambiente, la partecipazione popolare, il rifiuto delle grandi opere, l'abolizione dei privilegi: su queste cose si potrebbero trovare delle convergenze, anche se mi rendo conto che non è semplice. L'interesse del Paese deve prevalere; bisogna stabilire poche misure fondamentali e portarle avanti, perché prima di tornare al voto bisogna fare qualcosa per la devastazione sociale creata da Berlusconi e da Monti».