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Pescara, 19/06/2026
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Data: 27/02/2013
Testata giornalistica: Il Centro
D’Alessandro: un disastro tutto abruzzese. Il capogruppo del Pd in consiglio regionale invita il suo partito a fare una “rivoluzione”

PESCARA «Nessuno pensi che non sia accaduto nulla, né pensi di inserire il risultato abruzzese dentro il disastro nazionale. Ci vuole un ripensamento che assomigli ad una rivoluzione, altro che analisi del voto». Dopo la sconfitta elettorale in Abruzzo in casa Pd si fanno conti e la tensione è palpabile. Le parole di Camillo D’Alessandro, capogruppo in consiglio regionale, sono a dir poco polemiche. «Va rimesso in discussione il nostro modo di essere partito e comunità politica, cioè tutto», scrive D’Alessandro. «Non mi interessano rese dei conti, ma che i conti si facciano certamente si». Uno dei motivi della sconfitta, a suo giudizio, è che il Pd è stato «percepito come autoreferenziale», cioè un partito che «se la suona e se la canta, ma le cause vere della sconfitta nascono prima. «La furbizia delle primarie per la scelta dei parlamentari è stata bene compresa dagli elettori esclusi: perché non consentire il voto a chi non aveva partecipato alle primarie tra Renzi e Bersani? Ma questa regola non doveva essere detta prima ? Sono così riusciti a trasformare lo strumento più democratico e partecipato in un attrezzo ad uso dell'apparato, che ha usato la doppia preferenza di genere non certo per eleggere più donne ma per escludere gli altri ». D’Alessandro, pur senza nominarli, se la prende anche con gli aquilani del suo partito: «Appare sconvolgente che qualcuno possa dire all'esito elettorale che nella sua città le cose sono andate bene e poi immediatamente fuori dalle proprie mura si perde, a partire dalla propria provincia. Queste analisi si facevano trenta anni fa. La lezione di queste elezioni è la lezione di sempre: la società vale più dei partiti e la vita reale conta più della politica. Lo capiscano anche in Abruzzo definitivamente i detentori delle verità , quelli che sanno sempre tutto ed hanno quasi in odio il tempo da passare in mezzo alla gente». Per D’Alessandro è stata sbagliata la campagna elettorale «consumata come un rito» e «decisa non si sa mai da chi e perché. Penso ai barbuti, a quelli con il sigaro, ai giovani vecchi, oppure a quelli che a Roma si sono definiti giovani turchi (l’attacco sembra riferito allo stesso Bersani e ai suoi collaboratori più stretti, come il responsabile economico del Pd Fassina ndr) , vincenti nelle primarie di apparato, ma poi gli elettori hanno preferito i giovani italiani, i tanti militanti nelle liste di Grillo. Tutto questo e' accaduto. Alle regionali si può vincere se in questo anno mettiamo in campo la nostra “rivoluzione”. Chiodi non può sorridere, del resto nella sua Provincia Grillo raggiunge le maggiori percentuali e come lui stesso ha ammesso per le regionali tutto può cambiare. Certo se cambiamo noi».

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