L’AQUILA Esaurita la pausa elettorale la Regione riprende il consueto ritmo. L’esecutivo di Gianni Chiodi ritrova i suoi membri che avevano partecipato alla campagna elettorale, anche e soprattutto quelli che hanno corso sotto insegne diverse da quelle del Pdl. Di Paolo Gatti che è stato il leader di Fratelli d’Italia, riscuotendo un buon risultato che però non gli è valso il posto a Montecitorio, trattiamo in altra parte di questa stessa pagina. Quanto a Carlo Masci, che ha tentato la fortuna candidandosi al Senato con la sua Rialzati Abruzzo senza apparentarsi, come invece ha fatto Fratelli d’Italia con il Pdl, vanno registrate le critiche nei suoi confronti avanzate da Gaetano Quagliariello sia nel corso della campagna elettorale che a risultati proclamati: c’è chi in queste ore parla di rimpasto in giunta, proprio sulla scorta dei veleni che hanno caratterizzato l’ultimo mese, ma Masci mostra tranquillità e se qualcosa accadrà non sarà ora, nel Pdl si cerca di capire se e come ricomporre i tanti strappi.
PATTI NON RISPETTATI
Chi non avrebbe preso bene il risultato elettorale e sarebbe alquanto alterato con i vertici del Pdl è un altro degli assessori, Giandonato Morra, candidato al Senato per La Destra. Morra è uscito dal Pdl senza grosse polemiche e ha corso alle politiche apparentato al partito maggiore. Ma proprio i dirigenti del partito maggiore, negli accordi verbali della vigilia, avrebbero garantito di portare a La Destra una buona quota di voti onde consentire alla formazione di Morra una discreta figura elettorale. Patti non rispettati, visto che La Destra ha raggranellato un numero molto magro di consensi. Da qui la tensione tra Morra, che si sentirebbe tradito, e i vertici Pdl. Tensione che non si sa a cosa porterà: da tener presente che Morra guida un assessorato importante, quello dei Trasporti, interessato da una delle riforme che segnerà l’ultima fase della legislatura.
Le spine di Gatti: quei 1.203 voti mancanti e Razzi
«Non c’è giustizia» Poi attacca i pidiellini «Quanta aggressività»
TERAMO La prossima campagna elettorale di Paolo Gatti ripartirà da quei 1.203 voti che gli sono mancati per sedersi su uno scranno a Roma. «Lo 0,16%... -mormora con apparente distacco l’assessore regionale al Lavoro- Eppure non serbo rimpianti, anzi ho passato questi giorni a consolare gli altri». Tuttavia rammenta che Fratelli d’Italia nella sua Teramo ha ottenuto il record nazionale con 13.300 voti ed una percentuale del 7,27%: «E in soli trenta giorni. E’ come portare una squadretta di terza serie alla finale di Champions League e poi perderla». 28mila i voti ottenuti alla Camera e 20mila al Senato, in Abruzzo. Ma non c’è risentimento nella sua voce, o almeno è bravo a mascherarlo, ma quando si accenna a Razzi sbotta: «La giustizia non è di questo mondo, la legge elettorale va cambiata».
REPETITA IUVANT
Dopo la sbornia post elettorale Gatti passa le sue ore tra gli amici di sempre, ma se gli si domanda delle prossime elezioni regionali risponde quasi picche a quella che dovrebbe essere un’ovvia ricandidatura: «Non è così ovvia -sottolinea con vigore- , non è sicuro che mi ripresenti». Si mostra più convinto nel «repetita iuvant» nella corsa allo scranno romano soprattutto se l’eventuale nuovo governo, come si rileva da più parti, dovesse nascere con i mesi contati. Del resto il suo bagaglio elettorale in Abruzzo è uno dei pochi in grado di avvicinarrsi agli storici consensi stellari di Gaspari e Ricciuti. Nel più o meno supposto dualismo con Paolo Tancredi, in questi ultimi mesi molto accentuato, ribadisce che con questo centrodestra la figura di Berlusconi appare fin troppo «totalizzante: la gente vota lui, anche se sarebbe meglio un centrodestra diverso e più democratico», del resto queste sono le stesse ragioni per cui Gatti ha lasciato il Pdl.
«SPESI SOLO 30MILA EURO»
Nella sua disamina della bocciatura sottolinea due fattori che gli sono costati il sogno: «Primo, l’esplosione inaspettata in questi termini del Movimento 5 Stelle, poi una campagna particolarmente aggressiva portata dal partito cugino, il Pdl». Malgrado ciò ricorda il miglior risultato che Fratelli d’Italia ha registrato proprio a Teramo con «una campagna elettorale che, ad occhio e croce, facendo un primo resoconto sommario, è costata solo 30mila euro».
«Nessun rimpianto» ripete ancora come un mantra anche se ritorna spesso su quello 0,16% che gli è mancato: solo 1.203 voti. La prossima volta dice che ripartirà da lì. Termina ricordando il suo brand: «Dal 1999 sono collocato a centrodestra, non mi smuoverò mai da quest’alveo, spesso sono gli altri che se ne sono andati, la stessa Udc si è esclusa da questa collocazione».