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Pescara, 19/06/2026
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Data: 28/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Regione, una legge elettorale che può far saltare il tavolo. Pd e Pdl già in corsa per il governatorato ma dimenticano il M5S

PESCARA A elezioni politiche appena consumate la campagna per le regionali venture è già iniziata. L’avevano capito tutti fin dalle prime parole pubbliche di Luciano D’Alfonso, liberato dai lacci tribunalizi e restituito ai fasti tribunizi negli ultimi dieci giorni di campagna elettorale: la performance di venerdì scorso al Circus di Pescara ha ufficializzato la sfida dell’ultimo cavaliere di una Balena bianca che ha appena perso praticamente tutto, da Highlander Marini a Gaspari figlio, fino alla democristianità residua tra Udc e centrismo vario. Lo ha reso esplicito Gaetano Quagliariello due giorni fa, nella celebrazione dello scampato pericolo trasformata in festa della vittoria dalla frustrazione a lungo covata nel Pdl: «Da qui parte la campagna per le regionali, tutti a lavorare per Gianni Chiodi». Fuori i secondi: Chiodi-D’Alfonso al centro del ring, boxe.
Il fatto è che i boxeurs, e i loro zelanti corifei mai contraddicenti gli adorati lìder maximos, hanno perso di vista un piccolo particolare. Il Movimento5Stelle.
La festa Pdl ha evidenziato quanto il trascurabile dettaglio che il M5S sia diventato il primo partito d’Abruzzo neanche sfiori Piccone, Quagliariello and marchin’ band. Solo Fabrizio Di Stefano, fresco di brividi per quel numero tre in lista che lo ha tenuto in tensione fino a elezione accertata, ha invitato i suoi a stare calmi e pensare alla valanga di voti persi e finiti, per non poca parte, nelle borse grilline. Sul fronte Pd la preoccupazione principale sembra quella di regolare i conti del pre e post-primarie, e c’è chi non disdegnerebbe una secessione di D’Alfonso dai democrat per varare un vascello corsaro chiamando il centrismo bastonato alla riscossa, e con quello sfidare il partito indegno, Chiodi e chiunque altro.
CHILOMETRI ZERO
Ecco: chiunque altro. Il chiunque altro, al momento, si chiama M5S e qui lo hanno votato in massa. Ora: in politica le cose cambiano in fretta, si è appena visto con il Pd trionfante un mese fa e poi pestato. Ora-bis: le regionali non sono le politiche, quando c’è da decidere chi ci governa a chilometri zero e non a Roma il voto di protesta non regge, e i risultati alle Regioni Lazio e Lombardia lo dimostrano, con i grillini lontani da chi ha vinto. Resta il fatto che i grillini ci sono e che la nuova legge elettorale che il Consiglio regionale sta per varare potrebbe spalancare praterie davanti a loro. Una legge che riduce i consiglieri a trentuno, e questo è un bene, ma che favorisce lo spezzettamento delle liste e coalizioni foltissime, con alto potere di ricatto dei gruppi monoconsigliere nei confronti di chi governa fino a immobilizzarlo in caso di mancata distribuzione di assessorati a tutti, ma proprio a tutti. In questo quadro, con questa legge, un movimento come quello grillino, che non si allea con nessuno e procede compatto senza miniliste coalizzate, può fare sfracelli.
Ma i vecchi eroi delle due vecchie coalizioni non sembrano aver capito la lezione elettorale. Ostentano superiority complex, rimuginano i soliti pensieri, insistono nei soliti comportamenti, si tappano le solite orecchie, perseguono i soliti nemici, si blindano tra i soliti amici. Poi spunta un grillino, o semplicemente un Paolo Gatti che grillino non è ma studia da incursore, e allora si perdono elezioni e si cercano conti da saldare. Se un conto resterà, dopo che il tavolo è saltato.

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