L'idea del mandato esplorativo e le alternative al leader Pd. A largo del Nazareno non escludono che dopo Bersani entrino in gioco Letta e Barca. Romano Prodi avrebbe aperto un dialogo con i grillini eletti in Emilia-Romagna, parlando con Casaleggio.
ROMA - Bersani nei suoi colloqui di queste ore lo definisce un "governo di responsabilità nazionale". E la partita è giocata su due tavoli: l'offerta al Movimento 5 Stelle e il dialogo (ripreso dopo le asprezze della campagna elettorale) con Mario Monti. "Non ci sono subordinate - ha spiegato il segretario del Pd - andiamo avanti con questa disponibilità. Anche perché Grillo già si frega le mani al pensiero di un governissimo tra noi e il Cavaliere, per poi tornare a votare tra un anno e ammazzarci: non gli faremo questo regalo".
L'offerta sarà sostanziata mercoledì alla direzione del partito. Gli uomini di Bersani stanno dettagliando le singole proposte che dovrebbero allettare i grillini e tenere alla larga Berlusconi, a partire dal conflitto d'interessi e da una vera legge anticorruzione. "Dobbiamo stanare Grillo", è l'input del leader del Pd. In parallelo ha concordato con Vendola che sia proprio il leader di Sel il "pontiere" con il M5S.
C'è poi la rete degli eletti Pd in Emilia-Romagna già al lavoro per ricucire, ma soprattutto sarebbe entrato in campo Romano Prodi. Con una telefonata a Gianroberto Casaleggio. Mediazione smentita dall'ex leader dell'Unione, ma non è un mistero che i voti grillini, oltre che per palazzo Chigi, farebbero comodo anche per il Quirinale.
La novità è che il segretario Pd, come detto più volte in campagna elettorale, non ha affatto abbandonato l'idea di imbarcare Mario Monti. Tra Bersani e il premier c'è già stato due giorni fa un lungo colloquio telefonico. Il fatto è che il leader democratico ha un assoluto bisogno del sostegno del Professore. In primo luogo perché a palazzo Madama, senza i 19 montiani, un eventuale governo Bersani non avrebbe i numeri per la fiducia.
Inoltre l'ombrello internazionale offerto dalla credibilità del premier può mitigare gli effetti sui mercati dell'instabilità italiana. "Per la maggioranza puntiamo a un'entente cordiale tra Scelta-Civica, Italia Bene Comune e Grillo", conferma il segretario socialista, Riccardo Nencini, dopo un consulto con Bersani.
L'offerta di Berlusconi, resa pubblica ieri via Facebook, invece non viene presa in considerazione, anche se Bersani è consapevole che dentro il Pd sta crescendo un'area non piccola che preferisce guardare in quella direzione. "Dai tempi della Bicamerale del '96 ne abbiamo prese fin troppe di fregature dal Cavaliere", avverte un fedelissimo di Bersani come Stefano Fassina.
Anche al Colle al momento nessuna strada viene esclusa. Compresa quella di un mandato esplorativo che potrebbe essere affidato a Bersani, ma anche ad Amato o allo stesso Monti. Altri due nomi che circolano in area Pd sono quelli di Fabrizio Barca ed Enrico Letta. Il timore di Napolitano è infatti legato all'incertezza del quadro: nel caso affidasse a Bersani un incarico pieno e il segretario del Pd non riuscisse a trovare una maggioranza, a quel punto l'unica alternativa sarebbero le elezioni a giugno.
La chiusura di Bersani al leader del Pdl lo espone tuttavia al rischio di consegnarsi mani e piedi ai diktat di Grillo. Da qui la necessità di bilanciare l'apertura al M5S con Monti. Due tavoli dunque, per costruire un programma da portare in Parlamento e "vedere chi ci sta". E intanto provare a trovare un'intesa sui presidenti delle Camere.
Bersani la definisce "la tattica del carciofo", una foglia alla volta per non essere travolto: prima i presidenti delle Camere (dal 15 marzo, l'anticipo della convocazione è troppo complicato), poi le consultazioni per il governo, infine la partita del Quirinale. Ed è l'opposto di quanto vorrebbe Berlusconi. Il Cavaliere infatti, tramite un ambasciatore, ha fatto pervenire al leader del Pd un'offerta di alleanza preventiva "onnicomprensiva". Un pacchetto unico, che comprende il governo di larghe intese (senza Grillo), le presidente delle Camere e il Quirinale. Dove il Cavaliere vedrebbe bene ancora l'attuale inquilino del Colle. "Diglielo a Bersani: in questo caos l'unica - ha confidato ieri Berlusconi al mediatore del Pd - è sperare in una proroga di Napolitano".
I militanti Pd a Bersani: "Mai con Berlusconi
cerchiamo il dialogo con il M5S"
Centinaia di mail dalla base al segretario del partito per chiedere attenzione verso il Movimento 5 stelle: "Un'occasione per cambiare il Paese e il partito". E sul governissimo: "Il Cavaliere va dimenticato"
Interventi e discussioni sui social network, ma anche centinaia di mail direttamente all'indirizzo del segretario e in massima parte con un'unica richiesta: "Mai con Berlusconi e dialogo con il Movimento 5 stelle". La pancia del Partito democratico insomma sembra non avere dubbi: lo scenario uscito dalle urne può essere un'occasione per cambiare il paese, ma anche per cambiare il Pd. Il dato saliente, se si vuole, è che gran parte dei suggerimenti dei militanti a Pier Luigi Bersani sono gli stessi che in queste ore una parte della base di 5 Stelle sta avanzando a Beppe Grillo.
Certo, le ultime uscite di Grillo non aiutano. Ma un dato sembra assodato: il riconoscimento, tra i militanti del Pd, della forza politica del M5S. E dell'importanza della domanda politica che ha innescato la vittoria dei grillini. Scrive Roberto, insegnante: "Caro segretario, siamo di fronte a un movimento nella nostra società, un movimento che se lasciato solo sarebbe inconcludente se non pericoloso. Il popolo italiano con questi risultati elettorali sta chiedendo cambiamento". E il Pd ha il "dovere di farsene carico". Perché si tratta di diventare "quel soggetto che guida l'istituzionalizzazione di un movimento di protesta". E ancora: "Offriamo alle persone che hanno voluto esprimere il proprio sdegno la giusta risposta, lo dobbiamo perché questa necessità è maggioritaria nel paese".
Poi la tattica, i passi da seguire. Giuseppe scrive: "L'esempio è Il Laboratorio Sicilia. Occorre provarci con prudenza e tenacia cercando di costruire un'alleanza sui contenuti, con un punto fermo: con le destre che hanno portato l'Italia sull'orlo del baratro si dialoga esclusivamente a livello di riforme istituzionali". Un laboratorio costruito intorno a temi specifici. Per Alessandro, elettore socialista, si tratta di "sparigliare e di spingere per un accordo con il Movimento. Per fare soltanto le seguenti cose: riduzione dei parlamentari, controllo del Parlamento sugli emolumenti per i consigli regionali, riduzione delle presenze e degli emolumenti in tutti i Cda di aziende pubbliche, riduzione o abolizione delle provincie". E, ovviamente, una nuova normativa elettorale e una "legge sul conflitto d'interessi".
L'incubo per quasi tutti, invece, è un'eventuale linea del partito che tenda un ponte verso il Popolo della Libertà. E le ricadute "elettorali" di "un inciucio" con Silvio Berlusconi. "E' improponibile un governissimo con Berlusconi che non ci consentirebbe di fare nulla di serio per gli italiani e finirebbe solo per screditarci ulteriormente agli occhi della gente", scrive Francesco. E Lucia aggiunge: "Vi prego, non fate un governo di larghe intese con il Pdl. Dialoghiamo con Grillo su una legge anticorruzione e sulla legge elettorale". Ancora: "Berlusconi va emarginato: abbiamo creduto in una politica moralmente corretta. Non è possibile fare compromessi con chi non sa nemmeno come si pronunciano parole come senso civico, moralità, correttezza".
Infine, le richieste di cambiare non solo atteggiamento nei confronti dei grillini. Ma di cambiare anche il partito. Itala: "Il risultato delle elezioni è un brutto voto al sistema politico italiano, quindi anche a noi". Quindi, "con coraggio cambiamo il sistema generale politico. Ma anche il Pd".