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Data: 28/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ma la trattativa va avanti Il leader pd: governo o si rivota

In Senato con un programma di poche riforme: legge elettorale e anti-trust. Resta il no a qualsiasi intesa con il Pdl. I big agitati: siamo tutti senza prospettive

IL RETROSCENA
ROMA «Se pensa di buttarci nelle braccia di Berlusconi si sbaglia e se ne assumerà la responsabilità». La riunione serale con i vertici del partito e il pranzo con Nicky Vendola hanno rincuorato Pier Luigi Bersani che non intende muoversi di un millimetro della linea tracciata martedì del governo di scopo per fare «sei o sette cose urgenti che servono al Paese» e alle quali i grillini non dovrebbero sottrarsi. Nel partito cominciano ad emergere preoccupazioni e distinguo - comprese quelle di D’Alema e Veltroni - ma il segretario è convinto di riuscire a tenere il partito sulla sua linea nella direzione che terrà la prossima settimana. «C’è qualcuno che continua a ragionare con schemi da prima Repubblica, non hanno compreso ancora quello che è accaduto domenica», sostiene Bersani quando vede che c’è chi pensa di prendere al balzo il ”vaffa“ di Grillo per avviare l’intesa con il Cavaliere. Nel colloquio telefonico con il presidente francese Hollande, Bersani ha trovato sostegno e incoraggiamento, insieme alla preoccupazione che la crisi economica dell’eurozona sia il terreno dove si coltiva l’antipolitica.
EMORRAGIA
Forse non servivano nemmeno i dati dell’istituto Cattaneo per confermare al segretario che il Pd è stato uno dei maggiori ”donatori” del M5S. Tornare con Berlusconi, che continua darsi disponibile a larghe intese, significa per Bersani «certificare la fine del Pd» che si troverebbe a dover accettare le condizioni del Cavaliere. Nell’elenco dei primi cento giorni di governo Pd-Sel Bersani e Vendola hanno messo ieri la revisione del falso in bilancio, norme anticorruzione, riduzione dei costi della politica, sostegno ai ceti disagiati, riduzione dei parlamentari, lavoro, legge elettorale e, tanto per essere chiari, anche il conflitto d’interessi.Un programma che dovrebbe risultare indigesto al Pdl, ma piacere molto a 5Stelle. Le bordate rifilate ieri da Grillo al segretario vengono derubricate a ”parole d’ordine“, all’intenzione del comico di frenare l’entusiasmo di alcuni dei suoi. A cominciare da Dario Fo aCeentano che hanno subito benedetto l’intesa. «Parole in libertà» sostengono al Largo del Nazareno. «Espressioni che Grillo usa per parlare alla sua comunità», sostiene Vendola. Il presidente della Puglia e leader di Sel è convinto che un accordo alla fine si troverà e che il pressing di Berlusconi per un governo di larghe intese è frutto della preoccupazione del Cavaliere per un governo che «lo sterminerà».
TELEFONATE
Vendola resta l’alleato fedele del Pd bersaniano, anche perché altre strade, come il governo tecnico o del presidente, rischierebbero di lasciare fuori Sel. Il braccio di ferro con Grillo e la sfida sul programma del prossimo esecutivo è l’unica strada che Bersani vede in questo momento anche se nel partito la tensione è forte e c’è chi si chiede se non sia arrivato il momento di Matteo Renzi. «La ruota girerà presto», continua a ripetere il segretario del Pd alle prese con un partito ancora sotto choc e che fatica a sistemare gli equilibri interni già da tempo sbilanciati verso un governo che qualcuno dava già per fatto prima del voto. Le telefonate che più di un eletto del Pd riceve dai neo-eletti grillini vengono interpretate a largo del Nazareno come «chiara voglia di dialogo». L’incognita resta Grillo e il suo ondivagare, ma a largo del Nazareno fanno notare che «Grillo non vota» e assicurano che «i segnali sul territorio sono incoraggianti». In molte regioni lo scouting è già iniziato e la fitta reste di contatti passa per Bologna e Genova, città dove Pd e M5S hanno un rapporti consolidati nel tempo.
RICAMBIO
Non sono i messaggi web dei grillini che chiedono al comico di non permettere il ritorno sulla scena del Cavaliere a rincuorare Bersani, quanto «il senso di responsabilità» mostrato da molti dei neo-parlamentari che sabato si ritroveranno a Roma o Bologna per la prima volta. A loro Bersani pensa di rivolgersi in Parlamento chiedendo il voto di fiducia che, secondo qualcuno, lo stesso Grillo ne ignorava la necessità. Le tensioni che in questi giorni agitano il partito sono per Bersani frutto della stagione che si apre e che probabilmente imporrà al Pd una stagione di rottamazione di molti eletti ben superiore di quella auspicata da Renzi nelle primarie. Ovvero, per dirla esplicitamente, se si concretizzerà l’intesa con M5S molti esponenti del Pd dovranno archiviare sogni da ministro o da presidente.

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