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Data: 28/02/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Gli abruzzesi in Svizzera: tanta rabbia contro Razzi

Bevacqua (Centro di Lucerna): per la gestione poco trasparente dell’associazione l’abbiamo anche denunciato. E da Camarda l’accusa: parla di donazioni mai viste

PESCARA Tutti conoscono le vicende politiche del neo-eletto Antonio Razzi, l'”onorevole operaio” di Giuliano Teatino, emigrato da ragazzo a Emmenbrücke, nei pressi di Lucerna (Svizzera), già parlamentare della Circoscrizione Estero-Europa nel 2006 e poi nel 2008. Fu lui, insieme a Scilipoti, a salvare il governo Berlusconi dalla sfiducia nel dicembre 2010, passando dalle file dell'Idv di Antonio Di Pietro a quelle del gruppo Misto-Noi Sud e poi a Iniziativa Responsabile. Fu sempre lui quello che ammise davanti alle telecamere della trasmissione di La7 "Gli Intoccabili" che aveva sostenuto il Governo per il vitalizio. In queste ultime settimane Razzi ha fatto parlare di sé dopo che il Pdl l'ha candidato in Abruzzo per il Senato. Esterrefatti da questa scelta si dicono molti abruzzesi residenti in Svizzera, per non dire di quelli del cantone di Lucerna, dove Razzi è stato accusato da alcuni membri del Centro Regionale Abruzzese, l'associazione di cui è stato socio fondatore e presidente fino al 2009, di appropriazione indebita di fondi. Il processo secondo la Luzerner Zeitung (vedi foto in basso) è stato archiviato, ma questo non placa la rabbia dell’associazione. A raccontare questa vicenda è la signora Maria-Luisa Bevacqua, figlia di emigrati abruzzesi, di Ripa Teatina (Chieti), nata a Lucerna e attuale presidente del Centro. Come ha conosciuto Antonio Razzi? «Facevamo parte della stessa comunità d'abruzzesi di Lucerna. Nel 2008 sono diventata poi segretaria del Centro Regionale Abruzzese, quando lui era ancora presidente. Questa carica l'ho ricoperta per circa quattro mesi». E che cosa è successo? «In seguito ad alcuni malumori che circolavano sulla sua presidenza, ho cercato di fare chiarezza sui conti dell'associazione, ma lui non mi lasciava mettere mano ai documenti. Poi con il nuovo cassiere ci siamo "impuntati" e abbiamo cercato di approfondire la questione. Ci siamo accorti che qualcosa nei bilanci non funzionava. Mancavano dei soldi e dei documenti. Allora abbiamo chiesto le sue dimissioni». E lei lo ha anche denunciato? «Sì, subito dopo, nel 2009. Abbiamo presentato una denuncia al Tribunale di Lucerna, presso il distretto di Hochdorf, per appropriazione indebita, ossia per aver intascato i soldi dell'associazione, quelli raccolti durante le feste e quelli mandati dalla Regione Abruzzo». A quanto ammonta la somma? «Circa 200 mila franchi svizzeri, penso». Come ha reagito Razzi alla sua denuncia? «Oggi dice che i soldi erano suoi. Prima di denunciarlo ho cercato di farlo ragionare, ma niente. Lui non si aspettava che io, una donna, avessi il coraggio di andare fino in fondo in questa vicenda». Eppure è rimasto in carica per circa 25 anni come presidente. Nessuno ha mai visto nulla prima? I revisori dei conti dov'erano? «In effetti è questo il problema. Lui si circondava di persona anziane, in buona fede, o di persone che lo lasciavano fare perché si fidavano. Ha approfittato della bontà di queste persone, degli abruzzesi. E' questo che mi dispiace. Persone che hanno lavorato come volontari e che, quando l'hanno messo in discussione, sono state accusate di essere degli incapaci. I revisori dei conti hanno firmato senza controllare i bilanci perché avevano fiducia. Lui diceva che glieli avrebbe fatti vedere. I soci del Comitato non sapevano nemmeno di aver ricevuto fondi dalla Regione Abruzzo per i danni subiti alla sede di Lucerna dall'alluvione del 2005. C'è da dire, poi, che lui sapeva rendersi indispensabile, organizzava tutto lui, tutto passava per le sue mani per meglio nascondere i suoi affari agli altri soci». Razzi era anche presidente della FEAS (Federazione emigrati abruzzesi in Svizzera), vero? «Sì, credo fino al 2007, poi l'hanno fatto presidente onorario. Dopo queste vicende, anche lì l'hanno sfiduciato. Naturalmente lui va dicendo il contrario. Razzi è una persona che ricade sempre in piedi». Ma è stata proprio la comunità italiana in Svizzera che lo ha eletto nel 2006 e poi nel 2008 alla Camera dei Deputati. «Sì, lui ha usato la nostra associazione per farsi eleggere. Quando, nel 2008, da segretaria dell'associazione stavo scoprendo quei fatti, cercai di convocare l'Assemblea generale per parlarne, ma lui, essendo il presidente, rimandava ogni volta con una scusa. Abbiamo anche provato a riferire tutto ad Antonio Di Pietro, ma non ci ha dato retta». Come ha reagito la comunità degli italiani in Svizzera su questa vicenda e sul suo passaggio dall'Idv al gruppo di Iniziativa responsabile? «Malissimo. Si sono rivoltati. Qui, in Svizzera, non è ben voluto. Quando torna, cammina nascondendosi come una lucertola. Se lo vedono gli tirano pomodori in faccia. D'altronde, penso che ora viva a Roma con la famiglia. Ciò che scandalizzò moltissimo la nostra comunità furono anche le sue dichiarazioni sul voto di fiducia al governo Berlusconi, che lo aveva fatto per motivi di tornaconto personale». Cosa si aspetta ancora dal tribunale di Lucerna? «Sicuramente non riavremo indietro il maltolto perché, come ci ha comunicato il Tribunale, quando i revisori dei conti firmano non si può fare più niente. Ma noi andiamo avanti per la nostra strada. Presenteremo i bilanci e gli estratti conto dell'associazione. Non vogliamo i soldi ma giustizia». Cosa pensato della sua rielezione? «Beh, siamo molto arrabbiati. Ci siamo meravigliati quando l'hanno proposto come candidato in Abruzzo. Dopo aver preso in giro noi, non pensavo potesse farlo anche con voi. Mi dispiace tanto. Per questo credo che sia giusto che tutti sappiano che cosa ha combinato qui».

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