La divisione tra i partiti che hanno conquistato almeno un seggio. Ai 5 Stelle spettano 43 milioni, ma manca lo Statuto
ROMA Quando la legge sui rimborsi delle spese elettorali fu approvata -il 6 luglio scorso, un secolo fa- sembrò che si fosse compiuta una piccola rivoluzione e forse si era davvero compiuta: veniva drasticamente dimezzato il contributo pubblico ai partiti, passava da 182,34 milioni di euro a 91 milioni l’anno. Oggi, a distanza di mesi, dopo gli scandali nel Lazio e in Lombardia e dopo tutta una campagna elettorale che ha battuto molto sui «costi della politica», quell’entusiasmo sembra svaporato, soprattutto dinanzi alle decine di milioni di euro che stanno di nuovo per essere assegnati.
Così i primi calcoli fanno un certo effetto: solo per queste politiche 2013 le forze politiche si spartiranno 159 milioni di euro per tutti e cinque gli anni della legislatura (non sia fuorviante il dato dei 90 milioni, comprende anche le tranches annuali che i partiti ricevono per elezioni regionali ed europee). Di questa montagna di denaro, secondo stime non ancora ufficiali, 45,8 milioni di euro toccano al Partito Democratico, 42,7 al Movimento 5 stelle di Grillo, 38 milioni al Pdl e 15 milioni di euro alla Lista Monti e alla sua Scelta Civica. Per arrivano a 159 milioni di euro mancano 17 milioni e mezzo: andranno a tutte le altre forze politiche, a chi sarà riuscito comunque a portare anche un solo suo esponente nel nuovo Parlamento.
DA RISCUOTERE ENTRO LUGLIO
Sono soldi, tanti soldi, che la legge prevede debbano essere riscossi entro il prossimo mese di luglio, presso la Camera dei Deputati. E già tutti si chiedono cosa ne sarà dei 42,7 milioni destinati al Movimento di Grillo, almeno per due motivi. Il primo riguarda l’atteggiamento di netto rifiuto finora tenuto da Cinque stelle sui rimborsi elettorali. Se ne è avuta una prova nel novembre scorso, alle elezioni regionali siciliane, quando i grillini rispedirono al mittente, con una raccomandata al Presidente della Camera, la cifra di 1,4 milioni di euro a loro destinata. «Restituiremo quei soldi» avevano annunciato e così fecero, e così c’è da ritenere che siano intenzionati a fare anche per i rimborsi di queste elezioni politiche.
Ma c’è anche un altro aspetto che riguarda sempre Grillo e il suo Movimento. Non hanno ancora uno statuto interno e la nuova legge, quella del luglio scorso, prevede tra le sue più importanti novità che «le forze fruitrici della contribuzione pubblica» siano «vincolate all’adozione di un atto costituivo e di uno statuto». Non solo Grillo non li vuole, quei soldi, ma al momento non avrebbe neppure le carte in regola per riscuoterli.
NIENTE SOLDI SE SI VA A CASA
Impressionante un paragone: se oggi si tratta di 159 milioni, nelle elezioni politiche di cinque anni fa i partiti ricevettero addirittura 407 milioni di euro, la cifra più alta della storia repubblicana e il punto più basso dal quale poi si partì per arrivare alla legge. Il nuovo testo introduce anche un’altra garanzia, mai prevista prima. E cioè che le rate annuali del finanziamento si debbano interrompere nel caso di fine anticipata della legislatura. È rimasto bene a impresso agli italiani quel che accadde tra il 2006 e il 2008: solo due anni di attività ma contributo intero fino all’ultimo milione di euro. Stavolta, per scendere ancora più nei dettagli, il fondo annuale è di poco meno di 16 milioni di euro l’anno sia per la Camera sia per il Senato. Trentadue milioni l’anno scarsi, fanno appunto 159 milioni per tutta la legislatura.
Non manca qualche sorpresa neppure nella distribuzione dei prossimi fondi alle forze minori. Appariva scontato, ad esempio, che Fli di Gianfranco Fini, non avendo avuto eletti, non avesse neppure finanziamenti. Meno scontato invece notare che la Svp, una forza politica con meno voti di Fli (146.804 voti contro 159.429) porta a casa 366mila euro. Certo, per essere riusciti a eleggere, con i meccanismi elettorali in vigore, i suoi cinque deputati. Niente rimborsi elettorali, ovviamente, neppure per Rivoluzione Civile di Ingroia, mentre riceveranno soldi pubblici Grande Sud e Megafono del siciliano Crocetta, rispettivamente 350.350 e 398.125 euro.