PESCARA Contesta i numeri di Rfi e si appella «ai responsabili politici e istituzionali della Regione Abruzzo» Tino Di Cicco che per la Federconsumatori Abruzzo interviene sull’esclusione della stazione di Pescara dall’alta velocità che, invece, presto partirà dalla vicina Ancona. Il giorno dopo le dichiarazioni dell’ingegner Luciano Frittelli , il direttore territoriale Rfi per Abruzzo, Marche e Umbria che spiega con la scarsità dei viaggiatori (5mila contro gli undicimila di Ancona) il passo indietro in cui è rimasta Pescara, Di Cicco scrive: «L’ingegner Frittelli è di Ancora e lavora per la valorizzazione del suo ambito. Lo fa lui, e lo fanno da sempre, e benissimo, anche i politici marchigiani. Ma non è vero che la domanda ferroviaria nell’ambito di Ancona sia più consistente di quella esistente nella conurbazione pescarese che coinvolge circa 400mila cittadini, meno della metà di quelli gravitanti su Ancona. Tutto il discorso dell’ingegner Frittelli trova la sua ratio nel bisogno di tutelare gli interessi marchigiani contro quelli abruzzesi, ma fa bene, visto che non trova resistenze nel nostro territorio. I nostri politici debbono però sapere che Trenitalia spesso ha affermato che neanche nel tratto Bologna-Ancona necessitasse l'Alta Velocità; quando poi NTV ( Della Valle e Montezemolo) ha deciso di offrire una possibilità anche su questo tratto di linea, subito Trenitalia ha cambiato opinione e dalla prossima estate offrirà collegamenti Ancona-Milano in 2 ore e 19 minuti. I nostri politici dovrebbero sapere», va avanti Di Cicco, «che a Pescara gli incassi sono superiori a quelli di Ancona, nonostante noi abbiamo parcheggiato su un binario morto la Pescara-Roma (a differenza della Ancona-Roma). Noi potremmo da subito realizzare un collegamento Alta Velocità Pescara-Milano in meno di 4 ore, se i nostri politici trovassero il tempo per esigere che i vecchi Etr 500 utilizzati per anni sulla linea adriatica venissero riutilizzati sulla nostra direttrice. È un problema di equità territoriale», conclude Di Cicco. «Questo i nostri politici devono esigerlo, anche perché Trenitalia attualmente pretende, per percorsi analoghi, un analogo prezzo pagato tra i cittadini che viaggiano lungo la direttrice Milano-Roma e quella adriatica; anche se i primi viaggiano a velocità doppia dei secondi. E questo non è giusto. Questi sono i compiti della politica; quella buona».