Iscriviti OnLine
 

Pescara, 19/06/2026
Visitatore n. 755.096



Data: 01/03/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Ruffini si dimette dagli incarichi nel Pd «Mai più candidato». Il consigliere regionale bolla le scelte dei vertici anche locali «Serviva più coraggio: il risultato è sotto gli occhi di tutti»

Ha dedicato più della metà della sua vita all'impegno politico. Claudio Ruffini, 60 anni, si è iscritto al Pci nel 1975 seguendo le evoluzioni del partito fino all'approdo nel Pd. Ha ricoperto vari incarichi, soprattutto amministrativi, partendo dalla sua città natale, Mosciano Sant'Angelo, di cui è stato sindaco dall'86 al '94 e in precedenza consigliere comunale e assessore ai lavori pubblici. Nel '90 è stato eletto per la prima volta in Provincia, ente nel quale ha ricoperto la carica di presidente per altre due consiliature tra il '94 e il 2004. Durante questo decennio è stato anche presidente dell'istituto musicale Braga. A lui, nel 2004, è stato affidato il compito di riconquistare il Comune di Giulianova finito al centrodestra. Ruffini è riuscito nel compito, guidando da sindaco l'amministrazione giuliese fino al 2008, anno in cui la sua carriera politica ha raggiunto l'apice con la vittoria nelle primarie per la Regione e la successiva elezione all'Emiciclo dove tutt'ora siede come consigliere del Pd. (g.d.m.)

TERAMO "Con la presente comunico le mie dimissioni". Una frase secca, dal tono burocratico, con due destinatari: il Pd provinciale e regionale. Claudio Ruffini comunica così, senza giri di parole, la scelta di abbandonare gli organismi dirigenti teramano e abruzzese del partito. Le motivazioni sono argomentate in una lettera sfogo con cui il consigliere regionale spiega che aveva già adottato questa decisione a gennaio unitamente alla volontà di non partecipare come candidato a nessuna competizione elettorale futura. «Le ragioni delle mie dimissioni provengono da un malessere manifestato più volte all’interno del partito», premette Ruffini, «ero e resto del parere che più che “apparire” e difendere le proprie posizioni personali, questo partito aveva ed ha bisogno “di sporcarsi le mani nel fare” nell’interesse del bene comune». Il passo indietro risale a più di un mese fa ma finora il consigliere regionale l'ha sottaciuto. «Non avevo esternato questa mia decisione per non creare problemi di ogni sorta al partito», spiega, «ma adesso, alla luce dello scossone che ci ha investito, ritengo sempre più la mia decisione irrevocabile». Ruffini fa esplicito riferimento al risultato elettorale del Pd. «Le recenti elezioni politiche che ci hanno visti sconfitti sul campo, ritengo debbano aprire una profonda riflessione all’interno del partito sia regionale che provinciale», afferma, «riflessione che a mio giudizio dovrà portare ad una radicale revisione sia delle politiche messe in campo, sia nella scelta degli organismi dirigenziali». E' chiaro dunque che le dimissioni di Ruffini vogliono essere un esempio concreto e un invito a seguirlo rivolto ai segretari abruzzese e termano del Pd Silvio Paolucci e Robert Verrocchio. «Si è chiusa una fase politica e bisogna al più presto aprirne una nuova», tiene a evidenziare il consigliere regionale, «il mio appello è rivolto soprattutto a quelle forze sane e giovani all’interno del Pd provinciale che vogliono rompere con il passato: queste forze ci sono e dobbiamo attivarle e renderle protagoniste dell’agire politico». L'ormai ex dirigente del Partito democratico indica alcune linee su cui basare il rinnovamento del partito. «Dobbiamo avere il coraggio di abbandonare gli elementi tattici, tipici dei vecchi partiti», afferma, «ed iniziare a riempire con nuove strategie la mancanza di risposte nei confronti di un elettorato che affacciava da tempo richieste chiare di cambiamento: ridurre il numero dei parlamentari, abbattere i costi della politica, occuparsi dei problemi quotidiani dei cittadini e dei più deboli, differenziarsi più nettamente da vecchi vizi della classe politica, recuperare un rapporto con una opinione pubblica sfiduciata». Tutte questioni che restano irrisolte. «Il Pd di Bersani questi problemi li ha solo percepiti», fa notare il consigliere regionale, «ma non li ha affrontati con decisione». C'è una simmetria perfetta, a detta di Ruffini, tra la dimensione nazionale e quella locale del partito. «Stesso discorso vale per il livello regionale e provinciale abruzzese», osserva, «anche qui serviva maggiore coraggio e il risultato è sotto gli occhi di tutti, specie in Abruzzo». L'addio agli incarichi di vertice e alle cariche elettive non corrisponde però a un disimpegno politico. «Lascio quindi dopo tanti anni il mio posto negli organismi dirigenziali del Partito Democratico, in favore di un rinnovamento da sempre auspicato ma mai attuato», chiarisce Ruffini, «non lascio e non abbandono il Pd, a cui riconosco ancora tanti meriti ed una centralità all’interno dello scenario politico italiano». La lettera si chiude con un auspicio ottimista. «Possiamo tornare ad essere l’alternativa che il Paese chiede», conclude Ruffini, «ma per essere all’altezza di questo compito dobbiamo ripartire dalle cose più semplici come tornare nelle piazze e tra la gente comune: dobbiamo ripartire dando l’esempio».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it