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Data: 01/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Apertura alla regia del Colle e il Pd riparte dal programma

Giornata di contatti, Gianni Letta in missione da Monti e da D’Alema. Il segretario democrat aspetta l’esito dell’assemblea di lunedì dei grillini

IL RETROSCENA
ROMA Gli apprezzamenti di Grillo nei confronti di Giorgio Napolitano rappresentano un passaggio importante di un dopo elezioni ancora tutto da decifrare ma nel quale il Capo dello Stato viene di fatto riconosciuto anche dal comico genovese come l’unico regista in grado di gestire la difficile transizione. Non è andata così a Massimo D’Alema che invece ieri è stato costretto a tornare sui contenuti dell’intervista rilasciata al Corriere da troppi considerata - non solo nel Pd ma anche nel Pdl - come un’apertura in favore di un governo con Berlusconi. Fatto sta che ieri pomeriggio l’ex presidente del Consiglio si è recato personalmente da Bersani e, alla presenza di Letta, ha spiegato che la sua proposta era una proposta «istituzionale» e che la concessione della presidenza delle camere alle opposizioni non vuol dire ritrovarsi di nuovo con il Pdl nella stessa maggioranza.
PROTESTE
Precisazione dovuta anche alle decine di segretari di sezione e di iscritti che ieri hanno surriscaldato il telefono di Maurizio Migliavacca il quale ha dovuto ribadire a tutti che la linea del segretario «non cambia» e che il Pd, Napolitano permettendo, si presenterà in Parlamento con un governo e un programma molto innovativo sul quale chiederà la fiducia. L’obiettivo di Bersani non cambia e la strategia di stanare i grillini sul terreno della novità e del cambio di passo da dare al Paese e alla politica, resta. Sinora un successo tale strategia sembra averlo raggiunto visto il dibattito che si è aperto nel M5S e che, come è tradizione del movimento, è tutto pubblico e consultabile online.
E’ tutto cambiato e se non cambiamo anche noi modi e riti saremo seppelliti», continua a sostenere Bersani che non ne vuol sapere di incontri, vertici e riunioni. Un passaggio sarà però decisivo per ufficializzare la compattezza del Pd e sarà la riunione della direzione fissata per martedì. Malgrado il segretario abbia maggiori certezze sulla compattezza dei gruppi parlamentari, la reazione della base alla sortita di D’Alema, ha costretto molti leader del partito che non gradiscono le aperture ai grillini, a ripiegare. Ad aiutare il segretario del Pd sono arrivate anche le parole del comico genovese nei confronti del capo dello Stato che confermerebbero come anche Grillo non abbia ancora chiaro l’uso che intende fare dei quasi 9 milioni di elettori che ha raccolto domenica e lunedì. Nel Pd c’è attesa per la riunione che lunedì faranno gli eletti del Cinque Stelle. Parlamentari, che si conoscono solo via web, si ritroveranno a Roma per la prima volta, ma nel Pd l’analisi di ognuno di essi è già molto avanti e, nel mettere insieme carriere e curriculum, si valuta la consistenza del pacchetto di senatori che potrebbe supportare il tentativo di Bersani.
POLTRONE
Legge anticorruzione e sul conflitto d'interessi, tagli del numero dei parlamentari e dei loro stipendi, modifiche al patto di stabilità e persino un tentativo di introdurre il reddito di cittadinanza (costo 50 miliardi), saranno i principali punto del programma che dovrebbe convincere i grillini. Non c’è dubbio però che la principale novità che Bersani intende dare sarà nella composizione del governo. Un passaggio tanto importante per il segretario del Pd, quanto indigesto a parte della nomenclatura del partito che solo qualche giorno fa fantasticava di incarichi e poltrone.
CIAMBELLANI
Nella provocatoria proposta fatta dai grillini a Pd e Pdl di appoggiare un governo-cinquestelle, c’è chi nel Pd la legge come l’idea di affidare all’attuale esecutivo Monti il compito di portare all’attenzione del nuovo Parlamento un pacchetto di riforme per poi tornare a votare. A pesare come un macigno sulla possibilità d’intesa del Pd con Grillo c’è anche l’appuntamento elettorale a Roma per eleggere il sindaco. Non è infatti un mistero che, visti i risultati di domenica, il comico punti diritto al Campidoglio e, la ravvicinata data del voto, lo spinga a tenersi le mani libere in vista dell’appuntamento.
Se Grillo resta il protagonista assoluto della crisi, in ombra è finito il Pdl che rischia di rimanere fuori dalle trattative e alle prese con i problemi giudiziari del Cavaliere. Potrebbe essere questo il motivo che ha spinto Gianni Letta ad incontrare ieri prima D’Alema e, in serata, Monti.

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