L’AQUILA Torna a fare il medico per non rischiare di perdere la pensione. Il sindaco Massimo Cialente stupisce ancora: da lunedì scorso, 25 febbraio, è tornato a essere un dipendete dell’Asl, per la quale dovrà lavorare 38 ore settimanali. A sua disposizione, comunque, restano 24 ore al mese di permessi per l’attività di primo cittadino. «Non ci saranno problemi» con la sua attività di sindaco della città più terremotata d’Italia da ricostruire, garantisce, «perché è un lavoro che non influisce sull’amministrazione straordinaria della città. Si tratta di lavorare tre ore al giorno in più, ma ho la possibilità di concentrare il grosso del lavoro ad esempio, nei fine settimana». E se ha un matrimonio, si porta le carte al ristorante. Quella del sindaco è una decisione maturata già un anno fa. Alla base della decisione c’è un motivo pensionistico. «Io devo recuperare il Tfr», ha spiegato il sindaco. «Ho 40 anni di lavoro, e devo arrivare fino alla pensione». «Sto sistemando tutte le carte e le pratiche a questo scopo». «Non sono l’unico sindaco che lavora», aggiunge Cialente, che cita ad esempio il primo cittadino di Teramo Maurizio Brucchi, medico pure lui. Con uno stipendio lordo di 6600 euro (netto 3300), Cialente si occuperà del “Riassetto del risk management” (miglioramento della qualità del servizio dell'ospedale), andando a lavorare nell’ufficio del direttore generale, Giancarlo Silveri. Non un ruolo operativo, dunque, ma quanto basta per mettere fine all’aspettativa senza retribuzione a cui Cialente ha fatto ricorso finora. «Il mio stipendio da sindaco», chiarisce, «peserà della metà sul bilancio del Comune: la busta paga al netto scenderà da 2290 euro netti, a 1145».