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Data: 02/03/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Civati: vertici Pd responsabili Ora il congresso. Il neodeputato si candida alla segreteria «Sostegno a Bersani ma dovevano ascoltarci»

Pippo Civati, una domanda all'ex rottamatore e al neo parlamentare da sempre in minoranza nel suo partito: come mai il giorno dopo la "non vittoria" a discutere del destino dell'Italia e del Pd c'erano ancora D'Alema, Veltroni, Violante, Letta, Franceschini? Non è che prima di provare a cambiare il Paese si debba con urgenza pensare a cambiare il partito? In effetti è preoccupante la sottovalutazione che si sta facendo del risultato elettorale. Ci vorrebbe un'assunzione di responsabilità da parte di tutti ma soprattutto un'apertura nei confronti di coloro che finora sono stati messi in minoranza nel partito. E non parlo solo delle primarie, parlo di tutte quelle istanze che non sono state ritenute degne di attenzione dai vertici del Pd, gli stessi vertici che ora pretendono di dare la linea. Io invece credo che si debba continuare a fare "campagna elettorale", a spiegare al Paese la bontà di certe proposte e di certe scelte, aprendo nel contempo una fase congressuale nel partito. Ora Bersani, se Napolitano glielo consentirà, proverà a formare un governo e quindi per qualche settimana è giusto lasciare le bocce ferme. Poi però, dovesse andare bene o dovesse andare male, sarà tempo di congresso. Congresso al quale lei si presenterà da candidato segretario? Certo, la mia battaglia è partita prima delle elezioni e continua in questo senso. Il fatto di appoggiare Bersani nel suo tentativo di formare un governo non è in contraddizione con la necessità che i vertici che hanno diretto il partito fino a oggi debbano assumersi le responsabilità di quello che è accaduto e trarne le conseguenze. Purtroppo anche la conquista del vostro Ohio lombardo è fallita ma la consolazione almeno è che non sarebbe servita a nulla. Ve l'aspettavate un risultato del genere? Beh, se avessimo vinto in Lombardia forse non avremmo avuto la maggioranza al Senato ma il dato finale sarebbe stato comunque diverso, quindi non è stato proprio ininfluente. Piuttosto c'è da dire che il risultato complessivo, in tutta Italia, è stato inferiore di cinque punti rispetto a quello che ci aspettavamo. Ma voi che avete vissuto la campagna elettorale in prima linea, non avevate avuto avvisaglie del possibile tracollo? Nemmeno dopo il caso Mps? Sapevamo che c'era un clima ostile e che Grillo avrebbe raggiunto risultati molto alti. Si percepiva il clima di contrapposizione al sistema, che tra l'altro qui da noi non è neppure una novità, in fondo è la stessa aria che si respirava all'inizio con la Lega, prima che essa stessa diventasse sistema. Però il risultato che mi aspettavo io per il M5s era intorno al 15-20 per cento, che poi è quello ottenuto qui nella zona di Milano e Monza, dove io ho fatto la campagna elettorale. Quindi diciamo che la mia percezione sul territorio non era sbagliata. Altrove non è andata così, ma ciascuno può parlare di ciò che vive in prima persona e assumersene le responsabilità. E' giusto che sia Bersani il leader designato o non sarebbe più opportuno un suo passo indietro per sbloccare la situazione? In prima istanza è ovvio che sia lui il punto di partenza, però con la dovuta modestia e con la consapevolezza che ciascuno debba rispondere ai cittadini e agli elettori in misura proporzionale alle responsabilità avute finora, per cui chi è stato sempre in minoranza e ai margini del partito non può avere le stesse responsabilità di chi l'ha guidato. Parlo anche e soprattutto di quegli esponenti di vertice che hanno sostenuto e contribuito a rafforzare la posizione di Bersani, salvo scaricarlo all'indomani del voto. Ma nel modo di condurre adesso la trattativa in vista della formazione del governo, non si sta ragionando per vecchi schemi resi obsoleti dal voto e dallo tsunami Grillo? Non si rischia in questo modo di offrire il fianco a ulteriori provocazioni, tipo quella sul Pd "adescatore"? Calma però, perché prendere alla lettera ogni blog e ogni post è pericoloso. La partita reale è apertissima e credo che Bersani stia facendo le mosse giuste. Bisognerebbe forse osare di più, stilare una lista di 10 punti programmatici, metterli sul web, darli ai giornalisti e aprire un dibattito serio per vedere chi ci sta, a quali condizioni. E' questo il modo di agire che si aspettano tutti, io l'ho proposto e sto ricevendo numerose adesioni. In fondo l'occasione per il cambiamento c'è ma bisogna darsi da fare per realizzarlo, altrimenti invece dello tsunami ci ritroviamo di fronte a una bonaccia, una paralisi. E le presunte trattative per raggiungere accordi ai fini della fiducia? Vanno bene anche quelle? No certo, alcune formule vecchissime vanno abbandonate, Grillo non è Casini. Ma il confronto all'aria aperta può funzionare, ci sono molte questioni sollevate dal Movimento e salutate con entusiasmo dagli elettori sulle quali le posizioni del Pd sono coincidenti. L'importante è non puntare ad accordicchi ma assumersi responsabilità di governo, anche se solo per pochi mesi. L'alternativa è fra tornare al voto subito senza aver fatto nulla - con tutte le incognite del caso, perché l'esito del voto non è mai prevedibile al 100 per 100, per nessuno - oppure tornarci un po' dopo ma con l'orgoglio di aver fatto qualcosa di buono per il paese. Tipo? Penso a una legge elettorale con il doppio turno, che mi sembra negli interessi di tutti. E ovviamente a un intervento sui costi della politica. Se per esempio il Pd smettesse di chiedere un terzo dello stipendio ai propri eletti e i parlamentari si impegnassero a un ulteriore sacrificio, metà della retribuzione potrebbe rimanere nelle casse pubbliche. Personalmente mi impegno a farlo da domani mattina, basta che ci mettiamo d'accordo tra parlamentari, non servono grandi strategie per farlo. Una delle poche buone notizie è che la pattuglia di deputati, deputate, senatori e senatrici del Pd si presenta molto rinnovata e ringiovanita. Come pensate di mettere a frutto questo elemento di forza? Come detto, avviando un confronto "a filo d'erba" come dicono gli americani. Dobbiamo dimostrare di avere capacità di relazione, di saperci muovere tra le linee per ottenere risultati concreti, discutere di cose da fare invece che di incarichi e poltrone. Un messaggio in tal senso ai neo-colleghi del M5S? Io sono ottimista, anche se la situazione è oggettivamente grave, opaca e incerta. Ma credo in un confronto alla pari superando pregiudizi e luoghi comuni, facendo cose utili per il Paese, anche in soli sei mesi prima di tornare al voto. Mai come oggi essere in Parlamento è importante, abbiamo l'occasione per cambiare davvero dal di dentro quelle situazioni che gli italiani hanno dimostrato di non volere più. E ora più che mai possono essere i giovani - non certo gli Scilipoti - a mettere in campo le loro speranze e ambizioni per ottenere risultati concreti. Bisogna prendere molto sul serio il mandato parlamentare, questo sì. Civati, la critica personale che le viene mossa è di essere come le eterne promesse del calcio che non sbocciano mai... Beh in effetti fino ad oggi io in serie B c'ero davvero, consigliere regionale di minoranza a mia volta in minoranza nel partito. Però a 38 anni ribadisco di essere già in campagna elettorale per la segreteria del partito. Vedremo. Certo mi fa arrabbiare pensare che il successo del M5S sia frutto di cose dette e stradette, si sarebbe potuto certamente ottenere un risultato più solido se ci fosse stata la capacità di ascoltare.

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