Cimoli lascia, il nuovo cda nomina un presidente di transizione
ROMA. Giancarlo Cimoli ha lasciato Alitalia in punta di piedi, salutando tutti i collaboratori più vicini, senza alcuna dichiarazione pubblica dopo un lungo silenzio, e senza partecipare all'assemblea degli azionisti che ha nominato il nuovo cda. Berardino Libonati è il nuovo presidente. Prende le redini della compagnia in una fase di attesa, per traghettarla verso la cessione del controllo dal Tesoro a un azionista privato.
Libonati guiderà un cda di garanzia, sul fronte della gestione operativa limitato dall'attesa del nuovo azionista che definirà un suo piano industriale e nuove strategie, ma chiamato ad un ruolo delicatissimo sul fronte dei conti.
Giurista, ma anche presidente di banche e grandi gruppi industriali (oggi alla Banca di Roma, in passato anche a Telecom), Libonati sale al vertice della compagnia mentre la società si avvicina alla chiusura del bilancio 2006, con stime che indicano una perdita intorno ai 380 milioni. Pesa un indebitamento oltre quota un miliardo (1,023 miliardi al 31 dicembre), ed il rischio che pesanti svalutazioni (potrebbe accadere per il valore della flotta) spingano le perdite oltre un terzo del capitale sociale, portando verso l'obbligo di una ricapitalizzazione.
Nel corso dell'assemblea, presieduta dal consigliere Giovanni Sabatini, assenti tutti gli azionisti di minoranza con partecipazioni rilevanti, non sono emerse indicazioni più aggiornate, né sui conti, né sulle eventuali svalutazioni. «Allo stato attuale non é ancora possibile dare risposte - ha indicato Sabatini - sono ancora in corso le operazioni di chiusura del bilancio. Non appena avranno raggiunto quello stato di determinazione che fa scattare un obbligo di informativa al mercato i dati saranno prontamente comunicati».
Sabatini lo ha indicato rispondendo a una domanda dell'uomo d'affari milanese Paolo Alazraki, che si era fatto avanti nella fase delle manifestazioni di interesse per la privatizzazione, per poi annunciare di essersi «autoescluso» prima della formale esclusione decisa dal Tesoro dopo la verifica dei requisiti: ha chiesto di avere «una visione generale» su perdite stimate e rischio svalutazioni, dopo aver sostenuto, intervenendo come azionista «con una sola azione», che «erano falsi i dati forniti da Cimoli e dallo Stato per invitare a presentare manifestazioni di interesse».
Da Alazraki anche la proposta di alzare il compenso di presidente e consiglieri per la difficoltà dell'impegno a cui sono chiamati. E' stato invece fissato complessivamente in 132mila euro l'anno, come proposto dal Tesoro.
Con Libonati presidente e Sabatini confermato consigliere, entrano nel board anche Aristide Police, Carlo Santini, e Luciano Vannozzi. Non ancora assegnate le deleghe esecutive.
Debole il titolo in Borsa: -1,14% a 1,043 euro.(a.g.)