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Data: 24/02/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Alta velocità, fronda sul tunnel. Verdi e Pdci resterebbero contrari

ROMA. La Tav in Val di Susa si farà. Ma come? Il dilemma è megatunnel si o megatunnel no. E' nota la posizione del no. Le trivelle non devono traforare le Alpi per consentire ai treni Lione-Torino di correre più veloci. Fin qui niente di nuovo. La polemica si riaccende ora che Romano Prodi ha posto la Tav fra i dodici punti irrinunciabili del suo programma per affrontare un secondo mandato in questa legislatura. Alfonso Pecoraro Scanio, determinato oppositore del megatunnel, ha firmato gli impegni di Prodi riservandosi, a quanto si sa, il diritto di discutere sul come si realizzerà il progetto alta velocità in Piemonte. La posizione non piace al leader leghista Roberto Calderoli che tira l'acqua verso il suo mulino citando una telefonata notturna fra Pecoraro Scanio e Antonio Ferrentino, presidente della comunità montana della Val di Susa. I due si sarebbero reciprocamente dati garanzie di continuare l'azione contro il megatunnel. Il che fa concludere a Calderoli: «O Pecoraro Scanio smentisce immediatamente oppure il governo Prodi muore ancora prima di rinascere».
La verità, come spesso accade, è più complessa. La telefonata c'è stata ma il 19 febbraio quando sulla questione Tav era intervenuto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ricordando gli obblighi con l'Europa. La dichiarazione aveva riacceso la polemica e rischiato di far saltare la trattativa condotta da mesi dal commissario per l'Alta velocità Torino-Lione Mario Varano. C'era stato l'ennesimo scontro tra Rifondazione comunista e Mercedes Bresso, governatore diessino della Regione Piemonte.
La comunità montana, in quella occasione, aveva cercato conforto nel governo, ottenendo garanzie formali dal ministro dell'Ambiente. Con una dichiarazione formale alle agenzie, Pecoraro Scanio aveva garantito: «La Tav si farà ma senza mega tunnel».
Seguito a ruota, nei dubbi sul come dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi tecnico dell'area comunisti italiani. Adesso le posizioni sarebbero le stesse.

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