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Pescara, 28/06/2026
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Data: 25/02/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alitalia, pretendenti in stand by. Solo Air One ha restituito al Tesoro la lettera di confidenzialità. I dubbi degli altri

La diffusione delle nuove condizioni della gara aumenta le perplessità degli ammessi alla fase 2. Timori di patrimonio negativo

MILANO - Le nuove condizioni poste dal Tesoro alla privatizzazione di Alitalia rafforzano le perplessità di alcuni dei potenziali acquirenti. Finora, secondo quanto risulta a Il Messaggero, solo Ap Holding, il veicolo creato ad hoc dall'Air One di Carlo Toto che è affiancata da Vitale & associati, avrebbe restituito al Tesoro - venerdì scorso - il confidentiality agreement, cioè l'impegno di riservatezza sulle informazioni contenute nell'information memorandum in cui sono svelati alcuni dati, appunto riservati, sulla compagnia aerea: se Alitalia service resta in Fintecna, accordi sindacali in essere, business plan in corso, coefficienti di riempimento dei voli (passeggeri sulla capienza totale), redditività delle varie tratte, i termini di recesso da Skyteam, tanto per fare solo alcuni esempi. Gli altri quattro pretendenti ammessi alla fase 2 - M&C-Cerberus-Goldman Sachs special situation, Ubm, Matlin Patterson, Texas Pacific Group - starebbero negoziando con gli advisor del ministero, Merrill Lynch, studio Chiomenti, la possibilità di modificare almeno una condizioni ritenuta inaccettabile. La clausola stand-still, cioè "stai fermo": i concorrenti e le loro controllate e collegate devono impegnarsi per due anni, indipendentemente dall'esito della gara, a non svolgere operazioni su Alitalia. Questo comporta che non potranno acquistare o vendere titoli Alitalia nè fare altre operazioni come i prestiti. Ma le grandi banche d'affari hanno settori che fanno trading e che sono separati dall'area investment bank dalle cosiddette chinese wall, cioè muraglie cinesi. E solitamente in questi casi si ammette una sub-clausola allo stand-still denominata carve out, cioè la deroga dall'ambito di operatività dei divieti assoluti a chi fa operazioni di trading per conto della clientela. Risulta evidente che Tpg, Ubm, Cerberus, Goldman Sachs non sono in grado di accettare questi paletti.
A questi dubbi procedurali si sono aggiunte da venerdì scorso, le riserve sui nuovi tassativi vincoli posti alla gara. Il Tesoro ha elevato dal 30,1 al 39,9% la quota minima da vendere, riservandosi di valutare il destino del restante 10%. E ha imposto tre lock-up: per tre anni le azioni sono incedibili; per cinque anni il nuovo padrone dovrà «mantenere un servizio adeguato in termini quantitativi e qualitativi su tutte le tratte»; per otto anni dovranno essere preservati i requisiti di identità nazionale. Le offerte non vincolanti contenenti tra l'altro, il prezzo di acquisto delle azioni e del bond in circolazione oltre al piano industriale, dovranno essere depositate entro il 16 aprile. E qui aumentano ancora di più le perplessità. Paolo Sabatini, dirigente del Tesoro e consigliere di Alitalia, dopo l'assemblea del 22 febbraio di nomina del presidente Berardino Libonati, ha detto che «allo stato non è ancora possibile dare risposte» riguardo il rischio svalutazioni. Inoltre c'è il sospetto che le perdite del 2006 siano più alte dei 380 milioni del preconsuntivo reso noto dall'ex timoniere Giancarlo Cimoli. E al rosso definitivo comunque vanno aggiunte le ulteriori perdite di queste primo scorcio del 2007 visto che Alitalia perde oltre un milione al giorno. Tra svalutazioni e utile negativo, si teme che il patrimonio si azzeri. I pretendenti questi calcoli se li stanno facendo visto che comunque la gara dovrebbe completarsi per metà anno. «La procedura è sbagliata», dice uno dei concorrenti, «la gara è impostata su un beauty contest, cioè con le stesse modalità di asta competitiva che regolano la vendita di aziende sane. Alitalia, invece, non è in queste condizioni». C'è di più. Il cda della compagnia che approverà il bilancio è in programma il 29 marzo e l'assemblea dovrebbe tenersi per fine aprile. Quindici giorni prima invece i pretendenti sono obbligati a presentare le offerte non vincolanti - comprensive di un piano industriale che necessariamente dovrà essere molto complesso - ma avendo poco tempo per valutare i conti definitivi e senza che questi ultimi siano stati approvati dai soci.
Intanto ieri su Alitalia sono intervenuti il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni e il collega della Uil Luigi Angeletti. Bonanni definisce «molto carenti sulle garanzie da dare ai lavoratori» le condizioni del Tesoro e aggiunge che il governo è stato «omertoso sui trasferimenti di alcune azioni ai lavoratori». Per Angeletti, invece, «dobbiamo aspettare il piano industriale per dare un giudizio definitivo. Il piano industriale darà l'idea di quello che vogliono fare di Alitalia i compratori della Compagnia».



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