Età pensionabile, coefficienti di trasformazione, fusione degli enti previdenziali: su questi tre pilastri il governo starebbe mettendo a punto la riforma del sistema previdenziale da varare d'intesa con i sindacati.
Età pensionalbile: al posto dello «scalone» introdotto con la riforma Tremonti-Maroni (dal primo gennaio del 2008 porta l'età minima per l'accesso alla pensione di anzianità da 57 anni a 60, e garantirà 150 miliardi di risparmi dal 2008 al 2025) arriveranno gli «scalini». Dal 2008 l'età potrebbe essere fissata a 58 anni (con 35 di contributi versati) e poi salire gradualmente, accompagnata da un meccanismo di incentivi. La soglia a 57 anni più 35 di contributi dovrebbe restare per chi è occupato in un lavoro usurante o faticoso.
Coefficienti di trasformazione: per il ministro dell'Economia, nella riforma delle pensioni è «compresa la revisione dei coefficienti»; Padoa-Schioppa ne avrebbe già parlato con Prodi. Il punto di partenza, sottolinea il ministro, è il memorandum governo-sindacati dello scorso autunno «l'unico che ha firme dia del governo che dei sindacati». Resta il fatto, spiega "Repubblica" che senza questa operazione la Ragioneria generale dello Stato stima un'impennata del rapporto tra spesa previdenziale e Pil fino al picco del 15,8% nel 2050 (con un balzo del due per cento rispetto al rapporto attuale). Esclusi dal ritocco dei coefficienti dovrebbero essere i lavoratori più giovani che hanno una carriera discontinua e, dunque, un ammontare di versamenti troppo basso, tale da non garantire una pensione dignitosa (tra i 400 e i 500 euro mensili). Proprio per questa tipologia di lavoratori si sta ragionando di introdurre i cosiddetti contributi figurativi a carico dello Stato, come già accade per le lavoratrici in maternità.
Pensioni basse: Prodi vuole innalzare le pensioni basse (quelle legate al versamento di contributi diverse dalle minime che hanno natura assistenziale) che attualmente non superano i 400 euro al mese. I pensionati interessanti sono tra il milione e mezzo e i due milioni. Le risorse dovrebbero arrivare dal progetto di fusione degli enti previdenziali.
Superimps: l'obiettivo è quello di arrivare a un unico istituto capace di funzionare con non più di 35mila addetti. La prima mossa sarebbe quella del commissariamento degli enti per unificare, nell'arco di sei mesi, l'erogazione di tutte le prestazioni. Automaticamente decadrebbero i consigli d'amministrazione, i consigli di indirizzo e sorveglianza e i collegi sindacali. In parallelo si muoverebbe una ricognizione sugli asset patrimoniali rimasti fuori dalle varie operazioni Scip, mentre, per quanto riguarda Inail e Ipsema, si procederebbe alla trasformazione dei rispettivi sistemi da capitalizzazione a ripartizione.
Le risorse liberate grazie al taglio dei costi per l'informatica, le spese di gestione, quelle del personale e degli organi collegiali sfiorerebbero i 2 miliardi annui. Quanto basta per procedere alla riliquidazione di 1,5 milioni di pensioni di vecchiaia i cui titolari percepiscono un assegno di poco superiore ai 400 euro. Gli scenari ipotizzati sono almeno due: una rivalutazione a circa 640 euro mensili per le donne con 22 anni di anzianità contributiva e 60 anni di età e a 814 euro per gli uomini con 28 anni di versamenti e 65 anni di età, per un costo annuo di 2 miliardi; oppure procedere alla riliquidazione per tutti a 65 anni, con un esborso aggiuntivo di 1,6 miliardi l'anno.