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Pescara, 28/06/2026
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Data: 02/03/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Metropolitana in tre a giudizio. Il processo è stato fissato per il prossimo 22 giugno. Si ipotizza il reato di turbativa d'asta

Imputati Eliseo Iannini, Mario Di Gregorio e Vittorio Fabrizi

L'Aquila. Svolta nell'inchiesta "madre" della Metropolitana di superficie, quella sull'iter procedurale della gara di appalto. Il Gup del Tribunale ha rinviato a giudizio il prossimo 22 giugno con l'accusa di turbativa d'asta Eliseo Iannini, rappresentante della Cgrt Srl, Mario Di Gregorio, responsabile del servizio programmazione del Comune, nominato responsabile unico del procedimento per la realizzazione della metropolitana di superficie, e Vittorio Fabrizi, dirigente del servizio programmazione del settore opere pubbliche del Comune. Il reato di turbativa d'asta si sarebbe concretizzato nell'aver omesso di indicare nel bando di gara per l'aggiudicazione della concessione per la gestione della metropolitana di superficie, l'esistenza di un canone annuo, alterando l'esito della gara. Nata nel 2004 e condotta alacremente dagli agenti della sezione di polizia giudiziaria del Tribunale, l'inchiesta era stata originata da una serie di esposti a firma del Comitato San Pietro, appunto per verificare la correttezza dei passaggi del "project financing". Nel caso classico dell'appalto, il Comune affida l'incarico per eseguire un'opera e paga il dovuto una volta che la stessa e stata realizzata. Nel project financing è il privato che realizza l'opera pubblica con denaro proprio, ottenendo in cambio il diritto di gestirla. Nel caso della metropolitana, il privato avrebbe dovuto recuperare i suoi soldi attraverso la gestione della stessa tramvia. I dubbi erano stati sollevati quando si era scoperto che la tramvia non sarebbe stata gestita dalla Cgrt ma da un soggetto terzo il quale, una volta conclusi i lavori, avrebbe versato alla stessa Cgrt un canone annuo di 2 miliardi ed 800 milioni di "vecchie" lire per trent'anni. Fin qui tutto liscio. Il problema sollevato dal Comitato era relativo al fatto di aver riscontrato che nel bando della gara aperta sulla proposta della Cgrt non era stato riportato tale meccanismo ma si indicava che il concessionario avrebbe dovuto assumere la gestione dell'opera e che la sola sua entrata sarebbe stata costituita dal ricavato dei biglietti. Di qui il sospetto avanzato dalla Procura che nella redazione del bando si fossero volutamente nascosti i termini esatti della proposta della Cgrt, al fine di dissuadere altri concorrenti dal partecipare alla gara e di garantire alla stessa società l'affidamento della concessione. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Stefano Rossi, Massimo Manieri ed Attilio Cecchini.

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