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Data: 26/03/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Muore abbandonato in treno. Un malore sulla linea Savona-Torino, nessuno se n'è accorto L'amministratore delegato Fs Moretti: un caso eccezionale

GENOVA. Non ha per il momento seguiti giudiziari la vicenda di Ferdinando Borelli, l'ingegnere di 85 anni morto sabato su un treno mentre viaggiava da Savona e Torino e del cui decesso nessuno, tra i passeggeri e il personale ferroviario, si è accorto per ore. «Al momento - ha detto il capo della Procura di Savona, Vincenzo Scolastico - la procura non ritiene indispensabile aprire una inchiesta sul caso essendo la morte avvenuta per cause naturali». E' stato l'esame diagnostico eseguito dal medico di turno a indicare l'ipotesi di un malore che avrebbe stroncato l'uomo mentre era seduto al suo posto, vicino al finestrino, in un vagone di seconda classe. «Non sono emerse responsabilità riconducibili a terzi» ha aggiunto il magistrato, che ha confermato la scelta di non fare eseguire l' autopsia.
Il rapporto del medico avrebbe dunque tolto i dubbi sulla eventualità che, in caso di agonia, un intervento tempestivo avrebbe potuto salvare l'uomo.
Restano gli interrogativi legati alla mancanza di controlli a bordo del treno. Il cadavere di Borelli, noto a Torino per la sua attività a sostegno della associazione Amici di Palazzo Reale, ha viaggiato da Savona a Torino tra le 16.42 e le 19 di venerdì. Quando il treno è arrivato alla stazione di Porta Nuova è rimasto un'ora sui binari e il personale delle pulizie ha anche eseguito un intervento a bordo. Il treno è ripartito alle 20 e dopo due ore e mezza è arrivato a Savona. Solo a quel punto ci si è accorti del cadavere.
E' stato un «caso eccezionale e come tale deve rimanere», ha commentato l'amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti. E' un caso eccezionale, dice Moretti «perché non ricordo mai casi simili. E' sfuggito sia alla nostra gente sia ai clienti. Forse non era in condizioni di visibilità, altrimenti non c'erano ragioni affinché chiunque non potesse accorgersi che non stava dormendo». Per l'amministratore delegato di Ferrovie si è trattato di«un caso increscioso che non deve accadere» e che si spiega con il fatto che «nel momento in cui c'è stato l'andirivieni è normale che persone salgano nelle soste cittadini ed è normale che ci sia chi si mette a dormire perché normalmente il treno è visto come luogo di riposo».
«E' un caso drammatico sicuramente, ma eccezionale - ha concluso l'amministratore delegato Mauro Moretti - e deve rimanere tale, soprattutto per il sentimento di umanità che si deve avere nel rapporto con chi si ha vicino. Noi la dobbiamo avere come dovere d'impresa, ma anche le altre persone, gli altri uomini, dovrebbero averla».

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